Francesco Lattanzio

(1923-2004)

 

Il giorno 26 aprile 2004 il Signore ha richiamato a Sé Francesco Lattanzio, un dignitoso servitore di Dio che, con il suo silenzio, manifestava una profonda spiritualità. Era entrato ufficialmente nel ministerio nel 1955, prendendo cura dei gruppi di S. Michele, Mola di Bari e Monopoli, tutte località in provincia di Bari. In seguito venne eletto pastore a Triggiano (BA), in sostituzione di Francesco Giancaspero, che aveva amato la comunità fin dal principio.

A causa della sua infermità diede le dimissioni da responsabile della chiesa di Triggiano dove fu eletto Davide Lattanzio, l’attuale conduttore.

I particolari della sua vita sono descritti in due testimonianze inviate da fratelli della zona che sono stati suoi collaboratori.

F.T.

 

Francesco Lattanzio era nato a Triggiano il 25 settembre 1923, in una famiglia in cui era convertita soltanto al madre; ai fedeli, che gli parlavano del Signore, rispondeva: “Prima mi devo divertire e poi mi convertirò”.

Dopo aver compiuto 18 anni partì per l’Albania a causa della guerra. Prima di andarsene, però, sua madre gli diede una copia del Nuovo testamento raccomandandogli di leggerlo. Per tutto il tempo che rimase lontano da casa non si ebbero sue notizie. Si seppe in seguito che del plotone a cui apparteneva si salvarono solo lui e altri dei suoi commilitoni. Fatto prigioniero dai tedeschi, venne deportato prima in Germania e poi in Austria; finita la guerra, tornò a casa attraversando l’Italia a piedi e in condizioni pietose.

La guerra, però, gli aveva segnato il fisico, partì sano e ritornò malato di pleurite. Nel tempo la malattia lo costrinse a stare a letto e i fedeli della chiesa di Triggiano, con l’anziano Francesco Giancaspero, si recavano a casa sua per pregare. In una di queste riunioni, si inginocchiò sul letto insieme agli altri; da quel giorno decise in cuor suo di continuare a pregare il Signore per essere guarito dalla sua malattia.

Il giorno del proprio battesimo in Acqua (il Signore lo aveva già battezzato nello Spirito Santo) venne con la febbre causata dalla sua malattia; tornando a casa la febbre era scomparsa, ma la pleurite non lo aveva lasciato e lo costrinse poco dopo (erano gli anni ’50), a ricoverarsi al Policlinico di Bari. Quando era serata di culto a Carbonara di Bari, non avendo il permesso di uscire, insieme ad altri pazienti saltavano il muro di recinzione per frequentare le riunioni. Furono scoperti e impediti, ma continuarono comunque a riunirsi in una stanza situata nella soffitta dell’ospedale. Anche in quest’occasione venne loro impedito di riunirsi.

In seguito, dimesso dal Policlinico di Bari, fu ricoverato presso il Sanatorio di Putignano, dove rimase per molto tempo. Successivamente gli fu riconosciuta l’invalidità di guerra. Quando, però, il Signore lo guarì, Francesco Gli promise di servirLo per tutta la vita: fu in quegli anni un attivissimo collaboratore del fratello Giancaspero per predicare l’Evangelo nei comuni limitrofi. Il Signore intanto aveva provveduto per lui un posto di lavoro pubblico e, successivamente, anche la pensione di invalidità di guerra, tanto da non essere di peso né alla famiglia né alla chiesa. Ha continuato a servire il Signore fino a chè un incidente automobilistico gli impedì di continuare a spostarsi agevolmente; era intanto arrivato all’età di 70 anni. Fedele al Signore fino all’ultimo respiro, pur essendo affetto da tumore maligno, negli ultimi momenti della sua vita amava rivolgersi al Signore con le parole del salmo 23.

Si è addormentato serenamente nel Signore il 26 aprile del 2004; qualche ora prima pregava e cantava il cantico “Sono un debole cristian”.

La figlia ricorda indelebilmente l’ultima strofa che recita: “Quando giunto sarà il fin del terrestre mio cammin, porta in salvo questo cuor su nel ciel presso a Te o mio Signor”.

 

Raffaele di Vagno, collaboratore di Francesco Lattanzio, ricorda:

Ho conosciuto il fratello Lattanzio quando avevo 10 anni, era l’anno 1956, e nessun membro della mia famiglia era credente; in seguito mio padre e mia madre accettarono il Signore Gesù quale loro Salvatore. All’età di 17 anni anch’io ho accettato il Signore nella mia vita e ho ricevuto il battesimo nello Spirito Santo. Le riunioni di culto si tenevano presso la mia abitazione nella piccola cittadina di Polignano a Mare, ed il fratello Lattanzio mi spronò a testimoniare dell’opera che il Signore aveva compiuto in me ed a portare qualche breve pensiero dalla parola di Dio.

Ho cominciato così ben presto a collaborare nella chiesa di Polignano a Mare con il fratello Lattanzio, che è stato per me un padre spirituale ed un esempio da seguire. Ricordo in particolare la sua fedeltà: servire il Signore per il fratello Lattanzio era prioritario rispetto a tutte le altre cose; la sua abnegazione e serietà hanno lasciato un segno nella mia vita. Il Signore si è servito di lui per portare l’annuncio dell’Evangelo oltre che a Triggiano e a Mola di Bari, anche a Monopoli, Gorgofreddo (frazione montana di Monopoli) e a Castellana Grotte, spostandosi su un motociclo con grandi sacrifici sia d’estate che d’inverno, ma nel suo volto c’era sempre la gioia di servire il suo Signore, mai un segno di stanchezza.

Vi è un episodio in particolare che per me rimane incancellabile. Avevo ricevuto dal fratello Lattanzio l’incarico di presiedere i culti che si tenevano ogni sabato a Polignano. Dopo un certo tempo avvenne che il merito di una nostra sorella in fede stava molto male e, poiché a causa di questo ella non poteva lasciare suo marito per venire al culto, avevamo deciso di spostare le riunioni dal locale di culto alla casa della sorella. Successivamente, informai di ciò il fratello Lattanzio, il quale mi fece notare che potevamo benissimo riunirci per pregare a casa della sorella, ma prima dovevamo tenere la riunione nel locale di culto. Ringrazio il Signore che mi ha dato l’umiltà di accettare la riprensione, poiché alla riunione successiva venne un credente di una altro paese con un suo amico non convertito, che aveva giurato, per motivi troppo lunghi da spiegare in questi appunti, di non entrare più in nessuna chiesa. Il credente, vedendo la targa che indicava una chiesa evangelica, invitò il collega ad entrare, quasi accettò, sia pure per qualche titubanza, e venne profondamente toccato dalla potenza del messaggio divino, dalla semplicità del luogo e delle persone, tanto che da quel giorno ha continuato a seguire assiduamente le nostre riunioni.

Il Signore lo ha liberato dalla dipendenza della droga, successivamente ha testimoniato della sua fede in Cristo con il battesimo in acqua, ed ora serve fedelmente il Signore all’interno della comunità”.

 

Giuseppe D’Ambrosio, pastore emerito della chiesa evangelica A.D.I. di Modugno, avendo servito il Signore nel Ministerio nella suddetta comunità dal settembre 1952 all’aprile del 1993, così ricorda Francesco Lattanzio:

Ebbi il piacere di conoscerlo il 16 marzo del 1947, giorno nel quale fummo entrambi battezzati in acqua nella chiesa Pentecostale di Triggiano dal fratello Francesco Giancaspero. Da quel giorno aveva frequenti incontri con il fratello Lattanzio, in quanto veniva spesso a Modugno, e altrettanto assiduamente ci incontravamo nella chiesa di Triggiano. Così, avendo pari sentimenti e le stesse vedute dottrinali, in poco tempo eravamo diventati molto amici, oltre che fratelli in Cristo.

Il fratello Giancaspero aveva trovato in lui un valido collaboratore, infatti ogni volta in cui doveva assentarsi dalla chiesa, e ciò si verificava spesso essendo egli membro del Consiglio Generale delle Chiese, il fratello Lattanzio lo sostituiva nella chiesa di Triggiano, della quale divenne pastore alla morte del fratello Giancaspero.

Nel contempo collaborava nella cura delle comunità di Mola di Bari, Monopoli, Carbonara di Bari e di diverse altre chiese.

Negli anni ’70, fu membro del Comitato di Zona di Puglia e Lucania.

È stato un araldo di Cristo, fino a quando un giorno, investito da un’automobile mentre era fermo con la sua bicicletta ad un incrocio, non ha più avuto la possibilità di continuare a svolgere il lavoro spirituale.

Tanti fratelli lo hanno visitato; poi il Signore ha chiamato a Sé la moglie (era l’anno 2202), sua grande collaboratrice nell’Opera. La sua unica figlia Nicoletta lo ha assistito amorevolmente giorno e notte fino al giorno in cui il Signore la ha assunto nella Sua Gloria”.

 

 

Tratto da CRISTIANI OGGI