Francesco Lattanzio
(1923-2004)
Il giorno
A causa
della sua infermità diede le dimissioni da responsabile della chiesa di Triggiano dove fu eletto Davide Lattanzio, l’attuale
conduttore.
I
particolari della sua vita sono descritti in due testimonianze inviate da
fratelli della zona che sono stati suoi collaboratori.
F.T.
Francesco Lattanzio era nato a Triggiano
il
Dopo aver compiuto 18 anni partì per l’Albania a causa
della guerra. Prima di andarsene, però, sua madre gli diede una copia del Nuovo
testamento raccomandandogli di leggerlo. Per tutto il
tempo che rimase lontano da casa non si ebbero sue
notizie. Si seppe in seguito che del plotone a cui apparteneva si salvarono
solo lui e altri dei suoi commilitoni. Fatto prigioniero dai tedeschi, venne deportato prima in Germania e poi in Austria; finita
la guerra, tornò a casa attraversando l’Italia a piedi e in condizioni pietose.
La guerra, però, gli aveva segnato il fisico, partì sano e ritornò malato di pleurite. Nel tempo la
malattia lo costrinse a stare a letto e i fedeli della
chiesa di Triggiano, con l’anziano Francesco Giancaspero, si recavano a casa sua per pregare. In una di queste riunioni, si inginocchiò sul letto insieme agli
altri; da quel giorno decise in cuor suo di continuare a pregare il Signore per
essere guarito dalla sua malattia.
Il giorno del proprio battesimo in Acqua (il Signore lo
aveva già battezzato nello Spirito Santo) venne con la febbre causata dalla sua
malattia; tornando a casa la febbre era scomparsa, ma la pleurite non lo aveva
lasciato e lo costrinse poco dopo (erano gli anni ’50), a ricoverarsi al
Policlinico di Bari. Quando era serata di culto a Carbonara di Bari, non avendo
il permesso di uscire, insieme ad altri pazienti
saltavano il muro di recinzione per frequentare le riunioni. Furono scoperti e
impediti, ma continuarono comunque a riunirsi in una
stanza situata nella soffitta dell’ospedale. Anche in quest’occasione venne loro impedito di riunirsi.
In seguito, dimesso dal Policlinico di Bari, fu ricoverato
presso il Sanatorio di Putignano, dove rimase per
molto tempo. Successivamente gli fu riconosciuta
l’invalidità di guerra. Quando, però, il Signore lo guarì, Francesco Gli
promise di servirLo per
tutta la vita: fu in quegli anni un attivissimo collaboratore del fratello Giancaspero per predicare l’Evangelo nei comuni limitrofi.
Il Signore intanto aveva provveduto per lui un posto di lavoro pubblico e, successivamente, anche la pensione di invalidità di guerra,
tanto da non essere di peso né alla famiglia né alla chiesa. Ha continuato a
servire il Signore fino a chè
un incidente automobilistico gli impedì di continuare a spostarsi agevolmente;
era intanto arrivato all’età di 70 anni. Fedele al Signore fino all’ultimo
respiro, pur essendo affetto da tumore maligno, negli ultimi momenti della sua
vita amava rivolgersi al Signore con le parole del salmo 23.
Si è addormentato serenamente nel Signore il 26 aprile del
2004; qualche ora prima pregava e cantava il cantico “Sono un debole cristian”.
La figlia ricorda indelebilmente l’ultima strofa che
recita: “Quando giunto sarà il fin del
terrestre mio cammin, porta in salvo questo cuor su
nel ciel presso a Te o mio Signor”.
Raffaele di Vagno, collaboratore
di Francesco Lattanzio, ricorda:
“Ho conosciuto il
fratello Lattanzio quando avevo 10 anni, era l’anno
1956, e nessun membro della mia famiglia era credente; in seguito mio padre e
mia madre accettarono il Signore Gesù quale loro Salvatore. All’età di 17 anni
anch’io ho accettato il Signore nella mia vita e ho ricevuto il battesimo nello
Spirito Santo. Le riunioni di culto si tenevano presso la mia abitazione nella
piccola cittadina di Polignano a Mare, ed il fratello
Lattanzio mi spronò a testimoniare dell’opera che il Signore aveva compiuto in
me ed a portare qualche breve pensiero dalla parola di Dio.
Ho
cominciato così ben presto a collaborare nella chiesa di Polignano
a Mare con il fratello Lattanzio, che è stato per me un padre spirituale ed un
esempio da seguire. Ricordo in particolare la sua fedeltà: servire il Signore
per il fratello Lattanzio era prioritario rispetto a tutte le altre cose; la
sua abnegazione e serietà hanno lasciato un segno nella mia vita. Il Signore si
è servito di lui per portare l’annuncio dell’Evangelo oltre che a Triggiano e a Mola di Bari, anche a Monopoli, Gorgofreddo (frazione montana di Monopoli) e a Castellana Grotte, spostandosi su un motociclo con grandi
sacrifici sia d’estate che d’inverno, ma nel suo volto c’era sempre la gioia di
servire il suo Signore, mai un segno di stanchezza.
Vi è un
episodio in particolare che per me rimane incancellabile. Avevo ricevuto dal
fratello Lattanzio l’incarico di presiedere i culti che si tenevano ogni sabato
a Polignano. Dopo un certo tempo avvenne che il
merito di una nostra sorella in fede stava molto male
e, poiché a causa di questo ella non poteva lasciare suo marito per venire al
culto, avevamo deciso di spostare le riunioni dal locale di culto alla casa
della sorella. Successivamente, informai di ciò il
fratello Lattanzio, il quale mi fece notare che potevamo benissimo riunirci per
pregare a casa della sorella, ma prima dovevamo tenere la riunione nel locale
di culto. Ringrazio il Signore che mi ha dato l’umiltà di accettare la
riprensione, poiché alla riunione successiva venne un credente di una altro paese con un suo amico non convertito, che aveva
giurato, per motivi troppo lunghi da spiegare in questi appunti, di non entrare
più in nessuna chiesa. Il credente, vedendo la targa che indicava una chiesa
evangelica, invitò il collega ad entrare, quasi accettò, sia pure per qualche
titubanza, e venne profondamente toccato dalla potenza
del messaggio divino, dalla semplicità del luogo e delle persone, tanto che da
quel giorno ha continuato a seguire assiduamente le nostre riunioni.
Il
Signore lo ha liberato dalla dipendenza della droga, successivamente
ha testimoniato della sua fede in Cristo con il battesimo in acqua, ed ora
serve fedelmente il Signore all’interno della comunità”.
Giuseppe D’Ambrosio, pastore emerito della chiesa
evangelica A.D.I. di Modugno,
avendo servito il Signore nel Ministerio nella suddetta comunità dal settembre
1952 all’aprile del 1993, così ricorda Francesco Lattanzio:
“Ebbi il piacere di
conoscerlo il 16 marzo del 1947, giorno nel quale fummo entrambi battezzati in
acqua nella chiesa Pentecostale di Triggiano dal
fratello Francesco Giancaspero. Da quel giorno aveva
frequenti incontri con il fratello Lattanzio, in quanto veniva spesso a Modugno, e altrettanto assiduamente ci incontravamo
nella chiesa di Triggiano. Così, avendo pari
sentimenti e le stesse vedute dottrinali, in poco tempo eravamo
diventati molto amici, oltre che fratelli in Cristo.
Il
fratello Giancaspero aveva trovato in lui un valido
collaboratore, infatti ogni volta in cui doveva
assentarsi dalla chiesa, e ciò si verificava spesso essendo egli membro del
Consiglio Generale delle Chiese, il fratello Lattanzio lo sostituiva nella
chiesa di Triggiano, della quale divenne pastore alla
morte del fratello Giancaspero.
Nel contempo
collaborava nella cura delle comunità di Mola di Bari, Monopoli, Carbonara di
Bari e di diverse altre chiese.
Negli
anni ’70, fu membro del Comitato di Zona di Puglia e Lucania.
È stato
un araldo di Cristo, fino a quando un giorno, investito da un’automobile mentre
era fermo con la sua bicicletta ad un incrocio, non ha più avuto la possibilità
di continuare a svolgere il lavoro spirituale.
Tanti
fratelli lo hanno visitato; poi il Signore ha chiamato a Sé la moglie (era
l’anno 2202), sua grande collaboratrice nell’Opera. La
sua unica figlia Nicoletta lo ha assistito amorevolmente giorno e notte fino al giorno in cui il Signore la ha assunto nella Sua Gloria”.
Tratto da CRISTIANI OGGI