MARIO LUCINI
“Mario Lucini nacque a Milano il 2 febbraio 1894, da famiglia
cattolica. Fin dalla sua adolescenza manifestò un profondo desiderio di
conoscere il Dio dell’intera creazione, ma l’educazione religiosa impartitagli
dalla famiglia lo conduceva per altre vie e questo lo rendeva sempre più
confuso ed inquieto.
I suoi
genitori, volendolo aiutare nella sua affannata
ricerca di Dio, decisero di affidarlo ad un curato di loro conoscenza per
essere istruito ed avviato al Seminario. Ben presto se ne tornò più vuoto di
prima e zeppo di interrogativi.
Durante
gli anni della prima guerra mondiale conobbe a Roma colei che nel 1919 divenne
la sua sposa. Qualche anno dopo, nel 1921, insieme abbracciarono la
testimonianza dell’Evangelo ed ella divenne oltre che la
fedele compagna anche la sua consorte nella propagazione dell’Evangelo” (1).
Fu
durante il loro soggiorno a Roma presso i familiari della consorte che ascoltò
per la prima volta la testimonianza dell’Evangelo, da parte di due coniugi
cristiani provenienti dagli Stati Uniti ed in visita in Italia. Mario “accettò
con entusiasmo la Parola della Verità ed iniziò i suoi primi passi nella fede.
Dopo brevissimo tempo dalla sua conversione, ubbidì al
comandamento del Signore, scendendo nelle acque battesimali e subito dopo in
una riunione di culto ricevette “il battesimo nello Spirito Santo parlando e
pregando in nuove lingue.
Per
ragioni di lavoro esercitava la professione di geometra, si trasferì ad Avezzano (AQ) dove pieno di entusiasmo
testimoniò apertamente della salvezza in Cristo a quanti venivano in contatto
con lui giorno dopo giorno. Qui egli riunì un gruppo di nuovi credenti che, con
l’aiuto dello Spirito Santo, guidava ed ammaestrava.
Più tardi tornò a Milano, dove diede la sua testimonianza a tutto il parentado
ed ai conoscenti” (2).
Già
nell’agosto del 1910 si era costituita, per l’opera evangelistica di Pietro Ottolini, una piccola comunità pentecostale. Infatti egli scrive: “La nostra missione a Milano cominciò
nel mese di agosto. La famiglia Ciesch fu la prima a
credere. In questa città visitai parecchie chiese protestando. Ebbi una buona opportunità di diffondere l’opera pentecostale tra
varie denominazioni, ma con successo limitato” (3).
Questa
comunità, però, per il noto dissenso dottrinale riguardante l’opera dello
Spirito Santo nella rigenerazione del credente e nell’esperienza del battesimo
nello Spirito Santo, si isolò dal resto del Movimento.
Quando Mario Lucini tornò a Milano nel 1927, costituì
un nuovo gruppo di credenti in comunione con tutte le chiese in Italia che curò
fino al 1931, quando, “sempre per ragioni di lavoro, si trasferì a Nizza, in
Francia”, e pur integrandosi con la comunità delle Assemblee di Dio di quella
città, curata dal pastore Andrè Thomas-Brés,
fu inviato a prendersi cura di “alcune famiglie di emigrati
italiani credenti e residenti ad Antibes ... per essere guidati nella
conoscenza della Parola di Dio” (4).
“Nell’anno
1939, Mario Lucini, alla vigilia della seconda guerra
mondiale, per esplicita volontà del Signore rientrò in Italia, a Milano, dove venne presentato a dei credenti che si riunivano in famiglia
e che il fratello Testa, della provincia di Alessandria, visitava
saltuariamente. Essi lo accolsero con gioia” (5).
Nonostante
la persecuzione, durante l’assenza di Mario da Milano, al gruppo si erano
aggiunti nuovi credenti, tra i quali Giuseppe Rustici, con la consorte e la figliuola Eliana, Ada Rossi, Cesira Bonelli
e i coniugi Ronci provenienti da Roma. A questo
gruppo si unì un piccolo gruppo di credenti curati da
M. Caravaggio.
“Durante
gli anni della guerra e della persecuzione i culti si tenevano di casa in casa.
Anche lui, come tanti altri, fu perseguitato e dovette
subire il licenziamento dal posto di lavoro, ma il Signore intervenne
procurandogliene un altro migliore” (6).
Alle
gravi difficoltà di quel penoso si aggiunse la grande
perdita di Daniele, il maggiore dei suoi quattro figli, morto in guerra nel
1942. Era un giovane credente dalla fede vibrante, in una delle sue ultime
lettere ai fratelli della Comunità di Milano alla quale apparteneva, come se
avesse presagito la sua immatura dipartita, tra l’altro scriveva: “Sebbene
dalla mia partenza io sia sempre stato sottoposto ad una vita libera e piena di
tentazioni, in questo giorno sento il bisogno di dover ringraziare Colui che per l’immensa Sua bontà accese in me quella fiamma
ardente per cui mi sento spinto da una forza sovrumana a correre verso il Palio
della Superna Vocazione” (7).
Nel 1945,
appena terminato il tremendo secondo conflitto mondiale, il fratello Mario Lu-cmi si prodigò per riallacciare i rapporti con le altre
chiese del movimento, soprattutto interessando le chiese
consorelle di Francia e Svizzera, perché venissero in aiuto delle comunità
presenti in Italia.
Nel
periodo del suo soggiorno in Francia, Mario aveva fatto la conoscenza di Herman Parli, un evangelista della
Svizzera italiana, del gruppo evangelistico di Dcuglas Scott, l’animatore del
risveglio pentecostale in Francia, e sarà proprio il fratello Lucini a raccomandarlo alla fine del 1945 ai fratelli
principali del Movimento in Italia.
Il Parli era stato incaricato dalle Assemblee di Dio
britanniche di mettersi in contatto con le chiese pentecostali italiane per
conoscerne le reali condizioni spirituali e materiali.
Herman Parli venne potentemente usato da Dio nelle prime riunioni
speciali di evangelizzazione fatte in Italia. Dopo aver visitato la comunità di
Milano, giunse a Roma e condusse all’esperienza della salvezza decine di
giovani, figli di membri della comunità, la maggioranza dei quali, in seguito, entrarono nel ministerio in Italia e all’estero, tra cui
Paolo e Silvano Arcangeli e chi scrive.
Nel 1946
Mario Lucini scrisse sul primo numero del “Risveglio
Pentecostale”, dando notizie della comunità di Milano:
“Anche qui il Signore porta il risveglio e da qualche tempo aggiunge al nostro
gruppo delle anime desiderose di conoscere la verità. Domenica scorsa 7 luglio
ci fu una bellissima riunione di evangelizzazione
esortazione e testimonianza portate dai cari fratelli Nello Gorietti,
Hermann Parli e madre, Testa Francesco ... ed altri.
Il nostro
cuore ha gustato l’amore di Dio, ma non tutti hanno potuto partecipare la
nostra gioia perché manchiamo di locale pubblico e nessuna nostra abitazione
può contenerci tutti assieme. In questo mese si avrà anche un servizio di
battesimi.
Confidiamo
nel Signore e ci raccomandiamo alle preghiere di tutti perché Egli ci aiuti a
trovare un locale adatto all’Opera degna del Suo santo
Nome anche in questa città molto importante e che a suo tempo ha saputo
crescere e coprir di gloria i primitivi fratelli ...“ (8). Dopo anni di
preghiere e ricerche, nel 1949 la comunità di Milano fu fraternamente ospitata
dalla chiesa evangelica metodista di Via Cesare Correnti; il numero dei
credenti aumentò non soltanto per le conversioni ma anche per il notevole
movimento migratorio dei credenti del sud verso le fabbriche e le industrie di
Milano.
Mario Lucini fu uno dei sostenitori del bisogno di una struttura
nazionale del Movimento pentecostale e venne eletto
nell’Assemblea Generale del 1946 tra i tre membri del Comitato Missionario,
Ricostruzione ed Assistenza per l’Italia settentrionale, e poi rieletto nel
susseguente Comitato di Zona alla costituzione delle “Assemblee di Dio in
Italia”, nel 1947 e fino al 1949.
Coi fratelli
U.N. Gorietti e R. Bracco farà parte della
delegazione pentecostale italiana alla Conferenza Mondiale Pentecostale che si
terrà a Parigi dal 22 al 29 maggio 1949. Il “Risveglio Pentecostale” scriveva
che essi “si propongono di svolgere un’opera fattiva per una maggiore comunione
tra i fedeli di tutto il mondo e per una migliore comprensione delle necessità
spirituali e materiali del popolo di Dio che è in Italia” (9).
Ma le difficoltà e le
ingiunzioni di non esercitare il ministerio cristiano non erano finite. Era
intanto stato creato cardinale ed arcivescovo della città lombarda Alfredo
Idelfonso Schuster, proprio nel 1929, quando aveva
visto la luce il concordato tra lo Stato italiano ed il Vaticano. Per
l’attuazione dei Patti egli aveva offerto i suoi buoni uffici che offrirà ancora nel 1945 nelle trattative andate poi a vuoto
per la resa di Mussolini al Comitato di Liberazione
(CLNAI). Lo Schuster ovviamente si manifestò un
aperto oppositore della libertà religiosa in Italia tanto è vero che ancora nel
1952, ben sette anni dopo la caduta del fascismo in una lettera pastorale,
vagheggiando quasi una nuova “santa inquisizione”, scriveva: “Diversamente dai
nostri tempi il grande Borromeo (cioè
Carlo Borromeo) aveva il grande vantaggio dell’aiuto
del potere civile nella repressione dell’eresia ... Oggi, invece, non è più
così, e dobbiamo assistere impotenti al lavoro di penetrazione dei protestanti
tra le nostre popolazioni lombarde” (10).
Anche a Milano
quindi Mario Lucini ricevette ingiunzioni che avevano
l’unico scopo di stroncare l’attività di culto dell’ormai numerosa Comunità
pentecostale, sempre sulla base del divieto di riunione stabilito dalla ancora
vigente circolare fascista Buffarini- Guidi del 1935.
“Dall’ufficio
della Squadra politica della Questura di Milano il 14marzo 1951,venne diffidato a propagandare l’Evangelo ed a svolgere
“atti di culto” come battesimi e Santa Cena, ma l’opera del Signore non conobbe
soste, egli tenne sempre alta la bandiera della testimonianza predicando con fermezza
e coraggio la Verità ...”(11).
Dopo la
revoca della circolare con l’iniquo divieto il 16 aprile 1955, il 1 novembre
1957 Mario Lucini poté vedere approvata la sua nomina
a ministro di culto della Comunità di Milano associata
alle “Assemblee di Dio in Italia”.
Intanto
però il suo fisico cominciava a cedere. Continuò il suo ministerio coadiuvato
da Mario Caravaggio e Luigi Varricchione
e rimase al suo posto si può dire fino all’ultimo
giorno della sua vita terrena, quando, il 18 aprile 1960, una grave malattia lo
riunì al Suo Signore che aveva amato e fedelmente servito per circa quaranta
anni.
Cristiano
di forte carattere, integerrimo nei sentimenti e nella pratica, severo
nell’aspetto, nascondeva un cuore amabile e sensibile che lo spinse a sostenere
anche finanziariamente “l’opera e la fratellanza nelle loro necessità con i
proventi derivanti dal suo impiego, sostenuto ed incoraggiato sempre dalla sua
fedele consorte”.
Mario Lucini anche se non poté
avere la gioia di vedere i frutti fecondi del suo ministerio perché richiamato
presto alla “Casa del Padre”, rimane nel numero dei pionieri del Movimento
pentecostale italiano per l’opera svolta in quella regione d’Italia all’epoca
così avara di conversioni ma che negli anni successivi, anche per l’afflusso di
tanti credenti dalle regioni del Sud, sarà tra le più feconde della nazione. Al punto che recentemente un noto scrittore evangelico
ha testimoniato che le comunità pentecostali in Lombardia hanno superato in numero ed in membri tutte le altre chiese evangeliche.
NOTE:
(1) Note biografiche della figlia Franca,
Milano, ottobre 1988;
(2) Ibidem;
(3) The life
and mission of Peter Ottolini, Saint Louis, Mo. 1962, pag. 16;
(4) Note biografiche, op.cit.;
(5) Ibidem;
(6) Ibidem;
(7) Risveglio Pentecostale, 1949, n. 4, pag. 5;
(8) Risveglio Pentecostale, 1946, n. 1, pag. 19;
(9) Risveglio Pentecostale, Anno IV, n. 5, 1949,
pag. 9;
(10) Luigi Preti, Per
la libertà di culto dei protestanti, Tip. della Camera dei Deputati, Roma, 1952, pag. 14);
(11) Note Biografiche, op. cit.;
Tratto
con permesso da «CRISTIANI OGGI» N° 2/1990