Vincenzo Piacente
(1902-1988)
Vincenzo Piacente nacque il 15 novembre 1902, a San Vito
sullo Ionio, un piccolo centro della Provincia di Catanzaro, sul versante
ionico delle Serre ( sezione mediana dell’Appennino calabrese), da genitori
dediti all’agricoltura. Dopo aver seguito la scuola dell’obbligo, in un vecchio
baule trovò un libro religioso e cercò di mettere in pratica le regole spiegate
nel volume. Il suo cuore, però, era alla ricerca del libro di cui aveva più
volte parlato la madre, perché “uno dei suoi zii, nelle ore disponibili sempre
pregava e leggeva in silenzio un libro detto il Vecchi Testamento, che spiega
come Iddio ha creato il mondo”. “ All’età di 24 anni (nel 1926 ) dopo tante
ansiose ricerche, ho riuscito ad avere la Sacra Bibbia, allora con grande
entusiasmo ho letto e riletto il Vecchio
testamento ed i Vangeli, ma non i Fatti [degli apostoli ] e fino a 37 anni [nel
1939] guidato dagli scritti ho potuto comprendere che Iddio, dopo tutto ha
creato il genere umano per fargli godere tutte le gioie ed i piaceri del
mondo…” Ecco che un giorno incontrai un fratello evangelico, che non era del
mio paese [Domenico Fulginiti ( 1884-?)] e quando io l’ ho conosciuto con
grande gioia ho cercato di esprimere i miei sentimenti di fede, e quello in silenzio
mi ascoltava, ma alla fine, col viso sorridente mi disse :” Ti non sai niente”,
queste parole mi dispiacquero, perché volevo dimostrare di sapere, ma egli mi
fece una domanda dicendo:”Sai tu sei un peccatore o un santo?…risposi…:’sono un
peccatore… e mi disse:’Non temere, ma domanda perdono a Dio in preghiera ed
Egli ti perdonerà come ha perdonato a me ’. Corsi a casa mia, e nascosto dai
miei famigliari, m’inginocchiai e per la prima volta pregai:’Signore perdonami,
che replicai per molte volte, allora convinto che il Signore mi ha perdonato,
il mio dolore si trasformò in grande gioia perché avevo gustato il perdono di
Dio”. Qualche giorno dopo, Vincenzo andò a visitare Domenico Fulginiti a
Gasperina (Catanzaro)”per domandargli istruzioni sul modo di vivere”. Così egli
narra l’incontro:”Mi accolse con un suo figliuolo con amorevole assistenza e mi
esortava alla preghiera, alla lettura del Vangelo, alla riunione dei
famigliari, parenti ed amici, mi esortava ad opere di amore, alla buona
testimonianza con parole ed esempi e all’umiltà con obbedienza verso tutti. Queste
lezioni e l’esempio di quel fratello, mi rimasero impresse ed io nel primo zelo
della conversione li ho messi in atto. Radunato un gruppetto, mi sono
sottoposto al più anziano d’età, ma quello ha rifiutato, eleggendo a me per
presiedere e così fu, allora alla voce del canto ad alla testimonianza, il
Signore ha spinto molti curiosi e così
in breve tempo si fece una larga
pubblicità nel paese ed il capo dei preti locali montò in furia e mi denunciò come
antifascista mi arrestarono insieme ad altri, mi condussero alle celle del carcere di Catanzaro ove rimasi 4 mesi e
poi condannato a 5 anni di confino politico, mentre i nostri famigliari
rimasero a casa sotto sorveglianza dell’autorità locale”. “ Ero che lavoravo in
campagna, quando sono stato sorpreso da un appuntato dei carabinieri ed un
milite fascista, che mi legarono e tra gli applausi del popolo mi condussero al
carcere di Catanzaro, ove mi chiusero in cella in compagnia di poche persone i
quali mi assalirono di domande dicendomi : “ Perché sei qua cosa hai fatto?”. E
così ho avuto opportunità di parlargli del Vangelo. Ma il direttore del
carcere, spesso ci cambiava compagnia ed io avevo molto di parlare degli
altri…”. Ero in carcere per aver predicato il Vangelo e dopo circa 4 mesi di cella, si riunì la
commissione e mi condanno a 5 anni di confino politico…m’assegnarono a Baranello (provincia di Campobasso) e mi chiamarono per
partire e assieme ad altri siamo entrati
in un auto chiuse con grande inferriate addette per i detenuti e siamo
scesi alla stazione di Catanzaro,
scortati da due carabinieri e un sotto brigadiere, or uno dei carabinieri seduto vicino a me, a
basse voce mi disse, perché vi hanno confinato?
Allora gli risposi che per l’Evangelo; allora egli rispondendo mi disse
:” Non vi affliggete dunque, ma ricordatevi di S. Paolo e degli altri apostoli,
come hanno sofferto per la causa dell’Evangelo…”. “ La scorta di Catanzaro… ci
ha consegnato all’autorità di Campobasso, ove trascorsa la notte di carcere, la
mattina abbiamo ripreso il viaggio ed il drappello della nova scorta ci legò
coi ferri e poi in fila ad una grossa catena… ci condussero al treno… io sono
arrivato per il primo alla stazione di Baranello e la scorta mi sciolse dalla catena e coi ferri
mi consegnò al drappello del luogo… il brigadiere del nuovo drappello mi
sciolse dai ferri e mi legò con le catenelle… e piangevo d’emozione… respiravo
l’aria della libertà il brigadiere si accorse delle mie lacrime e si commosse…
saliti nell’auto [autobus] il brigadiere sempre commosso con dolce parole
d’incoraggiamento mi sciolse le mani… e … alla presenza di molti passeggeri…
raccontai la mia storia e come soffro per l’Evangelo di Cristo. Arrivati dal
luogo stabilito mi consegnarono all’autorità civile e poi al maresciallo ed il
brigadiere dava a tutti buone informazioni su di me mentre il comandi di
Catanzaro aveva dato avviso a mio riguardo d’uomo pericoloso”. La permanenza in
quel piccolo centro fu piacevole, in
quanto Vincenzo Piacente fu accolto ed
apprezzato per il suo comportamento cristiano e poté testimoniare di Cristo e
dell’Evangelo. Fu ben voluto e tutti cercarono di rendere quel periodo
sufficientemente confortevole. “ Dopo circa 30 mesi di confino politico, in
occasione del ventennale fascista, sono stato prosciolto e ritornato al mio
paese di San Vito ho riorganizzato i servizi di culto in casa mia come prima…”.
Nel 1948, con il ritorno della libertà, Vincenzo e la piccola comunità
acquistarono un vecchio fabbricato nel centro del paese e ne fecero un locale
di culto. Messo su dal clero locale, “un gruppo di giovani scapestrati” tentò
di perseguitare la comunità in tanti modi, mettendo la popolazione contro gli
evangelisti. I credenti, però, non si spaventarono minimamente. Nel 1950, chi
scrive ricorda di
Aver partecipato, con Domenico Fulginiti e Francesco
Rauti, al primo funerale evangelico svoltosi a S. Vito sullo Ionio. Tuttavia la
cittadinanza era fuori al nostro passaggio e tutto risultò di grande testimonianza.
Sul coperchio della bara della sorella defunta è stata messa un Bibbia da
pulpito e il corteo funebre iniziava e corone di alloro con versetti biblici di
evangelizzazione. Avevano detto che la salma non sarebbe stata ricevuta al
cimitero perché evangelica, ma arrivammo fino al luogo della sepoltura senza
incontrare alcun ostacolo e quella fu una grande occasione perché il messaggio
dell’Evangelo venisse conosciuto. Le vessazione contro Vincenzo Piacente e la
piccola ma fervente comunità di S. Vito sullo Ionio (CZ) non terminarono. La
Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio
1948, affermava all’articolo 8: “ Tutte
le confessioni religiose sono ugualmente
libere davanti alla legge” e l’art. 19 specifica: “ Tutti hanno diritto di
professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma,
individuale o associata, di farne propaganda e di esercitare in privato o in
pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Tuttavia, il 1° gennaio 1953 la polizia intervenne e denunciò Vincenzo ed altri
18 credenti “ per aver praticato l’esercizio del culto pentecostale senza la
prescritta autorizzazione”, in forza della ignominiosa circolare del 1935
diramata dal Ministerio fascista, che metteva al bando il movimento
pentecostale. Questi 19 credenti furono condannati dal Pretore di Chiaravalle Centrale (CZ) “ alla pena di lire 3000 [ circa
103 attuali] ciascuno di ammenda e alle spese di procedimento, compresa la
tassa del processo di lire 200 per ciascuno
in solido”. Vincenzo Piacente e i membri della chiesa non si sgomentarono, anzi
continuarono ad annunciare l’Evangelo e a tenere i loro culti al Signore.
Quando giunse la libertà egli continuò a dedicarsi “con passione ad un servizio
nascosto e laborioso nella comunità evangelica di S. Vito Ionio e spesso
raggiungendo a piedi… tra i monti gli altri gruppi di credenti della zona di
Catanzarese. Per lunghi anni e riuscito a conciliare il faticoso lavoro dei
campi con la cura della Vigna affidatagli dal Signore.
Durante la sua vita Vincenzo Piacente ha “ scritto copiose
meditazioni ed appunti su qualsiasi pezzo di carta utile… che riusciva a
riempire il più possibile con una grafia minutissima. Nel corso degli anni ha
scritto tantissimo e abbiamo trovato nei suoi scaffali tanti quaderni fitti di
meditazioni di ogni genere.” Ha continuato la sua opera umile e fervente fino a
quando, indebolito e provato, è stato richiamato alla casa del Padre, il 21
novembre 1988. La sua perseveranza di fede sia di sprone e di incoraggiamento
per le nuove generazioni di veri credenti in Cristo e nell’Evangelo.
Francesco Toppi
tratto da:” Cristiani Oggi” 16/31 luglio 2002