Rustici Eliana
"Ebbe
la visione e il via per costituire il Villaggio Betania"
Un piccolo gruppo di credenti evangelici che stava
rivivendo l' esperienza dei giorni apostolici e che come i primi cristiani
erano perseguitati e si radunavano clandestinamente in casa privata.
Eliana scoperse allora che l'opera dello Spirito
Santo, della quale aveva sentito parlare come una dichiarazione teorica, era
una realtà capace di rendere attuale l'opera di Cristo con la "nuova nascita" del credente, col
battesimo nello Spirito Santo, con la guarigione divina, con le grazie ed i
carismi che si manifestano individualmente a favore dei credenti.
Ecco che nel messaggio pentecostale "trovava qual elemento mancante che riusciva
a rendere attiva ed operante l'antica storia della Redenzione. La sofferenza e
la morte di Cristo assumevano nuove dimensioni e sembravano staccarsi da quel
loro tradizionale e sbiadito scenario (...) il miracolo della salvezza era una realtà ed ella prendeva a percorrere
il resto della Sua vita a fianco del Redentore" .
Eleonora Rustici,
più nota come Eliana, nacque a Terni il
30 maggio 1912 da genitori evangelici metodisti ed ebbe quindi una educazione
cristiana ed evangelica fin da piccina.
Non si sa molto della conversione all’Evangelo
di Giuseppe Rustici e della sua consorte Amabilia, ambedue nati e vissuti in
Umbria per circa cinquantenni.
Tuttavia,Rustici è un cognome illustre tra i
riformatori italiani del seicento, Filippo Rustici, medico lucchese,
è ricordato per una revisione della Bibbia del Brucioli,
pubblicata a Ginevra nel 1562, ma è soltanto una pura coincidenza.
Nel 1929 la famiglia Rustici si trasferì da Orvieto
a Milano, dove Giuseppe poteva svolgere con maggiore successo la propria
attività di rappresentante di commercio.
Eliana, nonostante avesse sofferto fin da bambina di
una grave forma di artritico che le aveva procurato un difetto cardiaco, con
l’applicazione e la sua intelligenza non comune, studiò e riuscì ben presto a
trovare un ottimo impiego come segretaria d’azienda presso la sede della Remington.
Intanto con la famiglia era membro della Chiesa
Metodista di Milano e molto interessata alla vita comunitaria.
Tuttavia avvertiva dentro di se un vuoto che
insieme ai genitori cercava di riempire.
Avida lettrice, si era fatta una profonda cultura di
storia della Chiesa ed in particolare del risveglio metodista e del suo
animatore, Giovanni Wesley.
Notava la differenza tra le esperienze di fede
dell’iniziale movimento metodista e l’aridità della comunità nella quale
viveva, desiderando ardentemente la stessa esperienza che Wesley
aveva realizzato:”la nuova nascita”.
La sua ricerca la spingeva a visitare le altre
chiese evangeliche delle città e per un tempo frequentò anche la comunità
valdese, ispirata ed entusiasmata dai sermoni del giovane pastore Mariano Moreschini.
In questa sua affannosa e continua ricerca fu
aiutata da una sua collega ed amica, Ada Rossi, che nel 1933 le parlò di un
piccolo gruppo di credenti evangelici che stava rivivendo l’esperienza dei
giorni apostolici e che come i primi cristiani erano perseguitati e si
radunavano clandestinamente in casa privata.
Eliana scoperse allora che l’opera dello Spirito
Santo, della quale aveva sentito parlare come una dichiarazione teorica, era
una realtà capace di rendere attuale l’opera di Cristo con la “nuova nascita” del credente, col
battesimo nello Spirito Santo, con la guarigione divina, con le grazie ed i
carismi che si manifestano individualmente a favore dei credenti.
Ecco che nel messaggio pentecostale “trovava qual elemento mancante che riusciva
a rendere attiva ed operante l’antica storia della Redenzione. La sofferenza e
la morte di Cristo assumevano nuove dimensioni e sembravano staccarsi da quel
loro tradizionale e sbiadito scenario. Il miracolo della salvezza era una
realtà ed ella prendeva a percorrere il resto della Sua vita a fianco del
Redentore”.
Ben presto, Eliana ed i genitori, dopo l’esperienza
della “Nuova Nascita” e del battesimo
nello Spirito Santo, si integrarono nella piccola ma fervente comunità
pentecostale che si radunava privatamente, curata prima da Francesco Testa e,
dal 1933 in poi, da Mario Lucini, che nel frattempo
era rientrato dalla Francia.
In quel periodo i contatti con le chiese erano
difficili, tuttavia Umberto N. Gorietti, spesso a
Milano per ragioni di lavoro, visitando il gruppo, stabilì una fraterna
amicizia con la famiglia Rustici e soprattutto con Giuseppe, anche per affinità
professionale.
Nonostante i Rustici fossero una famiglia serena,
furono anch'essi nel mirino della polizia.
Su richiesta del Prefetto di Siena vennero richieste
informazioni riservate alla Prefettura di Milano.
Il documento del 16 ottobre 1939 dichiara tra
l'altro: "La famiglia Rustici, che
professa la religione evangelica, qui non ha mai dato luogo a rilievi".
La richiesta del Prefetto di Siena fa presumere che
in quella città Giuseppe Rustici, durante tanti viaggi per ragioni di lavoro,
abbia incontrato i fratelli del piccolo gruppo pentecostale allora esistente,
e di conseguenza ecco scattare l'indagine della polizia.
La vita serena di Eliana Rustici fu poco dopo
sconvolta da una serie di prove e di lutti.
Dopo breve malattia, all'età di 61 anni, terminò il
suo pellegrinaggio terreno la madre e nell'autunno del 1941 all'età di 59 anni,
venne a mancare per infarto cardiaco, anche il padre Giuseppe.
Giuseppe Rustici si trovava a Roma per ragioni di
lavoro e mentre era presso una ditta, avvertì una tremenda fitta al cuore, fece
appena in tempo a telefonare al fratello Gorietti
perchè lo raggiungesse al policlinico dove si stava dirigendo in taxi.
L’amico fraterno corse al pronto soccorso appena in
tempo per pregare con lui e vederlo andarsene col suo Signore che aveva tanto
gioiosamente amato e servito.
Fu un dolore per tutta la comunità di Roma, che spesso
il fratello Rustici visitava, e che aveva imparato ad amarlo per la schiettezza
dei suoi sentimenti e la sua bonarietà.
Fu così che nell'autunno del 1941, Eliana Rustici
giunse a Roma per i funerali del padre, accolta con profondo affetto fraterno.
Praticamente Eliana era rimasta sola, l'unico
fratello, mai convertito, era militare, quindi fu invitata a rimanere qualche
giorno a Roma.
Venne accolta da Angela Ghinelli
Arcangeli ed in quei giorni maturò l'idea di trasferirsi definitivamente a
Roma.
La ragione allora addotta fu il clima di Roma più
clemente di quello di Milano e più confacente alla sua salute cagionevole, ma
forse giocarono in favore di questa decisione anche la calorosa accoglienza
della comunità di Roma che, essendo più numerosa, poteva esserle di maggior
aiuto morale e spirituale, ed il fatto che si riavvicinava all'ambiente della
sua fanciullezza.
Sebbene fosse una donna di profonda intuizione, né
lei né altri, videro allora in quella scelta una vera e propria guida divina
per quello che in seguito sarebbe stata la sua visione e chiamata.
Si era in tempo di guerra, ma quasi miracolosamente
fu subito assunta come segretaria del presidente di una notissima società e vi
rimase, sempre altamente stimata per la sua professionalità e serietà, fino
alle sue dimissioni presentate nel 1956, quando prenderà corpo la sua visione e
missione.
A Roma, Eliana Rustici abitò sempre presso quel n. 10
di via Clitunno che, durante la persecuzione, divenne
in pratica la sede clandestina della comunità pentecostale.
Anni prima, Luigi Arcangeli, vice anziano della
chiesa di Roma (oggi sarebbe chiamato assistente pastore) aveva affittato tutto
il villino di sei stanze e vi abitavano tre famiglie pentecostali, oltre agli
ospiti di passaggio.
Lo spazio non era molto, ma allora bastava molto
poco per essere soddisfatti.
Qui, e si era in piena persecuzione, si tenevano a
turno anche dei culti in una stanzetta del seminterrato, buia e poco comoda,
che era usata dalla numerosa famiglia anche come "sala da pranzo" e camera da letto dei ragazzi.
Ciò che sembrava ancor più sorprendente, era il
fatto che a due o tre villini di distanza si trovava il Commissariato di
Polizia. Eppure sotto lo sguardo assente e certamente benevolo delle guardie
che conoscevano bene la natura delle riunioni, si tennero per anni dei culti,
senza la minima difficoltà.
Eliana Rustici, per la innata simpatia del suo
carattere e la sua fede illuminata, divenne ben presto il punto di riferimento
dei pochi giovani allora esistenti nella comunità, ma anche il richiamo per
altri adolescenti figli di credenti che erano "in crisi" spirituale.
La sua testimonianza cristiana non aveva nulla di
quell'insegnamento eccessivamente rigido che rendeva così poco attraente la
vita in Cristo.
All’epoca si risentivano ancora le conseguenze delle
teorie mistico-rigoristiche che presentavano la vita
cristiana come una coercizione.
La sorella Eliana, invece, sia per la sua
consolidata "tradizione"
evangelica, sia per la sua gioiosa esperienza con Cristo, sottolineava
l'aspetto sereno e libero della fede in Gesù.
In questo periodo fu usata da Dio per tenere insieme
ed attrarre quegli adolescenti che senza il suo inconsueto ministerio avrebbero
forse rotto definitivamente con la comunità e con l'Evangelo.
Mentre invece, qualche anno dopo, il seme della
Parola così saggiamente seminato produsse il suo frutto con la conversione e
l'impegno di quei giovani, alcuni dei quali, come chi scrive, sono attivi da
decenni nel ministerio cristiano.
Giunse alla fine la tanto agognata libertà e
con essa si ristabilirono i contatti con tanti credenti.
Eliana Rustici, che già anni prima aveva studiato la
lingua inglese, anche se poco popolare per le ben note condizioni politiche
dell'epoca, in attesa delle truppe alleate aveva ripreso a studiare con impegno
quella lingua, cosicché quando alcuni militari inglesi di fede evangelica
vennero a visitare la comunità, ella come interprete fu lo strumento benedetto
per comunicare le esperienze di cristiani di altre nazioni.
Ben presto, quindi, il ministerio di Eliana divenne
noto non soltanto nella chiesa di Roma, ma anche tra il Movimento Pentecostale
che aveva con fervore ripreso il suo cammino per diffondere tutto l'Evangelo
nella nostra nazione ormai finalmente libera.
Nell'immediato dopoguerra non c' erano mezzi e la
macchina da scrivere della sorella Rustici divenne l'unico strumento usato dal
ricostituito Movimento Pentecostale per comunicare con le chiese. Ella fungeva
da segretaria, senza essere mai stata eletta a quel compito, e dopo la sua
piena giornata di lavoro, spendeva quotidianamente ore su ore per smaltire la
corrispondenza nazionale ed estera inviata al "servizio fiduciario di coordinamento" tra le chiese, a cura
della comunità di Roma, nelle persone dei fratelli Umberto N. Gorietti e Roberto Bracco.
Questa situazione durerà fino a1 1947, quando il
Movimento Pentecostale deciderà di strutturarsi come "Assemblee di Dio in Italia".
Nel giugno 1943, Eliana Rustici venne arrestata
insieme alla quasi totalità della comunità di Roma e trascorse 23 giorni nel
carcere romano di Regina Celi, provando quindi la durezza della persecuzione;
ma per lei quei giorni furono un'esperienza diversa ed indimenticabile.
Le sorelle furono messe tutte insieme in un camerone
e tra quelle mura tetre fecero risuonare la dolcezza dei cantici
cristiani e della lode a Dio.
Quando parlava di quell'esperienza Eliana si
riferiva sempre al periodo del "Collegio",
come se quei giorni fossero stati per lei e per le altre sorelle un periodo di
"educazione" cristiana.
La sorella Rustici avrebbe potuto sentirsi ormai
soddisfatta perchè oramai inserita in un servizio che le dava ampia possibilità
di realizzare le sue abilità. Infatti, è di questo periodo anche la sua ampia
collaborazione nel campo delle traduzioni, prima di tutto di articoli a
carattere edificativo pubblicati sul "Risveglio Pentecostale", la rivista
che, acquisita una periodicità mensile ne1 1948, pubblicava scritti dei più
noti servitori di Dio pentecostali del mondo anglosassone; poi nell'impegnativo
lavoro di traduzione del libro "Knowing the doctrines of the Bible"
di Myer Pearlman, prima
opera pentecostale di teologia biblica e sistematica, pubblicato in Italia nel
1954 per la generosa iniziativa della chiesa pentecostale di Philadelfia.
Ma nel fondo dell'animo di Eliana cominciava a
divenire sempre più pressante una vocazione particolare, che aveva cercato di
adempiere adottando "di fatto"
un orfano, figlio della sorella in fede, vedova, presso la quale viveva.
Con la libertà si era prodigata ed aveva di fatto
organizzato, con la sua precedente esperienza evangelica, la Scuola Domenicale
della comunità di Roma.
Stava tra i bimbi ed i ragazzi, li istruiva
nell'Evangelo, ma "...non era quello
il lavoro che il Signore voleva
affidarle. Ella avvertiva fin dall'adolescenza un sentimento originale verso i
bambini, quelli privi delle cure e dell'affetto dei genitori o costretti a
condurre i più delicati momenti della vita in un ambiente privo di quel tepore
a loro indispensabile. Ecco dunque quello che il Signore voleva da lei: amore
verso chi di questo non aveva mai conosciuto il calore o che, avendolo avuto,
gli fosse venuto a mancare.
Era un ordine
divino ormai chiaro e inconfondibile, ma da dove avrebbe dovuto incominciare la
povera sorella?
Aveva forse una
bella casa dove accogliere i bambini?
E dove avrebbe
trovato il necessario a mantenerli?
E poi la sua
cultura era forse indirizzata in quel campo così difficile e delicato?
Questi erano i
primi dubbi, mentre la chiamata del Signore si faceva sempre più insistente e
decisa.
La speranza ed i
desideri della sorella Rustici trovavano un punto di riferimento nei colloqui
che si venivano facendo in seno alla nascente opera pentecostale.
Si era ormai usciti
dal periodo clandestino e da molte parti si invocava la istituzione di un luogo
che accogliesse i bambini orfani e bisognosi. Trascorrevano gli anni e si
continuava a parlare di questa necessità: non era certo semplice per l'opera,
già assillata da problemi non meno importanti, iniziare un'attività che
richiedeva mezzi e personale specializzato.
E così la sorella
Rustici tendeva costantemente le orecchie, sempre sperando che una decisione
fosse presa e che ella avesse potuto appagare il suo desiderio di lavorare per
i bambini come le imponeva la chiamata del Signore".
Quand'ecco un evento
inatteso.
Nel novembre, 1952 la
sorella Rustici fu colpita da un "tremendo collasso cardiocircolatorio”.
Il difetto cardiaco che
aveva avuto fin dalla sua fanciullezza si era acuito fino al punto che ella
ormai era alle soglie della morte.
Ma sentiamo dalle sue
parole la descrizione di quei momenti: "Non potevo più aprire gli
occhi, né parlare e sentivo intorno pregare e piangere come se tutto avvenisse
assai lontano da me.
Mentre stavo così vidi una grande porta avanti a me
e sapevo che passata in essa mi sarei trovata nell'altra vita.
Guardavo la visione quando udii una voce, quella del
signore, rimproverarmi gravemente con le parole di Apocalisse 3:2: "Io
non ho trovato le opere tue compiute nel cospetto del Padre Mio".
Dinanzi a questa
sconvolgente realtà lei disse: "Signore prolungami la vita ed io ubbidirò".
Dopo circa un anno di convalescenza, si accorse di
essere completamente guarita ed i medici che la visitarono in seguito lo
confermarono.
Il problema di sempre tornava a proporsi ora in
termini ancora più drammatici e senza una apparente possibile soluzione.
“La sorella
Rustici era in vita solo per ubbidire alla chiamata divina e questo la rendeva
ancor più impaziente di agire.
Ma come?
Perchè l'Opera o
qualche facoltoso fratello non si decideva finalmente ad iniziare una casa per
bambini nella quale ella avrebbe potuto svolgere una qualsiasi attività di
assistenza?
E appena un
programma prendeva ad uscire dalla fase teorica per assumere una qualche
consistenza, ecco che mille difficoltà sorgevano e tutte le speranze sfumavano
con esse.
In questo continuo
conflitto spirituale trascorsero quattro anni e finalmente il timore di essere
definitivamente chiamata dal Signore senza averGli
ubbidito, ebbe ragione di ogni titubanza".
Ecco finalmente una risposta a Ventosa, una frazione
di S. S. Cosma e Damiano in provincia di Latina; sulle colline interne
all'altezza di Formia, i coniugi Verrico misero a
disposizione la loro grande casa.
La località non era ideale in nessun modo, lontana
da Roma e da qualsiasi comunità numerosa, mancavano le scuole ed i collegamenti
erano totalmente insufficienti.
Le ADI non poterono per queste ragioni avallare
ufficialmente l'iniziativa che non appariva una valida soluzione, ma Eliana,
ottenuto l'assenso dei coniugi Verrico, dette
nonostante tutto inizio all' "avventura
di fede".
Presentò le dimissioni dall'impiego che ricopriva da
quindici anni e nel quale era tenuta in somma stima e il 10 ottobre 1956 partì
alla volta di questo sconosciuto paesino del basso Lazio accompagnata dalla
sorella Angela Ghinelli Arcangeli che da allora in
poi sarà coinvolta in questa missione per ben 32 anni, fino alla sua "chiamata a casa", avvenuta al
Villaggio Betania il 28 agosto 1988.
Con loro erano i primi cinque bambini.
Ben presto la famiglia crebbe, i bambini divennero
undici e lo spazio vitale della casa offerta non era più sufficiente. Tuttavia
giorno per giorno miracolosamente questa "famiglia Betania", così era stata denominata questa iniziativa
di fede, continuava ad essere sostenuta da Dio mediante l'intervento inatteso
ma sempre puntuale di amici e fratelli spinti dall' amore di Cristo.
Nell'unica di quelle rare visite che fece a questa
sede "isolata" di Betania,
chi scrive ricorda ancora la notte insonne trascorsa sul letto "rubato" ad un bambino per quella
situazione precaria sotto ogni punto di vista, anche se riscaldata dall'
ottimismo di una fede viva nel Signore.
Al mattino, fu lui a proporre alla Sorella Rustici,
che era stata una guida amichevole nelle vie del Signore e lo strumento usato
da Dio per incoraggiarlo al grande passo dell'entrata nel ministerio, la
necessità di trasferirsi vicino Roma.
C'era a Torlupara un
fratello intenzionato a vendere la sua vecchia casa; occorreva fare un altro
passo di fede nella certezza che gli amici si sarebbero moltiplicati.
Era una bella mattina dei primi giorni di primavera,
pregammo, la certezza di intraprendere questa strada scese nel cuore di Eliana
Rustici.
Tornato a Roma il fratello Gorietti
fu informato del progetto, anch'egli con le lacrime agli occhi accettò la
realtà che le condizioni di Betania a Ventosa erano insostenibili.
Detto fatto, anche se c' erano delle difficoltà
legali da superare, si giunse all'acquisto.
I fondi, come per incanto, furono miracolosamente
provveduti.
Così, nel 1957 Betania si trasferì nella casa di Torlupara, Via Montecelio 16,
costituita in totale da sei stanze che furono adattate col lavoro di tanti
fratelli volontari e da uno spazio di terreno trasformato in cortile.
Il numero dei bambini bisognosi di cura cresceva.
Ben presto fu necessario affittare una casa vicina,
almeno per alcuni dormitori, e mentre le bambine rimanevano nella "sede centrale" i maschietti erano
costretti ogni sera al trasferimento presso le stanze prese in fitto.
Le domande di ammissione continuarono numerose, ma
Eliana era obbligata a respingerle per mancanza di posti.
La situazione era divenuta di nuovo difficile,
bisognava prendere qualche iniziativa.
Già l'Assemblea Generale del 1957 aveva espresso
"il suo plauso per l'iniziativa
presa dalla sorella Eliana Rustici".
E l'Assemblea del 1959 così deliberava "... dopo aver ascoltata l'ampia relazione fatta
dalla sorella Eliana Rustici, ha deliberato di iniziare, seduta stante, una
sottoscrizione pro acquisto di una nuova sede per l'Orfanotrofio, inviando i
fondi sottoscritti alla Cassa Nazionale e depositandoli in un fondo creato a
questo scopo".
Tuttavia l'offerta non poteva essere altro che poco
più di una espressione di "sostegno
morale" per l'iniziativa.
Ora occorrevano i fondi per l'acquisto del terreno e
per la costruzione della nuova sede.
Ecco allora una mano provvidenziale giungere dalla
"Chiesa Cristiana del Nord America",
l'organizzazione consorella che riunisce il maggior numero di comunità
pentecostali di origine italiana in USA.
"...grazie
all'aiuto e all'interessamento dei fratelli, la sorella Rustici si recò negli
Stati Uniti e Canada, dove per sette mesi (marzo-settembre 1960), visitò le chiese di lingua italiana e
propose all'attenzione dei fratelli d'oltre oceano le necessità degli orfani
italiani e l'importanza di una soluzione definitiva o quasi del problema".
Ella nel suo viaggio visitò anche Comunità italiane
e non, integrate nelle "Assemblies of God".
Tornata in Italia, nel mese di novembre 1960 poté,
con i fondi raccolti, acquistare un terreno molto ampio ed in ottima posizione,
allora in aperta campagna e dare inizio ai lavori, mentre si dovette come
sempre porre la fiducia totale nella mano generosa di Dio che provvide
attraverso credenti e chiese all'estero ed in Italia perchè l'opera progredisse
fino al suo completamento.
Nel maggio 1963, la nuova sede, anche se non del
tutto ultimata, venne "occupata"
dalla famiglia Betania, che ormai aveva raggiunto le venticinque unità.
La nuova sede sembrò "immensa", ma ben presto il numero aumentò fino a
cinquantacinque bambini.
Intanto la sorella Rustici, sempre molto attenta
che, con lo sviluppo l'istituto non diventasse una "caserma" né una casa di rieducazione per minori, volle
togliere anche l'imbarazzante e mesta denominazione di "Orfanotrofio" che ricordava bimbi
abbandonati ed infelici e quindi coniò il nuovo nome "Villaggio Betania" che nel suo intendimento doveva essere, come
in realtà è avvenuto, "una casa per
quei piccoli che non ne hanno una, dove essere curati adeguatamente ed essere
educati secondo l'Evangelo di Cristo" .
II programma della sorella Rustici veniva
sintetizzato nella seguente dichiarazione: “Non
si può formare un uomo normale se il bambino destinato a diventarlo viene
strappato all'ambiente familiare nel quale deve plasmarsi. Un vincolo affettivo
deve legare il bambino all' ambiente nel quale vive e alle persone che gli
parlano della vita e del Signore e il Villaggio Betania vuole con l'aiuto, il
sostegno e la guida del Redentore dare ai bambini l'affetto ed il calore della
famiglia".
La visione di Eliana Rustici era progressiva.
Dopo la casa l'orto, dopo l'orto la casa colonica
per ospitare una famiglia di contadini disposti a far fruttare il terreno a
disposizione.
Così nacque il frutteto, il vigneto.
Intanto, mentre è in costruzione la casa colonica si
pensa di costruire un altro piano da utilizzare per aule della Scuola
elementare privata che resterà in funzione fino al 1968 e poi, ragioni socio-pedagogiche
verrà chiusa.
Tutte queste iniziative, compresa quella dell'
acquisto di un "quadratino di terra"
a circa 700 metri da Betania per scavare un pozzo e costruire un acquedotto e
procurare abbondanza di acqua, sono tutte tessere di un mosaico che
progressivamente completano l'intera opera.
Nel 1965 i bambini superano il numero di sessanta;
sorgono intanto problemi di carattere legale riguardanti l'intestazione della
proprietà.
La sorella Rustici, quasi presagendo una prossima
dipartita il 21 agosto 1965, all'età di 53 anni, scrisse un testamento olografo
lasciando la proprietà dei beni mobili ed immobili all'Ente Morale di
culto" Assemblee di Dio in Italia".
Qualche mese dopo si ammalò, subì un grave
intervento e il 291uglio 1966, il Signore la richiamò a Sè.
Mentre avveniva a Betania la cerimonia funebre di
"questa madre in Israele",
un credente ignaro dell'accaduto accompagnava due altri bambini bisognosi di
affetto e di cure, come segno dall' alto per ricordare che gli strumenti usati
da Dio passano ma l'opera prosegue.
Da allora Betania ha esperimentato grandi mutamenti.
Il numero di bambini, con le mutate condizioni
economiche della società italiana, è necessariamente diminuito anche per
adempiere alla rigida legislazione in materia.
Ormai però raramente si tratta di orfani, nel senso
vero del termine, ma piuttosto di "orfani
sociali".
Dopo l'immatura morte della sorella Rustici, come da
sue indicazioni, il Villaggio Betania è stato diretto fino al 1979 da
Gianfranco Arcangeli, il primo orfano da lei allevato, poi prematuramente
scomparso nel 1983.
Da allora l'Assemblea Generale ha eletto e rieletto
Giuseppe Marino, che insieme con la consacrata consorte, continuano a
svolgere con generosa dedicazione cristiana il ministerio della sorella Rustici
seguendone l' esempio e la visione di fede.
Dal 1966 fino ad ora il Villaggio Betania è stato
ampliato con una nuova, moderna ala unita all'edificio originario, una grande
palestra, utilizzata annualmente per raduni giovanili fino a che è divenuta
troppo piccola.
Accanto all'ampio campo da gioco richiesto dalle
autorità, si erge ancora l'antenna di Radio Evangelo Roma, l'emittente in FM
gestita dalla Comunità di Roma.
I bambini ed i ragazzi frequentano le scuole
statali, integrati totalmente nel tessuto sociale della cittadina in cui
risiede il Villaggio, dando così una coerente testimonianza della presenza
evangelica nella zona.
A seguito della legge 88/517 sulle norme di
attuazione dell'intesa tra lo Stato e le "Assemblee di Dio in Italia", il Villaggio Betania è divenuto
nuovo ente riconosciuto giuridicamente ed ha preso il nome di "Istituto Evangelico Betania Emmaus".
E’ un istituto autonomo, che riunisce nello stesso
ente, con sedi separate ed autonome, anche la casa di riposo Emmaus; opera come per il passato in stretta collaborazione
con le "Assemblee di Dio in Italia"
delle quali è parte integrante, pur ritenendo, come era nella visione della
sorella Eliana Rustici, quella autonomia necessaria perché "un'opera sorta per fede è necessario che
viva per fede".
Eliana, nel suo pur breve ma impegnativo ministerio
nel campo dell'assistenza all'infanzia, ricevette da Dio l'intuizione e la
chiamata di iniziare un' opera che oggi costituisce, anche dal punto di vista
sociale, un punto di riferimento degli istituti di assistenza all'infanzia,
considerato un istituto pilota della regione Lazio, ma più di questo, ormai,
dopo trentaquattro anni dalla sua fondazione, i bambini di Betania sono uomini
e donne, nella stragrande maggioranza credenti, membri attivi nelle comunità
evangeliche e hanno messo su famiglia.
Essi con la loro vita ed esperienza testimoniano che
la visione e la chiamata divina della sorella Rustici non è stata vana.
Eliana Rustici, con la sua fede, la sua innata
simpatia, la sua generosità e il suo ministerio di credente impegnata a
qualsiasi livello, rimane tra i protagonisti del Movimento pentecostale in
Italia e ispira ognuno di noi ad essere "imitatori di quelli che per fede e pazienza eredano
le promesse" (Ebrei 6:12).