ANTONIO DI BIASE
Era le
figure più rappresentative del mondo pentecostale italo-americano,
che nell’immediato secondo dopoguerra hanno svolto un’ampia attività di
evangelizzazione ed edificazione in Italia, spicca Antonio Di Biase.
Nacque
nel 1897 a Guglionesi, un grande centro agricolo del
Molise situato sulla riva sinistra del fiume Bifemo,
in provincia di Campobasso.
Emigrò in
Canada insieme alla sua consorte, Celeste Massarelli,
che sarà la sua più grande ed umile collaboratrice in tutto l’arco del suo
lungo ministerio.
I coniugi
Di Biase si stabilirono a Montreal, capitale dello stato del Quebec, che ancora
risente dell’iniziale colonizzazione francese del XVI secolo e che all’epoca
per il grande fenomeno migratorio aveva accolto molti emigrati italiani.
Qui
entrarono in contatto con l’Evangelo ed Antonio poco dopo la sua conversione
venne battezzato nello Spirito Santo e ben presto il Signore lo chiamò al
ministerio.
Le poche
notizie biografiche a disposizione non permettono di scrivere molto di più delle
sue esperienze iniziali nella vita cristiana.
Tuttavia
basti sapere che a seguito del suo zelo per l’opera di Dio e la sua
instancabile attività nel ministerio e nell’evangelizzazione venne eletto nel
1935 pastore della prima chiesa pentecostale italiana di Montreal.
Questa
comunità era sorta nel 1921 tra un gruppo di evangelici italiani metodisti che
accettarono il messaggio pentecostale e si costituirono autonomamente,
iniziando le riunioni di culto la prima domenica di settembre.
Durante
il periodo del suo ministerio pastorale a Montreal, la Comunità, che era stata
riconosciuta nello Stato del Quebec nel 1926, ottenne con lettere patenti
supplementari del 23 settembre 1936 il cambiamento del nome in Fabre Street Pentecostal Church.
Egli fu
tra i sostenitori di una maggiore collaborazione tra le chiese pentecostali
italiane in Canada, e nel 1944 in occasione del primo Convegno dei
rappresentanti di queste chiese fu raggiunto lo scopo di unire le chiese in una
comunione più stretta e fu nominato un consiglio missionario per dirigere
l’opera delle missioni.
Il
convegno seguente fu tenuto a Montreal, Canada dal 30 giugno al 1 luglio 1945,
furono fatti passi per un ulteriore organizzazione delle chiese in Canada in
un’unica struttura e il nome scelto fu Chiesa Cristiana del Nord America.
Questo nome fu scelto per identificare le chiese canadesi con quello delle
chiese consorelle degli Stati Uniti.
Le chiese
canadesi dovevano essere considerate come un distretto di quelle in USA. Questa
decisione tuttavia, non si realizzò come programmata a causa di impedimenti
legali” (1).
Nel 1946
Antonio Di Biase lasciò il pastorato della chiesa di Fabre Street e il fratello Alberico De Vito fu eletto
pastore. Sotto il ministerio di quest’ultimo la chiesa si sviluppò anche per
l’afflusso di molti fratelli e sorelle emigrati dall’Italia; l’opera continuò,
quando Alberico De Vito sentì la chiamata per svolgere il ministerio in Italia,
sotto la guida di Mario Spiridigliozzi, e quando
questi sentì la vocazione di trasferirsi a Vancouver, nella Columbia
britannica, per sviluppare la missione tra gli italiani, fu chiamato a Montreal
Giuseppe Manafò, l’attuale pastore.
Dal 1946
ad oggi, la Chiesa di Fabre Street è aumentata di
numero, ha ampliato la sua sede molte volte, ma soprattutto per la visione
evangelistica e missionaria dei suoi pastori e collaboratori, ha assunto un
ruolo insostituibile tra le chiese pentecostali italiane del Canada.
Ma
torniamo al nostro Antonio Di Biase. Egli avvertì il desiderio e la chiamata di
Dio di visitare l’Italia e nei primi mesi del 1947 giunse a Roma.
Chi
scrive ricorda con commozione le riunioni di giovani che si tenevano in casa
Arcangeli, a Roma, ed in particolare la sera quando il fratello Di Biase
incoraggiò i giovani presenti a consacrarsi al Signore senza riserve. Questo
fedele servitore del Signore fu lo strumento usato da Dio per richiamare
l’attenzione sull’importanza di un ministerio a pieno tempo.
All’epoca,
nel Movimento Pentecostale italiano, che soltanto nell’Assemblea Generale dell’Agosto
di quell’anno assumerà il nome di “Assemblee
di Dio in Italia”, non c’era neanche un ministro a pieno tempo dedicato
completamente all’attività dell’Opera.
Il
Movimento era uscito dal secondo conflitto mondiale e da dieci anni di tremenda
persecuzione, e all’epoca ricominciavano le limitazioni della libertà di culto
sulla base della infamante circolare Buffarini-Guidi
del 1935.
Tuttavia
la visione di fede di Antonio Di Biase era quella di vedere le Chiese
Pentecostali Italiane organizzate biblicamente e guidate da pastori che
avrebbero avuto nessun altro peso che la cura delle anime e l’evangelizzazione
del nostro popolo.
Egli
partecipò vivamente alla VI Assemblea Generale tenutasi a Napoli nel 1947 ed
incoraggiò la costituzione di una forma di struttura che avrebbe aiutato lo
sviluppo delle Comunità e l’espansione della testimonianza evangelica in
Italia.
Tornerà a
Montreal, si trasferirà poi negli Stati Uniti per prendere cura nel 1950 della
chiesa di Reading, Pa.
La sua
visione evangelistica ed il suo interesse per l’Italia, però, non si erano
sopiti con la breve missione precedente.
Quando la
Chiesa Cristiana del Nord America decise di inviare un rappresentante in
Italia, come avevano fatto le Assemblee di Dio Italiane in USA, “la scelta cadde sul fratello A. Di Biase
..., che sbarcò a Napoli nel dicembre” (1951) (2).
Il suo
mandato di rappresentante durò soltanto un anno, ma “contribuì a chiarire sempre più profondamente la posizione dell’Opera
d’Italia che desiderava aver comunione con tutti e gradiva la collaborazione di
tutti” (3).
Quell’anno
fu laboriosissimo sia per lui che per la sua fedele ed instancabile consorte.
Antonio Di Biase non era certo l’uomo adatto per un lavoro d’ufficio e la sua
attività di rappresentante si limitò alle relazioni del lavoro svolto da
fratelli nelle varie zone, piuttosto che ad organizzare, come forse richiedeva
il Comitato Missionario delle CCNA, una forma di struttura amministrativa che
invece il suo successore tentò di attuare, senza alcun risultato, in quanto il
Consiglio Generale delle Chiese ritenne di non poter “subordinare la propria attività all’interferenza amministrativa di
qualsiasi organizzazione perché i vari problemi ... potevano essere risolti
soltanto ... nei limiti della più ampia autonomia” (4).
I coniugi
Di Biase credettero di poter svolgere il loro mandato attuando un ministerio di
incoraggiamento e nonostante le disastrose condizioni della rete di
comunicazione stradale nazionale ed i precari mezzi di trasporto, raggiunsero
le località più impervie ed isolate pur di essere un mezzo di edificazione a
chiese e gruppi.
Antonio
Di Biase si impegnò anche in un vasto lavoro di evangelizzazione tenendo
riunioni all’aperto e fu invitato a celebrare centinaia di battesimi di nuovi
credenti in varie località.
Lascerà
l’Italia per assumere il pastorato di una delle
chiese italiane di New York, a Herkimer Street, che
curerà per alcuni anni.
Nel 1954,
proprio per la sua instancabile visione missionaria tra gli italiani, fu eletto
nel Comitato Esecutivo della Chiesa Cristiana del Nord America e rieletto senza
interruzione fino al 1958.
Nel 1963
tornerà in Europa e svolgerà un itinerario tra le chiese italiane costituite da
emigrati italiani residenti in Belgio, Francia, Germania e Inghilterra ed
assisterà con grande emozione e gioia al primo Convegno Pastorale delle Chiese
Cristiane Italiane del Nord Europa, associazione di chiese evangeliche di fede
pentecostale in stretti legami fraterni sia con le CCNA che con le ADI.
Terminato
il suo ministerio nella chiesa di Herkimer Street,
New York, Antonio Di Biase con la sua fedele consorte tornò in Canada tra i
suoi fratelli che erano stati testimoni del suo zelo evangelistico e del suo
amore per le anime.
Egli ebbe
la gioia di vedere che le chiese pentecostali italiane del Canada, riconosciute
legalmente nel 1959 come “Chiese
Pentecostali Italiane del Canada”, si erano sviluppate ed erano aumentate
di numero a causa di tanti emigranti italiani giunti in quella nazione ospitale
nell’immediato dopoguerra.
I
fratelli l’accolsero con affetto e rispetto tanto che lo elessero per il
biennio 1970-72 Sopraintendente della CCIPC.
Continuerà
a svolgere il suo fedele ministerio finché le forze e la salute glielo
consentiranno, e nel febbraio 1974 sarà richiamato alla Casa del Padre, che
aveva servito ed amato con rettitudine e fedeltà “avendo a cuore l’opera di Dio”.
Francesco
Toppi
NOTE:
1. Luigi Zucchi, The italian
Pentecostai Church of Canada, Origin and Brief History, Montreal, 1986, pag.
19;
2.
Roberto
Bracco, li Risveglio Pentecostale in Italia, Roma, 1956, pag. 46.
3.
Ibidem,
pag. 46.
4.
Ibidem,
pag. 46.
Tratto
con permesso da «CRISTIANI OGGI» N° 11/1990