Antonio Gianbernardino
(
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Il fratello Antonio nacque a Rosciano (PE) il 18 Gennaio 1917 e visse la sua vita normalmente
fino al giorno in cui venne richiamato alle armi per andare a combattere in Albania.
Prima di partire per la guerra, intimorito per ciò che lo aspettava, Antonio andò
dal parroco del paese chiedendogli dei santini che lo proteggessero dalle
sventure, ma il parroco gli disse che lui non aveva nulla da potergli dare ma
che, una volta giunto a Bari per imbarcarsi, poteva cercare gli evangelici che
avrebbero potuto dargli quello che cercava. Giunto a Bari, Antonio, un po’
dubbioso, non cercò le persone che il parroco gli aveva indicate e partì. La
guerra andò avanti e
tra il 1945 e 1946 venne
catturato e deportato in un campo di prigionia.
Un giorno si recò, per
lavarsi, alla fonte del campo solitamente presidiata da una guardia.
Quella mattina notò che la
guardia leggeva un libro.
Mentre si lavava udì una voce,
chiara e squillante che gli disse: “Avvicinati a lui e domanda ciò che legge”.
Al suono di quella voce ubbidì e, anche se intimorito andò.
Quell’uomo rispose
subito: “Leggo la Parola di Dio” e iniziò a raccontare la sua esperienza, che
colpì profondamente Antonio.
Quell’uomo poi lo invitò
alla sera ad andare con lui a pregare nel bosco e quella stessa sera la vita di
Antonio cambiò profondamente, perché incontrò Gesù e proprio quella sera nel
bosco conobbe il Salvatore Gesù che lo trasformò.
Tornò dalla guerra come figlio
di Dio.
Subito iniziò a raccontare le
grandi cose che Dio aveva fatte per lui.
Noi tutti lo ricorderemo
sempre come uno dei fondatori della Chiesa Cristiana Evangelica di Catignano (PE), un promulgatore costante dell’Evangelo di
Cristo e un uomo continuamente assetato della conoscenza delle Scritture.
Il suo più grande desiderio è
sempre stato quello di parlare al prossimo di Cristo Gesù che, conosciuto negli
anni duri della guerra, aveva trasformato la sua vita.
La Parola di Dio gli aveva
dato una ragione di vita, rivelandogli lo scopo per cui vivere.
Antonio con un profondo e
sincero amore desiderò da subito condividere con tutti la buona novella che: “Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il
Suo unigenito Figliuolo affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia
vita eterna” (Giovanni3:16).
I frutti del suo ministerio
sono molti e visibili, le sue continue visite hanno accompagnato i credenti, e
soprattutto i non credenti, di Catignano e dintorni
tutti questi anni, la sua vita ha sempre parlato più delle sue parole.
Per i figli, i nipoti e per
tutti noi il fratello Antonio Di Giambernardino è
stato un esempio di cristiano combattente, sempre armato della Parola di Dio: “Ho combattuto il buon combattimento, ho
finito la corsa, ho serbato la fede. Per il resto, mi è riservata la corona di giustizia
che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a
me, ma anche a tutti quelli che hanno amato la sua apparizione” (2Tim. 4:7-8)
Mosè Ciccone
Tratto
da «RISVEGLIO PENTECOSTALE» ottobre
2004