Enrico Marin
Enrico Marin nacque il 17 novembre 1899 da una famiglia di
agricoltori di stretta osservanza cattolica, a Cavaso
del Tomba, un piccolo centro agricolo tra il Monte Grappa e la riva destra del
Piave, zona divenuta famosa nella guerra 1915-18.
Seguendo
la tradizione familiare divenne un abilissimo agricoltore e, come uno dei
gloriosi “ragazzi del ‘99”, venne
chiamato giovanissimo alle armi e partecipò proprio alla battaglia del Piave.
Negli
anni ‘20, per ragioni di lavoro, emigrò negli Stati Uniti e raggiunse la
California del Nord, come uno delle migliaia di braccianti agricoli italiani
che trasformarono la “Grande Vallata”
che si estende a sud di Sacramento e San Francisco, e che prende il nome di
Valle di San Joaquin, nel giardino degli Stati Uniti,
per la produzione nazionale di ortaggi, agrumi, uve da tavola ed uve da vino,
dove ancora oggi esistono centri vinicoli famosi dai nomi prettamente italiani,
come Asti e Lodi.
Enrico si
stabilì a Redwood City, una città dedita
principalmente al commercio di generi ortofrutticoli di media grandezza situata
tra San Francisco, Oakland, Stockton e San Jose,
proprio nel cuore della “Grande Vallata”.
Qui
qualche tempo dopo incontrò e sposò Elisabetta Micoli,
originaria della provincia di Bergamo, che aveva seguito in California la
propria famiglia, anch’essa di agricoltori.
I coniugi
Marin ben presto riuscirono ad impiantare una propria
attività molto redditizia di coltivazione di funghi.
Ma il
benessere non produsse i benefici sperati, perché Enrico, pur avendo moglie e
due figli, spendeva tutto il ricavato della produzione settimanale in bagordi,
dissolutezza e cattive compagnie, tornando quasi sempre a casa ubriaco e
violento. La situazione era divenuta insostenibile e la famiglia, in gravissima
crisi, stava per dissolversi, quando lo raggiunse la testimonianza sconvolgente
dell’Evangelo.
La sua
conversione fu profonda ed immediata.
Il
cambiamento repentino e radicale del suo modo di vivere convinse ben presto la
consorte, la quale, nonostante fosse di radicate tradizioni cattoliche, dovette
riconoscere che soltanto Dio aveva potuto modificare tanto profondamente il
carattere, le inclinazioni ed il comportamento del marito.
Anche
Elisabetta si convertì all’Evangelo e divenne la più stretta collaboratrice di
Enrico nell’opera che, poco dopo la loro conversione e l’esperienza del
battesimo nello Spirito Santo, essi cominciarono a svolgere.
Avevano
ricevuto il messaggio dell’Evangelo in una comunità di lingua inglese delle
Assemblee di Dio.
Enrico,
con il suo carattere socievole e disponibile alla conversazione, si impegnò per
far giungere il messaggio potente della grazia di Cristo a tanti che come lui
erano caduti nei vizi e nella dissolutezza. Sviluppò ben presto un vero e
proprio ministerio di evangelismo personale e decine di persone furono condotte
al Signore.
Dopo uno
speciale corso di formazione dottrinale fu riconosciuto “operaio cristiano” e, come uno dei fratelli principali della
comunità, svolse per alcuni anni una grande opera di assistenza spirituale.
Poi, nel 1940, allo scoppio della seconda guerra mondiale, sentì che era giunto
il tempo di lasciare il lavoro secolare, all’epoca molto proficuo, per entrare
nel ministerio.
Riconosciuto
ministro cristiano, insieme con la consorte divenne direttore di una “Casa del Soldato”, a San Diego nel Sud
della California, una istituzione delle Assemblee di Dio degli Stati Uniti
dedicata alla cura spirituale dei militari. Nel caso specifico, San Diego era
il più importante centro militare della costa nel Pacifico.
Il
ministerio di “daddy e mama Marin” fu grandemente benedetto da Dio e centinaia di
giovani furono assistiti ed incoraggiati prima della loro partenza per le
operazioni militari nel Pacifico.
Ma
nell’animo di Enrico e di “Betty”, come egli la chiamava amabilmente, c’era stato
sempre un desiderio, mai avveratosi prima di allora, quello di tornare in
Italia e in particolare nel Veneto per testimoniare dell’Evangelo.
Terminato
il conflitto mondiale, essi richiesero di essere riconosciuti dal Dipartimento
delle Missioni Estere delle “Assemblies of God” per trasferirsi in Italia e svolgere opera di
evangelizzazione e missione.
Giunsero
alla fine del 1949 e, prima di tutto, Enrico volle tornare a Cavaso del Tomba (Treviso), suo paese di origine, per testimoniare
della propria fede in Cristo ai suoi parenti, ai suoi amici ed ai suoi
compaesani. Dopo circa trenta anni di assenza, all’inizio venne accolto
amichevolmente, ma quando cominciò ad evangelizzare e a distribuire Vangeli
sorsero i primi problemi.
Abituati
come erano a svolgere liberamente la propria missione, i coniugi Marin presero in fitto un locale, lo arredarono e
comunicarono alle autorità, secondo la prassi rispettosa seguita negli Stati
Uniti, la loro intenzione di iniziare le riunioni evangeliche il 26 febbraio
1950.
Immediatamente
scoppiarono le reazioni del clero locale che istigò la popolazione ed
intervenne presso il sindaco e i Carabinieri fino al Prefetto di Treviso, il
quale ordinò che i Carabinieri avessero disposto di “opportune misure di vigilanza dirette ad impedire l’esercizio pubblico
del culto in parola ed a prevenire eventuali turbative dell’ordine pubblico che
potrebbero verificarsi nella zona di Cavaso del
Tomba, la cui popolazione eminentemente cattolica, mal sopporta l’azione di
propaganda e proselitismo che il Marin sta svolgendo”
(1).
Il 24
febbraio 1950, il Questore di Treviso comunicava al Marin
a mezzo del Sindaco di Cavaso del Tomba “che la pubblica funzione religiosa in parola
non può essere autorizzata.
Al riguardo si ritiene ribadire:
1) che non
trattasi di culto evangelico, ma di culto pentecostale;
2) che il
culto pentecostale non è ammesso al libero esercizio in Italia;
3) che il Marin non può essere riconosciuto Ministro di Culto;
4) che non
può essere approvata l’apertura della sala-oratorio all’uopo fatta allestire
nel locale sopraindicato;
5) che non possono essere consentite pubbliche
riunioni per l’esplicazione del culto pentecostale.
Quanto sopra premesso, il Marin
può soltanto indire riunioni private, a termini del combinato disposto degli
art. 14,17,19 della Costituzione…”(2).
Questa
presa di posizione è quella ufficiale dell’epoca quando le autorità ritenevano
che fosse ancora in auge la infamante circolare Buffarini-Guidi
del periodo fascista.
Il Marin, senza alcun timore, continuò le riunioni evangeliche
in privato, ma le vessazioni continuarono fino all’inaudito ed incredibile
rifiuto della concessione dell’acqua corrente per uso domestico, prima “perché la concessione è fatta soltanto a
persone con cittadinanza italiana” (3); poi alla richiesta della proprietaria della casa
abitata dai Marin si comunicava: “...che la Giunta Municipale ha determinato, ritenendo d’interpretare
la volontà della maggioranza della popolazione, di non poter concederLe la locazione d’acqua per uso domestico nella
casa posta in vicolo Buso n. 3, perché detta casa è
abitata dal noto Sig. Marin
Enrico fu Giacomo, il quale esercita nel paese il culto pentecostale, che,
oltre ad essere proibito dallo Stato Italiano, urta il sentimento cattolico
della stragrande maggioranza della popolazione di questo Comune” (4).
L’unica
possibilità dei coniugi Marin fu quella di
interessare la stampa e l’opinione pubblica in Italia e all’estero.
Il
paesino di Cavaso del Tomba e il Sindaco G. Silvestrin ebbero il loro momento di notorietà
internazionale, grazie all’antidemocratica e, allo stesso tempo, ridicola
decisione della giunta comunale.
Intanto
l’orizzonte evangelistico dei Marin si ampliava
sempre di più. Essi sentirono nell’animo che l’Evangelo doveva essere
annunciato in quella zona d’Italia, per secoli roccaforte di una forma di
cattolicesimo tradizionale e spesso idolatra.
Presero
contatti con i piccoli nuclei esistenti nel Veneto.
Nel
maggio 1950 li troviamo a Pordenone.
Nel 1951
visitarono il Piemonte, Torino ed Asti, poi nel 1952 si trasferirono a Ferrara
dove iniziarono un’opera di testimonianza e nel 1953 spostarono la loro
residenza a Reggio Emilia, dove sorse ben presto un piccolo gruppo di credenti.
Molto
spesso svolgevano un’opera di evangelismo itinerante fino a giungere in
Piemonte e risiedere per un tempo a Torino, ovunque sempre amati e stimati per
la loro dedizione e generosità. Ma il peso del loro cuore era veder svolgere in
qualche città del Veneto una comunità pentecostale forte ed attiva.
Nel 1958
incoraggiarono Carlo Supertino, allora un giovane fratello attivo nella
comunità di Torino, a lasciare il suo proficuo lavoro secolare ed iniziare
un’opera di evangelizzazione a Verona.
Dopo
cinque anni di durissima attesa ed attività il Signore cominciò ad operare ed
oggi esiste una numerosa e fervente comunità anche in quella città.
Ripetutamente,
i coniugi Marin presero cura, ad intervalli regolari,
della comunità di Torino, quando chi scrive fu chiamato ad impegnarsi nell’ organizzazione
dell’Istituto Biblico Italiano, e lo sostituirono durante il suo itinerario in
USA a favore della costruzione dell’istituto stesso.
E’ di
questo periodo l’impegno generoso di Enrico e Betty Marin sia perla costituzione del Campeggio estivo ADI del
Nord Italia, che per l’acquisto e la totale ristrutturazione del locale di
culto di Torino avvenuta nel 1962.
La
dedizione, l’amore profondo, la totale disponibilità di questi cari è rimasta
indelebile nel ricordo di centinaia di credenti del Nord Italia.
Nel 1971,
Enrico e Betty
Marin tornarono nel Veneto e stabilirono la loro
residenza a Vicenza e fino al loro ritiro ufficiale per raggiunti limiti di età
che li obbligherà a lasciare il ministerio attivo, rimarranno nel Nord Italia
per vedere i frutti del loro consacrato ministerio evangelistico.
Enrico e Betty Marin torneranno
ripetutamente in Italia dopo aver stabilito la propria residenza in un albergo
per missionari in emeritazione (Bethel
Tower), creato dal distretto delle Assemblies of God della California
del Sud nell’area metropolitana di Los Angeles. Presso questa istituzione
Enrico continuerà a svolgere “per hobby”
la sua attività di giardiniere nella quale eccelleva.
Un
giorno, mentre piantava dei fiori in un’aiuola, disse a chi scrive: “Vedi la terra deve sentire il calore della
mano che la lavora ed allora generosamente darà il suo apporto alla pianta,
proprio come quando si evangelizza. Chi ascolta deve sentire il calore
dell’amore di Dio di chi gli parla della salvezza, solo così si otterranno dei
risultati”.
Enrico e Betly Marin, tornarono in Italia
per tre anni consecutivi, dal 1985 al 1987, e visitarono nuovamente amici,
fratelli e chiese con grande gioia e vitalità. Mentre erano a Roma, alla bella
età di 88 anni, Enrico Marin parlò col suo
originalissimo modo di esprimersi, ma con una esuberanza e freschezza giovanile
inaspettata, felice, egli diceva, di aver visto l’opera di Dio svilupparsi in
Italia dal Nord al Sud, nella più assoluta libertà. Le sue parole furono di
incoraggiamento e di fermezza.
Il 29
novembre 1988, quando da poco aveva compiuto 89 anni, a causa di un improvviso
attacco cardiaco, veniva richiamato alla “Casa
del Padre”, lasciando un’eredità di fede, di semplicità, di altruismo e di
coerente testimonianza.
Enrico Marin deve essere considerato uno dei pionieri del
Movimento Pentecostale nel Nord Italia, anche se svolse il suo ministerio
nell’arco degli anni ‘50-’70, ma in zone ritenute sterili all’Evangelo ed oggi
rigogliosamente fiorenti per la testimonianza di fede e la fermezza di uomini
che come lui hanno combattuto “strenua-mente
per la fede che è stata una volta per sempre tramandata ai santi” (Giuda
3).
Francesco
Toppi
NOTE
1.
Arch. ADI 1407/A, Comune di Cavaso
del Tomba, prot. n.300 del
2.2.1950;
2.
Arch.ADI, Comune di Cavaso del
Tomba, prot. 599 del 24.2.1950;
3.
Arch. ADI, Comune di Cavaso del
Tomba, prot. n. 733 del 3l.3.1950;
4.
Arch. ADI, Comune di Cavaso del
Tomba prot. n. 904 del 6.4.1950.
Tratto
con permesso da «CRISTIANI OGGI» N° 7/1990