Note biografiche di: Carlo Finney
L’esordio:
Carlo Finney nacque a
Warren nel Connecticut (Stati Uniti d’America) il
La piccola colonia dell’Oneida comprendeva una scuola
elementare, e in essa Carlo apprese tutto ciò che un
modesto pedagogo del tempo era in grado d’insegnare, vale a dire ben poco. Più
tardi, i suoi genitori, cui piacevano i viaggi, si stabilirono sulle sponde
meridionali del lago Ontario, dove le possibilità di conoscenze intellettuali
più solide erano ancora più scarse che nell’Oneida.
Cosi, quando all’età di ventisei anni Carlo Finney si trovò
per la prima volta a seguire l’insegnamento catechistico regolarmente impartito
da un ministro evangelico, le verità religiose assunsero per lui l’attrattiva
della novità. Correva l’anno 1818. Dopo aver cercato di darsi alla professione
poco lucrativa di maestro di scuola di un villaggio del New Jersey, Carlo si
era recato a Adams, nello stato di New York, per seguirvi degli studi pratici
di diritto presso un avvocato. C’era la una chiesa presbiteriana, diretta da un
rigido calvinista, di condotta irreprensibile, ma poco illuminato, il pastore
Giorgio Gale. La fisionomia intelligente del giovane studioso di legge, la
grand’attenzione con cui seguiva le sue predicazioni settimanali, la sua
regolarità ai culti, colpirono il pastore Gale, che entrò in contatto con lui,
e prese ben presto l’abitudine d’andarlo a trovare tutti i lunedì, per
giudicare dell’impressione prodotta su di lui dalla predicazione del giorno
innanzi. Queste conversazioni non avevano nulla di banale. Il giovane pagano,
la cui vita era sin qui svolta in gran parte fra i boschi, si stupiva di tutto,
voleva capire tutto, approfondire tutto. Le sue opinioni e le sue domande
imbarazzavano il teologo, poco abituato ad incontrarsi con uno spirito così
curioso.
- Che cosa intendete,
signor Gale, per ‘pentimento’? È ciò soltanto una tristezza intorno ai nostri
peccati? Uno stato passivo dello spirito? O è un movimento positivo della
volontà?
- E che cos’è la
‘santificazione’? Bisogna ritenere che sia un cambiamento fondamentale
dell’uomo, condotto a Dio da un’influenza decisiva che questi esercita su di
lui?
Il pastore gale non sapeva cosa rispondere, e Carlo Finney si
smarriva in congetture senza fine, essendo da un lato incapace di ammettere ciò
che non comprendeva, e dall’altro essendo tutt’altro che disposto a perire
nella sua ignoranza.
I membri della comunità presbiteriana si radunavano una volta
la settimana in preghiere comuni. Finney, la cui coscienza si era risvegliata,
frequentava regolarmente quelle adunanze. Ma ancora una volta, egli doveva
esserne profondamente deluso. Dopo qualche po’ d’assidua frequenza, dovette con
sorpresa accorgersi che le preghiere formulate in quelle circostanze non solo
non venivano esaudite – od almeno così gli pareva – ma poté arguire, dal tenore
stesso delle preghiere, che coloro i quali le pronunciavano erano i primi a non
aspettare l’esaudimento. I membri di quella chiesa si esortavano continuamente
a chiedere a Dio un risveglio religioso, affermando con forza che se essi
avessero supplicato Dio con fervore e con sincerità per ottenere un’effusione
prodigiosa del Suo Spirito, Dio non avrebbe mancato di farlo, ma d’altra parte,
non cessavano dal lamentare il deplorevole stato spirituale in cui giaceva la
comunità nel suo insieme.
Che cosa si
doveva pensare di quella patente contraddizione? Carlo Finney se ne era
scandalizzato. Talora, egli commentava sfavorevolmente in cuor suo la pietà di
quei cristiani che pregavano sempre senza mai essere esauditi, tal altra, egli
cercava umilmente di persuadersi d’aver frainteso le promesse del Signore.
Un giorno, nel corso di un’adunanza, gli fu chiesto se egli
desiderasse che si pregasse per lui.
No! Rispose egli,
perché non vedo che le vostre preghiere siano esaudite. Ho bisogno, io credo,
che si preghi per me, perché io mi sento un misero peccatore. Ma non vedo a che
mi gioverebbe di essere presentato al Signore da voi. Da quando prendo parte
alle vostre radunanze, per quanto scarsa possa essere l’efficacia delle vostre
preghiere, voi avete tuttavia pregato con un’intensità che dovrebbe bastare a
cacciare il diavolo da tutta la nostra città, eppure debbo costatare che voi
continuate a gemere e a lamentarvi delle sue malefatte.
Dopo essere rincasato, Finney aprì, la Bibbia e si mise a
leggere qua e là dei brani che gli sembravano offrire una risposta al suo
problema. “ Compresi allora – dirà di se stesso – che Iddio non li esaudiva
perché essi non si erano posti nella condizione richiesta per la preghiera
efficace, che cioè essi non pregavano con fede, non si aspettavano di ricevere
ciò che Dio aveva promesso di concedere loro ”.
Da
quel momento in poi, per lo spazio di circa due anni, Carlo, non volle più
altra guida, nella ricerca della salvezza dell’anima, se non la sola Parola di
Dio, la Sacra Scrittura. Aveva sete di verità, ed il suo spirito, per lunghi
anni avvolto dalle tenebre, si immergeva con un senso arcano di delizia nei
fiumi di luce che sgorgavano per lui dalla fonte medesima della luce.
Conversione e Battesimo:
Tuttavia, Carlo Finney non era ancora convertito. Se la sua intelligenza
aveva afferrata la verità, il suo cuore non era però stato ancora pienamente
conquistato.
Una domenica sera dell’autunno del 1821, turbato e commosso
dai rimproveri della propria coscienza, Carlo prese la risoluzione di fare, se
ciò gli fosse possibile, la pace con Dio.
La conversione di Carlo Finney merita di essere raccontata
per intero, perché essa è così originale e nuova, per il modo in cui avvenne, e
per l’influenza così profonda che essa esercitò, non solo sulla carriera del
futuro evangelista, ma sulla sorte di centinaia di chiese e comunità religiose,
da costituire un elemento fondamentale della storia della fede cristiana del
secolo scorso, per la sua importanza e per le cose straordinarie cui poté
condurre l’esperienza del giovane convertito.
Appena Finney ebbe deciso di risolvere il problema della
propria salvezza, un sentimento di vergogna si impadronì di lui. Da parecchi
mesi, la sua Bibbia giaceva sul suo scrittoio, confusa fra i suoi libri di
diritto: egli l’aveva nascosta. Tre giorni trascorsero così, durante i quali il
turbamento dell’anima sua non fece che accrescersi. La sera del martedì
successivo, era più che mai agitato. Egli tremava al pensiero che, se fosse
morto, l’inferno sarebbe stato il suo destino. Trascorse una notte tormentosa.
L’indomani mattina, mentre si recava all’ufficio, la
coscienza gli disse: “ No hai tu promesso
di dare il tuo cuore a Dio? Che aspetti ancora per mantenere la tua promessa? Credi
forse di poterti salvare da te stesso?
A queste parole, una
luce si fece nell’anima sua. La salvezza per grazia, insegnata nella Scrittura,
gli apparve improvvisamente con nitida precisione, come la verità stessa di
Dio, una salvezza completa e totale che era necessaria accettare rinunciando
definitivamente a vivere nel peccato. Senza neppure rendersene conto, il
giovane avvocato s’era fermato per la strada, con lo sguardo dell’anima
profondamente intento al meraviglioso quadro di vita e di redenzione che lo
Spirito di Dio gli andava dispiegando interamente. Di nuovo la voce disse: “ Vuoi tu accettare questa salvezza, oggi?
Si, ”rispose Carlo immediatamente “si, l’accetterò oggi, o ne morrò di dolore
”.
A qualche distanza dal villaggio di Adams sorge una collina,
a quel tempo coperta da una fitta vegetazione. Nelle sue ore di ozio, Finney
soleva andarvi a passeggiare e a riposare. Stavolta, invece di recarsi al suo
ufficio, egli si diresse verso la collina, e salendo verso la vetta, ripeteva
fra sé e sé: “ io darò il mio cuore a
Dio, o non ridiscenderò mai più di qui ”.
Giunto sulla
sommità, fece qualche passo e si mise in ginocchio, e chiuse gli occhi per
pregare. Ma la preghiera non veniva. “ Io non posso pregare ”, gridava; “ il mio cuore è dunque morto per Dio, io non
pregherò...! ”
Ma poi capì che il suo
cuore era ancora preda dell’orgoglio e delle considerazioni umane, e gettatosi
con la faccia a terra gridò con forza: “ non
lascerò questo luogo quand’anche tutti gli uomini del mondo e tutti i demoni
dell’inferno si radunassero qui per guardarmi! Un peccatore degradato come sono
io dovrebbe vergognarsi di essere sorpreso da un altro peccatore, mentre
implora in ginocchio la misericordia del suo Dio? No, questo è un peccato
troppo grave! ”
Il suo cuore era spezzato, le sue resistenze erano vinte, il
suo riguardo umano era sconfitto. Un versetto della scrittura gli balenò alla
mente: “ voi mi cercherete e mi troverete,
quando mi avrete ricercato con tutto il vostro cuore ” (Ger.29, 13).
“ Mi impadronii subito nel mio cuore, di queste parole.
Prima di allora non mi era mai venuto in mente che la fede fosse un atto
deliberato di fiducia e di abbandono a Dio, anziché un semplice stato
intellettuale. In quel momento, avevo finalmente coscienza di potermi interamente
confidare nella veracità dell’Eterno. Compresi che era stata la voce stessa di
Dio a farsi intendere a me. Signore gridai allora, ti prendo in parola! Tu sai
che io ti cerco con tutto il cuore, che io sono venuto qui per pregarti, e Tu
hai promesso di ascoltarmi. Parecchie altre promesse della Parola di Dio mi
furono in quel momento chiare nel cuore, tra cui alcune intorno al Redentore
dei peccatori. Non potrei spiegare, in linguaggio umano, quanto quelle promesse
mi apparissero vere e preziose. Io le prendevo l’una dopo l’altra, come
infallibili verità. Con tutta l’energia che riesce a trovare un uomo in punto
di affogare, mi afferrai e mi sospesi letteralmente da esse ”.
Finney restò
a lungo prostrato, pregando e ricevendo secondo la promessa di Gesù Cristo
(Giov. 14,26).
Verso sera, Finney sentì nuovamente il suo cuore fondersi: “ Ho bisogno, gridò, di spandere l’anima mia
davanti a Dio! Lo slancio dell’anima mia era così impulsivo, che mi precipitai
a pregare, nella stanza vicino allo studio. Non vi era in essa né luce né
fuoco, pure, essa mi parve tutta illuminata. Appena vi fui entrato ed ebbi
chiuso la porta dietro di me, mi sembrò di incontrarmi a faccia a faccia con il
Signore Gesù Cristo. Caddi in ginocchio ai Suoi piedi singhiozzando come un
bambino, confessandogli i miei peccati. Di li a poco mentre ero in intima
comunione con Dio ricevetti il Battesimo dello Spirito Santo, Egli scese su di
me con tale potenza, che io mi sentii come penetrare da parte a parte, corpo e
anima. Avevo la sensazione come di un’onda elettrica che percorreva tutto
l’essere mio, non potrei esprimere questa realtà con parole diverse. Sembrava
che il soffio del Signore medesimo, l’alitare di Dio!
Durante i primi mesi
che seguirono la sua conversione, Finney non si ritenne libero di abbandonare
l’ufficio di avvocato dove egli proseguiva il suo tirocinio legale. Ma doveva
presto giungere il giorno in cui gli sarebbe stato impossibile pensare ad altra
cosa che non fosse l’evangelizzazione dei suoi connazionali. Nella primavera
del 1822, egli si presentò al Presbiterio distrettuale, come candidato alla
licenza teologica, titolo che gli avrebbe permesso di diventare pastore
titolare di una comunità. Gli fu dato il programma degli esami che avrebbe
dovuto sostenere. I suoi studi di diritto lo avevano obbligato ad imparare un
po’ di latino e di greco, ma di teologia, finora, egli sapeva ben poco! I
membri del Presbiterio, perciò, lo esortavano a recarsi al famoso Collegio di
Princeton, per degli studi regolari. Egli rifiutò, dando del suo rifiuto una
caratteristica spiegazione: “ io non
volevo assolutamente sottopormi, ” scrive Finney nelle sue memorie, “ alla medesima influenza che essi stessi
avevano subita; stimavo difettosa l’educazione che essi avevano ricevuta, e la loro
persona e la loro vita non corrispondevano per niente all’ideale che io mi ero
fatto del ministro di Cristo. Ebbi molta ripugnanza a dir loro apertamente
queste cose, ma non potevo onestamente tacere ”.
Avendo dunque
Finney dichiarato di voler studiare la teologia da sé stesso, il pastore Gale
si offrì di dargli dei libri e dei consigli. Quest’offerta fu raccolta con viva
riconoscenza, ed il giovane candidato passò così due anni a prepararsi per le
prove che erano richieste dal programma teologico ufficiale. Egli voleva fino
alla fine rimanere estraneo all’influenza delle scuole e dei metodi scolastici,
e non dovere nulla a nessuno, se non allo studio personale e alla comunione del
Dio di verità a cui aveva dato l’anima sua e la sua vita. Non bisogna però
trascurare di riconoscere che questo suo spirito di indipendenza non gli impedì
di rendersi padrone dei principali sistemi di filosofia e di teologia in voga
nella scuole. Se la sua cultura intellettuale vi perdeva forse in estensione,
vi guadagnava certamente in profondità, poiché si conosce sempre meglio ciò che
si è appreso da se stessi.
Bisogna senza dubbio attribuire,
almeno in parte, a questa cultura teologica di autodidatta le sue vedute
originali, quella indipendenza e sicurezza di giudizio, quel coraggio di
pensiero, quella autorità di convinzione che distinguono Carlo Finney da tutti
gli altri teologi dell’epoca sua, e che più tardi doveva dare tanta forza al
suo insegnamento teologico nel seminario di Oberlin.
Nel marzo del 1824 Finney si
presentò al Presbiterio distrettuale, e superò gli esami teologici richiesti,
ottenendo la licenza teologica che gli avrebbe aperto i pulpiti di tutte le
chiese presbiteriane del suo paese.
Ministerio Pastorale:
Eccolo dunque
all’opera, in modo regolare, predicando due o tre volte ogni domenica e tre o
quattro nel corso della settimana, ad una congregazione attente, felice e fiera
di avere per conduttore un predicatore così distinto. Finney però era assai
meno soddisfatto dei suoi fedeli, dopo un mese di assiduo lavoro, non aveva
ancora veduto alcun segno di risveglio nei suoi fratelli di chiesa. Si era
accorto che la maggior parte di loro erano o cristiani illanguiditi, o
trattenuti da colpevoli legami nel mondo, o addirittura inconvertiti. Finney
era un uomo positivo e non poteva approvare questa situazione. Ed eccolo
radunare una sera i membri della chiesa e spiegar loro che egli è venuto per
renderli sicuri della salvezza dell’anima loro. Egli trascorse del tempo con
loro chiedendogli di sottomettersi all’Evangelo citando le parole del servo
Abramo: “ ora dunque, se voi volete usare
benignità e lealtà verso il mio Signore, significatemelo, altrimenti, fatemelo
sapere, ed io mi rivolgerò a destra e a sinistra ” (Genesi 24, 29). “ Se voi non avete il pensiero di convertirvi
e di dedicarvi al servizio di Cristo, dichiaratemelo, affinché io non lavori
più in pura perdita in mezzo a voi. Voi riconoscete che io vi annuncio
l’Evangelo, voi fate professione di credere all’Evangelo, ebbene, volete voi
veramente riceverlo? Avete voi l’intenzione di riceverlo o di rifiutarlo? Voi
dovete certo avere un’opinione a questo proposito. Poiché riconoscete che io ho
annunciato la verità, io ho il diritto di ritenere che voi riconosciate
l’obbligo in cui vi trovate, di sottomettervi immediatamente a Cristo. Voi non
potete respingere questo obbligo, volete dunque mantenerlo? Volete voi fare ciò
che riconoscete essere vostro dovere? Se si, dichiaratemelo senza ambagi.
Altrimenti, ditemelo francamente, ed io me ne andrò altrove ”.
Vi fu un movimento di sorpresa nell’assemblea. Era la prima
volta che qualcuno la trattava in questo modo! Desideroso di essere ben
compreso, Finney ripeté il suo dilemma sotto parecchie forme differenti, poi
aggiunse: “ In questo momento, mi importa
di sapere quel che voi pensate. Desidero che tutti coloro fra voi che si sono
preposti di diventare cristiani e vogliono impegnarsi a fare immediatamente la
pace con Dio, si alzino in piedi; quelli fra voi che hanno deciso di non
diventare cristiani e intendono far conoscere questa decisione a me ed a
Cristo, rimarranno seduti.
Voi che siete pronti ad impegnarvi davanti a me e davanti
a Cristo, a fare immediatamente la pace con Dio, vogliate alzarvi! E voi, che
intendete farmi conoscere che volete rimanere nella condizione attuale e non
accettare Gesù Cristo, rimanete pure seduti ”!
Gli uditori si guardarono gli uni gli altri, e poi guardarono il; loro
pastore. Ma nessuno si mosse. Finney non era impreparato a questa possibilità.
Dopo aver dato uno sguardo intorno, a tutto l’uditorio, nel silenzio generale
esclamò: “ così, la vostra decisione è
presa. Voi avete rigettato Cristo ed il suo Evangelo. Voi ne siete testimoni
gli uni contro gli altri e Dio lo è contro tutti, sia ben chiaro! Voi vi
ricorderete ormai, fino alla fine della vostra vita, che voi vi siete
pubblicamente schierati contro Gesù Cristo. Mentre Finney così parlava,
all’assemblea, ritenendosi offesi dalle sue parole, si levò in massa e prese la
via della porta. Finney tacque. Tutti si voltarono per vedere che cose egli
avrebbe fatto.
“ io non sono
afflitto per voi, e vi parlerò ancora una volta, Dio volendo, domani sera ”.
Tutti uscirono, tranne
uno dei Diaconi, il signor Mac C. , che si avvicinò al pulpito e prendendo la
mano del predicatore, gli disse: “ fratello
Finney, voi li avete conquistati. Ormai non vi sarà più riposo per loro,
siatene persuaso. Io sono convinto che avete agito come si conveniva, e ne
vedremo presto le conseguenze.
Quei due
uomini, soli contro tutti gli altri, si impegnarono nello stesso istante a
trascorrere il giorno successivo nel digiuno e nella preghiera, ciascuno per
proprio conto il mattino, insieme nel pomeriggio.
In realtà tutta la
popolazione era in subbuglio. Sentivano tuonare dentro le loro orecchie le parole
del pastore, molti espressero anche parole di minaccia, asserendo che Finney
aveva avuto l’audacia di far loro prestare giuramento che non avrebbero più
servito Dio e che li aveva costretti a rigettare Cristo e il Suo Evangelo.
A tutto questo Finney era preparato. Il pomeriggio del giorno
seguente si recò con il Diacono in un bosco vicino, e lì insieme lottarono in
preghiera fino al crepuscolo. Il Signore unì i loro cuori promettendogli
vittoria. Quando fu suonata l’ora della radunanza, i due rientrarono in città.
Quelli che li vedevano passare chiudevano con fragore le loro botteghe, altri
lasciavano i loro affari per seguirli. La sorpresa fu che la sala da culto si
trovò ad essere troppo piccola per contenere tutti gli intervenuti.
Finney non aveva fatta nessuna preparazione speciale per il
discorso che intendeva rivolgere alla congregazione. Lo Spirito Santo era sopra
di lui ed egli aveva la persuasione che al momento opportuno avrebbe ricevuto
da Alto ciò che avrebbe dovuto dire. Giunto al pulpito, senza darsi il tempo di
cominciare con il canto e con la preghiera, egli pronunciò ad altissima voce le
parole del profeta Isaia: “ dite al
giusto che egli avrà del bene, perché egli mangerà il frutto delle opere sue!
Guai all’empio! Male gli coglierà, perché gli sarà reso quel che le sue mani
hanno fatto ”! (Is. 3: 10-11)
Allora per più di
un’ora la Parola di Dio scese sopra l’assemblea, spazzando via ogni ostacolo.
Era un fuoco ed un martello che infrangeva la roccia, una spada penetrante fino
alla giuntura delle ossa ed al midollo. Si vedeva una profonda persuasione di
peccato invadere i cuori degli uditori. Molte persone erano incapaci di tenere
la testa alta. Quella sera, avendoli invitati ad un’altra adunanza, li
congedai.
Durante tutta la notte
seguente, l’alloggio dell’evangelista fu assediato dalle persone che venivano
ad esigere le sue scuse per conto di parenti o amici, che il sentimento del
peccato aveva piombato improvvisamente in una sincera disperazione, parecchi
avevano addirittura risentito un reale malessere fisico. Ci furono alcuni
episodi degni di nota, come quello di un uomo, che la conversione della moglie
aveva messo fuori di sé, e che si era recato ad una delle radunanze successive
con in tasca una pistola carica, risoluto ad uccidere il predicatore. A metà
del sermone di Finney, l’uomo si lasciò cadere giù dalla sua sedia, gridando
che stava per sprofondare all’inferno. Era in uno stato psichico così pietoso
che fu necessario trasportarlo a casa sua a forza di braccia. Il giorno dopo,
incontrando Finney per strada, gli si gettò al collo e lo abbracciò piangendo.
Da allora in poi, egli fu uno dei più zelanti amici della causa dell’Evangelo
ad Evans Mill.
Il risveglio si
propagava rapidamente, con grande rabbia di un taverniere del luogo, la cui
clientela andava sempre più diminuendo. Quest’uomo ignorante e grossolano, non
cessava dal maledire l’evangelista e dal bestemmiare contro Dio, tanto che un
giovane cristiano, che abitava di fronte a lui, decise di cambiare alloggio per
non aver più da sentire quegli orrori.
Quale non fu la
sorpresa di Finney, qualche giorno più tardi, nel vedere entrare quell’oste
nella sala del culto! Mentre egli prendeva posto, in mezzo all’assemblea, i
presenti si scostavano, sospettando le sue intenzioni, anzi parecchi fra gli
astanti preferirono abbandonare la sala. L’oste si era preparato a sedere in un
angolo, ma dopo un po’ si alzò tremante e chiese al pastore il permesso di
parlare. Avutolo, egli fece ad alta voce una piena confessione dei suoi
peccati, e dichiarò che ormai la sua casa sarebbe stata consacrata a Dio.
Infatti a partire da quel giorno, e per lungo tempo, vi fu ogni sera una
radunanza nella sua osteria.
Il matrimonio:
Carlo Finney si sposò
nell’ottobre del 1824. Egli aveva allora trentadue anni. Nulla può meglio
sottolineare la sua consacrazione al servizio di Cristo che le circostanze che
seguirono quell’evento, così importante nella vita di qualsiasi uomo.
Gli ultimi giorni:
Il secondo
soggiorno di Finney in Inghilterra diede il segnale ad un risveglio molto
intenso e molto esteso e ad un’opera pressoché sovrumana, da lui guidata e
controllata con l’antico fervore.
Era l’anno
1859, Finney aveva quasi sessantotto anni, e nonostante la sua età avanzata ,
egli dovette per rispondere alle domande che gli venivano rivolte tenere quasi
ogni giorno delle radunanze in tutte le principali città dell’Inghilterra e
della Scozia.
Quando,
qualche tempo dopo, egli riattraversò l’Atlantico e rientrò a casa sua ad
Oberlin, egli era veramente spossato, ma la vista dei suoi figliuoli
spirituali, che da ogni
dove giungevano sul suo passaggio per testimoniargli la
loro gioia per il suo ritorno, gli restituì le forze. Egli riprese così il suo
corso di teologia nel seminario e le sue predicazioni nella chiesa da lui
stesso fondata, e di cui la comunità non aveva mai cessato di considerarlo
pastore titolare.
Ma egli
dovette rassegnare i suoi uffici pastorali nel 1872 per concentrare ora
esclusivamente quanto gli rimaneva di forze a favore degli studenti del
seminario. Non era infatti soltanto il loro professore, ma anche il loro
pastore e si occupava della cura delle loro anime, più ancora che dello
sviluppo della loro mente.
Egli dovette
dare la sua ultima lezione alla fine di luglio del 1875, quando appunto stavano
per cominciare le vacanze, che dovevano essere il suo “ grande riposo ”. Era
giunto infatti il momento in cui il Maestro, che egli aveva fedelmente servito
per tutta la sua vita, lo avrebbe chiamato a Sé.
Il veterano
di tante lotte teologiche e di tante vittorie riportate sull’avversario delle
anime conservava ancora intatte tutte le sue facoltà e le sue energie, la sua
vivacità di spirito, e la freschezza dei suoi sentimenti. Egli portava
allegramente i suoi ottantadue anni e il suo incedere rapido, leggero, non era
punto quello di un vegliardo.
Il suo ultimo
giorno su questa terra fu una domenica, che Carlo Finney trascorse pacifico e
sereno nel seno della sua famiglia, come di consueto. Verso sera, egli fece una
breve passeggiata appoggiato al braccio della sua consorte, e andò a sedersi
alcuni istanti sotto la finestra della chiesa per godere del canto degli inni
che la comunità cantava in quel momento. Un gruppo di rondini spiccò
improvvisamente il volo da sotto il tetto della chiesa, aggirandosi intorno al
campanile in spirali sempre più ampie e sempre più alte, finché disparve allo
sguardo.
Rientrato in
casa, Finney fu assalito da un’acuta sofferenza al cuore, che si prolungò per
tutta la notte. La mattina del 16 agosto 1875, egli era spirato.
Avremmo potuto raccontare tante altre cose su quest’uomo
di Dio, di come umile strumento si lasciò usare dalle mani sapienti e sante del
suo Signore.
Egli poté essere parte vitale dei molti risvegli sia in
America, che in Inghilterra e nel Galles, negli anni che lo videro su questa
terra.