SPINI Giorgio
Giorgio Spini, invece, aveva un
carattere affabile, era aperto, disponibile alla conversazione, non metteva mai
alcuno in soggezione, eppure era uno dei più illustri storici italiani.
Sui suoi libri di storia ha studiato
un’intera generazione di studenti.
Famoso nel mondo intellettuale
internazionale, professore di Storia dell’Europa Occidentale alla Facoltà di
Scienze politiche dell’Università di Firenze, ha insegnato in diverse
Università italiane e negli Stati Uniti (Harvard, Wisconsin, Berkely).
Mai disposto a nascondere la propria
fede evangelica, aveva chiesto di essere accettato quale “predicatore locale” della Chiesa Metodista alla quale apparteneva
fin dalla fanciullezza.
Chi scrive lo incontrò per la prima
volta nel
Sorse allora una fraterna amicizia,
durata quarant’anni, tra lui, il più noto storico italiano, e chi scrive,
giovane predicatore pentecostale.
I suoi interventi autorevoli si erano
manifestati fin dal 1950 con scritti che rivelavano le ingiustizie e le
persecuzioni contro i pentecostali.
Significativo fu l’intervento di Spini
nel
Con un tempestivo intervento, fece fare
un’interrogazione alla Camera dei Deputati riguardante il caso, che fu
immediatamente risolto.
Nel 1959, le ADI ottennero, infine, il
riconoscimento giuridico e la libertà di manifestare apertamente la propria
fede.
Nel 1985 il Governo richiese di
nominare una Commissione di studio per l’attuazione delle intese, in
ottemperanza dell’Articolo 8, terzo comma della Costituzione.
Il Consiglio Generale delle Chiese, su
mandato dell’Assemblea Generale, chiese fraternamente al professor Giorgio
Spini di fungere da capo della delegazione, composta anche dal professor Sergio
Bianconi, noto giurista valdese, dal dottor Giuseppe Di Masa, membro della
chiesa ADI di Roma e da chi scrive.
I lavori iniziarono il 18 giugno 1985 e
si conclusero con il testo definitivo dell’Intesa, il 27 ottobre 1986.
Ancora una volta Giorgio Spini svolse
il suo incarico con grande competenza ricevendo il rispetto e l’ammirazione di
tutti i membri della Commissione, quasi tutti autorevoli professori di diritto
ecclesiastico in varie università italiane.
Tutto si svolse in un’atmosfera di
grande cordialità.
È da ricordare come egli ripetutamente
non abbia mancato di testimoniare della propria fede evangelica e ripetutamente
suggeriva a chi scrive: “Testimonia dell’Evangelo
perché questi non ne sanno nulla, sono completamente a digiuno del messaggio
della salvezza”.
Famoso nell’ambito culturale di mezzo
mondo, non nascose mai la semplice fede evangelica che professava e non si
vergognò mai di unirsi ai più poveri e semplici credenti.
Ripetutamente ha visitato la nostra
comunità di Roma, partecipando con la predicazione arricchita dalla sua
oratoria affascinante e comprensibile.
In questi ultimi anni ha partecipato
spesso ai culti nella comunità ADI di Firenze, dove talvolta ha predicato.
Aveva scelto come suo accompagnatore un suo giovane studente, membro di quella
chiesa.
In una delle sue ultime visite a Roma,
nel 2004, è stato ospite per qualche ora dell’Istituto Biblico Italiano. In
quell’occasione ha esortato gli studenti a rimanere saldi nell’Evangelo, unica
fonte di vera libertà.
Fino all’ultimo vigile e lucido ha
continuato a tenere contatti con i suoi amici fraterni.
Il Signore lo ha richiamato a Sé, a noi
lascia il ricordo di un deciso combattente per la fede e per la giustizia che è
stato un’ispirazione per quanti lo hanno conosciuto, stimato ed amato.
Con lui il mondo evangelico italiano ha
perduto un testimone e un difensore.
In particolare siamo grati a Dio per la
sua testimonianza di fede, lealtà e disponibilità totale per la causa
dell’Evangelo in Italia.
Alla dolce consorte, ai figli ed in
particolare a Valdo, il quale sta seguendo le orme paterne e continua ad essere
un fraterno amico delle ADI, giungano, a nome del Consiglio Generale delle
Chiese, i sentimenti più profondi di solidarietà ed affetto, con
l’assicurazione delle nostre preghiere.
Questi due eccezionali credenti,
risoluti testimoni dell’Evangelo in Italia, non sono più con noi, ma ci hanno
lasciato un’eredità di libertà e di fede.
Dio ci aiuti, come parte di una
minoranza significativa della società italiana, a valutare e a riconoscere il
Mandato che Egli ci ha affidato di tenere alto il nome, la fede e l’etica e
dell’Evangelo.
Francesco Toppi
Tratto
da «Risveglio Pentecostale» marzo 2006