Sebastiano Ganci
(1912 – 2005)
Il 13 ottobre 2005, il
fratello Sebastiano Ganci ha raggiunto la “Casa
del Padre”, per il
Quale ha speso tutta la sua vita.
Era nato a Canicattini
Bagni (SR) il 16 ottobre 1912.
Nel 1933 si trovava a
Messina per il servizio militare e lì un commilitone, notata la curiosità che
Sebastiano nutriva per il “libro nero” poggiato sulla sua branda (la Bibbia),
gli parlò di Gesù, della salvezza nel Suo Nome per mezzo dell’amore di Dio.
Quella sera stessa lo
portò con sé ad una riunione di culto evangelico, dove presto sperimentò la
salvezza e la pace del Signore.
“Tre mesi dopo
l’accaduto si battezzò per immersione, secondo le Scritture” (“Memorie”, Sebastiano Ganci, pag. 1) e,
dopo breve tempo, il Signore lo battezzò nello Spirito Santo.
Finito il periodo della
leva, il fratello Ganci tornò al suo paese natio, dove affrontò una forte
persecuzione a causa della sua fede.
Con coraggio e fervida
visione evangelistica, nel 1934 iniziò a proclamare il messaggio della
salvezza, che si propagò fra i compagni d’infanzia, i quali lo incoraggiarono a
visitare un anziano, rientrato recentemente dall’America, il quale si
professava evangelico.
Il nucleo dei credenti
trovava a Canicattini Bagni un luogo stabile ove riunirsi nella falegnameria di
un simpatizzante.
Il Signore, all’opera
nei cuori, fortificava la fede di questi cari.
Ricevettero
incoraggiamento dalla comunità di Ragusa, alla quale fu chiesto di “dare un aiuto nell’ammaestramento della
Parola di Dio” (“Memorie”, pag.
4).
Dopo un anno, visitata
la comunità di Messina, si fidanzò con la sorella Paolina Scavitto,
che sarebbe stata la sua fedele consorte, stabile aiuto nel suo ministerio
pastorale.
La recrudescenza del
regime totalitario ebbe i suoi nefasti effetti anche sul movimento
pentecostale.
Sebastiano Ganci
ricorda così la diffamante circolare dell’allora Ministro degli Interni Guido Buffarini-Guidi: “Le
chiese pentecostali furono chiuse, i fratelli esponenti dell’Opera furono
arrestati, alcuni mandati al confino, altri obbligati a rimanere entro i
confini del proprio paese di residenza. Tutti furono costretti a radunarsi in
luoghi segreti, nelle cantine, in case private ed in campagna, a piccoli gruppi
per non farsi notare. Noi continuammo a riunirci... cambiando spesso l’orario e
radunandoci in cucina per essere più distanti dalla strada e non essere sentiti”
(“Memorie”, pag. 4).
Una dura prova si avvicinava
nella vita del nostro fratello.
Così egli scrisse di
suo pugno: “Mi fu chiesto di firmare un
documento a dimostrazione che, in
caso di guerra, fossi disposto a difendere la patria, cosa che ingenuamente
feci non avendogli dato grande importanza” (“Memorie”, pag. 7).
A sua insaputa, al
comando locale di polizia, mentre dibatteva sull’ubbidienza degli evangelici
alle leggi dello Stato e alla loro posizione riguardo alla difesa della Patria,
aveva sottoscritto una richiesta di arruolamento come volontario combattente
nella guerra d’Etiopia.
Venne congedato per il
provvidenziale intervento di un suo cugino che lo assunse come assistente nella
sua impresa edile di Asmara, in Eritrea.
Dopo tre anni ritornò
in Sicilia, dove, nel 1940, si sposò con l’allora fidanzata, pensando di
trasferirsi definitivamente in Africa.
Non passò che un mese
dal matrimonio, quando il 16 maggio 1940 veniva richiamato alle armi, poco
prima che l’Italia entrasse nel secondo conflitto mondiale.
Sebastiano si trovò
nuovamente in Africa, dove le battaglie infuriavano con alterne vicende, fin
quando culminarono con la resa dell’esercito italo-tedesco.
Issata la bandiera
bianca a Capo Bon (Tunisia), l’avventura italiana nell’Africa Settentrionale si
concludeva definitivamente.
Fatto prigioniero dagli
americani, Sebastiano Ganci venne internato in un campo di prigionia per
soldati italiani, a Chambersburg, nello Stato della
Pennsylvania.
Il fratello Alessandro Mauriello, pastore della comunità di McKean
Street, di Philadelphia, fu il primo a visitarlo. Subito dopo di lui, dalla
Pennsylvania e .dal Maryland, vari servitori di Dio trovarono modo di proclamare
l’Evangelo della Grazia fra i detenuti italiani.
Non si può dimenticare,
però, quanto importante per la sua vita futura fu l’incontro con Giacomo Cicirello, membro della chiesa di Pittsburgh, Pennsylvania.
Convertitosi al Signore
aveva portato il messaggio pentecostale in Sicilia, nel suo paese, Sant’Agata Militello (ME).
Il 10 ottobre 1945,
Sebastiano Ganci tornava in Italia: ritrovava la moglie, il figlio di quattro
anni, che non aveva mai visto ed i parenti tutti.
Nell’aprile del 1948,
dagli Stati Uniti, Giacomo Cicirello ritornava a Sant’Agata Militello con la
consorte. Il suo desiderio era incontrare nuovamente il valido e fedele
Sebastiano Ganci, che nella prigionia aveva usufruito anche della sua
assistenza spirituale. L’incontro avvenne ed il fratello Cicirello,
prima del suo ritorno in America, incoraggiò il fratello Ganci a raffermare i
cuori dei nuovi convertiti con il ministerio della Parola.
Il primo locale di
culto era stato allestito presso un “vecchio
casolare addetto a deposito di
attrezzature da pesca: reti, lampare, barili per salare il pesce e tanto altro
materiale, perché i genitori del fratello [Giacomo Cicirello,
n.d.r.] erano
pescatori. Ci ricordammo del versetto della Scrittura che dice: «i quali
gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: Venite dietro
a me, e vi farò pescatori d’uomini» (Matteo 4:18, 19). Questo primo servizio di evangelizzazione fu grandemente benedetto dal
Signore, che toccò profondamente i cuori di tutti i presenti e fu scintilla di
un grande e meraviglioso risveglio spirituale in tutta la zona, dove la fiamma
dell’Evangelo
raggiunse in poco tempo molte località, ma soprattutto a Sant’Agata
Militello” (“Memorie”,
pag. 20).
Cinque donne,
convertitesi all’Evangelo, insieme a diciassette altri credenti di Messina,
furono battezzate; esse rappresentavano i primi frutti di quest’Opera nascente.
Il 2 maggio 1948, con
l’aiuto della chiesa di Pittsburgh, ristrutturato il vecchio deposito, si
dedicava al Signore un locale di una
settantina di posti, in Sant’Agata Militello (ME).
Il Signore aveva
operato in persone semplici, le quali numerose accettarono Gesù.
Intanto, anche il paese
di Naso (ME) veniva raggiunto dall’Evangelo.
Nel 1950, la
testimonianza pentecostale arrivava a Villarosa
(EN) ed il Signore, confermando la semplice predicazione evangelica, battezzò
quattro persone nello Spirito Santo.
Per l’apporto di una
cara sorella di Palermo, nel febbraio 1951, Sebastiano Ganci raggiunse una casa
ubicata in una contrada montuosa del paese di Sant’Angelo
di Brolo (ME), dove la gente attendeva con ansia la predicazione dell’Evangelo.
Gli astanti accolsero con tale gioia il messaggio pentecostale, che la domenica
successiva l’uomo che li aveva ospitati aveva tirato giù una parete di casa sua
per fare posto ad un numero maggiore di uditori.
Molti scesero nelle
acque battesimali dopo due mesi ed ancora oggi vi sono di coloro che
lucidamente ricordano quel giorno glorioso.
Incoraggiato dal
fratello Severino Martino di Milwaukee, Wisconsin, Sebastiano Ganci fondò una
chiesa anche a Mistretta (ME), dove l’Evangelo era
già arrivato nel primo ventennio del 900, iniziando dai parenti del suddetto.
Per predicare
l’Evangelo, a bordo della sua Vespa 125, fraternamente donata dal fratello
statunitense Rocco Frattone, raggiunse i paesi di Tusa, Zappulla, Santa Domenica di
Naso e Gioiosa Marea, tutti nel messinese.
Nel settembre del 1951
l’Evangelo arrivò anche nella frazione del paese di Piraino,
San Costantino (ME).
Nel 1952 fu raggiunta Raccuja, Zappa, San Teodoro, Tortorici
(ME), da cui nacque anche la chiesa di Cesarò (ME) e
il Signore salvò un altro fedele operaio, il fratello Antonino Lupica Capra, dal 1982 impegnato nel ministerio pastorale
nell’interno dei monti Nebrodi.
Nel frattempo, il fratello Casamento, dagli Stati Uniti, nello stesso anno
aveva raggiunto Patti (ME): per la lungimirante opera del fratello Sebastiano
Ganci, anche questa comunità si avvalse del suo ministerio pionieristico e, non
senza difficoltà, raggiunse varie contrade con l’annuncio dell’Evangelo (Case
Nuove Russe, Mongiove, Moreri
Soprano, Sorrentino, Montagnareale,
San Piero Patti).
Non aveva paura delle
minacce, non si arrendeva davanti agli ostacoli, non si scoraggiava davanti
alle avversità: davanti a lui vi era la meta, il glorioso”... premio della superna vocazione di Dio in
Cristo Gesù” (Filippesi 3:14).
In seguito,
venne dedicato al Signore un locale più grande a Sant’Angelo
di Brolo (ME), perché l’opera di Dio cresceva ed i posti diminuivano.
Nel 1956, per mezzo del
fratello Ganci il messaggio pentecostale aveva raggiunto anche Acquedolci, Capo d’Orlando, San Fratello e Santo Stefano di
Camastra (ME).
Nel 1957, per il
crescente numero di convertiti nella zona, il fratello Sebastiano decise ben
presto di trasferirsi definitivamente da Messina a Sant’Agata
Militello.
Più volte fece parte
del Comitato di Zona della Sicilia.
Nel 1960 fu aperto al
pubblico un nuovo locale a Patti (ME), per l’interessamento del fratello
Teodoro Catania di Portland, New York.
Il 13 settembre 1964
anche Acquedolci (ME) ebbe un nuovo locale dove i
fedeli si riunivano e dove chi scrive ha fatto il suo incontro personale con
Dio.
Per il crescente numero
di fedeli testimoni, il 1° Novembre del 1971 venne aperto al pubblico un locale
ancora più grande ed accogliente in Sant’Agata Militello (ME), dove ancora oggi ci raduniamo.
Sebastiano Ganci fu
anche un attento e capace organizzatore: il 10 maggio 1963 si tenne a Sant’Agata Militello (ME) il
Convegno Regionale delle Chiese della Sicilia e dall’8 al 21 agosto 1966 il
Campeggio Itinerante della Sicilia si svolse fra i paesi di Sant’Agata Militello ed Acquedolci, dove il
Signore confermò dei giovani credenti, battezzando con lo Spirito Santo.
Nell’estate del 1967,
per quattro giorni, con dei giovani e la sua famiglia, il fratello Ganci si
prodigò all’evangelizzazione dell’isola di Pantelleria (TP).
La XXI Assemblea
Generale fu svolta nei locali della Comunità di Sant’Agala
Militello (ME), attraverso il suo apporto attento e
preciso, avvalendosi della collaborazione dei giovani fedeli, ai quali non
smise mai di dare i più grandi incoraggiamenti nel proseguire con decisione il
cammino cristiano.
Posso affermare che per
chi scrive il fratello Sebastiano Ganci fu, oltre ad un valido ministro dell’Evangelo,
un padre nella fede ed un amico, pronto sempre al servizio, un esempio ed un
sostegno morale e spirituale.
Sebastiano Ganci si
attivò per installare l’emittente Radio Evangelo, che ancora oggi trasmette dai
locali della chiesa.
Nel 1997, inoltre, si
prodigò per l’organizzazione del 50° anniversario della comunità di
Sant’Agata Militello.
Il suo instancabile
lavoro ministeriale offre a noi un esempio incancellabile. La sua condotta di
credente ha dato modo direttamente o indirettamente, a molti conservi
nell’Opera di Dio di impegnarsi sempre maggiormente nel servizio cristiano.
Ha servito ed amato con
rettitudine e fedeltà il Signore, avendo a cuore l’Opera di Dio.
Antonino
Vitale
Tratto
da «CRISTIANI OGGI» novembre 2005