Chi scrive, giovanissimo pastore della nascente comunità
di Salerno, nel 1950 fu incaricato di prendere cura della nuova comunità di
Siano, dove la sorella Cristina stava evangelizzando
con successo, seguendo il suo metodo preferito, quello di sedersi nella strada
e parlare con tutti.
Si era formata un comunità
di una trentina di credenti, molti dei
quali non avevano ancora testimoniato della propria fede con il battesimo.
Avevano preso in fitto un locale sotto l’androne di un
antico palazzo, in una zona quasi centrale della cittadina. Era stato addobbato
con vecchie sedie, un tavolo ed una piattaforma. Sul muro, la sorella Cristina aveva fatto
affiggere un manifesto, forse portato dall’America, con il versetto :” E Maria
disse: L’anima mia magnifica il Signore; e lo Spirito mio festeggia in Dio, mio
salvatore”. Sulle altre due pareti campeggiavano altri due
testi biblici :” Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu, e la casa tua” e “Iddio ha tanto amato il
mondo, ch’Egli ha dato il Suo Unigenito figliuolo, acciocché chiunque crede in Lui
non perisca, ma abbia vita eterna”.
La sala era povera, con le pareti
scrostate qua e là, molte sedie erano mal ridotte, insomma era proprio
una chiesa primitiva.
I culti erano frequentati e la sorella Cristina, in prima
fila, interveniva con una testimonianza molto efficace prima di
ogni sermone.
Molti partecipavano alle riunioni di culto, quasi tutti
per la prima volta e tutti erano interessati.
Una sera, però, accadde un fatto insolito.
Trovai la sala gremita
più del normale, era in visita anche Rocco Ciotta
(1909-1992), anziano della chiesa di Lioni (AV).
Giungendo notai un assembramento di gente, molti erano
ragazzi muniti di bastoni. Iniziai ugualmente il culto confidando nell’aiuto di
Dio, ma immediatamente un uomo cominciò a disturbare, mi resi conto che si
trattava di facinorosi che volevano creare problemi di ordine
pubblico. Notai tra l’altro che quell’uomo
aveva in mano un fazzoletto con cui si copriva una guancia.
Interruppi il culto, mi accostai e scopersi che si era
ferito per poi affermare che lo avevamo malmenato.
Ordinai di chiudere la porta e chiesi d un fratello di
andare a chiamare i carabinieri, che giunsero poco dopo. Spiegai loro i fatti e
arrestarono quell’uomo e qualche altro trovato con
dei bastoni in mano; purtroppo fu arrestato anche il Ciotta,
perché non aveva alcun documento d’identità.
Potemmo poi proseguire il culto.
La reazione di quel clero locale era il risultato
dell’evangelizzazione “a tappeto” compiuta dalla Brancaccio.
Quel mancato attentato risultò
poi alla gloria di Dio.
Rocco Ciotta fu messo in guardia
insieme ai capibanda della sommossa, i quali piangevano perché erano stati
arrestati. Il nostro fratello li rimproverò e quando
fu portato loro del cibo, li obbligò a pregare con lui per ringraziare Dio di
quanto aveva provveduto.
La settimana seguente tornai per il culto.
Il Comandante dei Carabinieri mi aveva chiesto di
celebrare il culto a porte chiuse per evitare altri disordini.
Accettai.
La sorella Cristina si oppose, ma fui fermo nella mia
decisione.
Avevo detto ad un fratello di appoggiarsi alla porta con
l’intesa che se avesse sentito spingere, dopo che se ne fosse accertato, avrebbe aperto lasciando entrare liberamente il visitatore.
Quella sera la sala fu colma di persone come non mai.
Forse è utile accennare che la
Brancaccio si interessò per acquistare una casa, come diceva lei,
per il culto, ma fu ingannata. La proprietà fu acquistata da quattro falsi
credenti e la comunità si trovò ben presto senza locale.
Dinanzi a questo triste evento la sorella Cristina non si
sgomentò e rispose:”tutte le cose cooperano al bene di
quelli che amano Dio”.
La testimonianza però fu salva e fra alterne vicende un
gruppo di credenti rimase fedele e ancora oggi esiste
una sana comunità che testimonia dell’amore di Cristo. Risultati
diretto dell’opera di testimonianza personale della sorella
Cristina fu la costituzione della
comunità di Sarno e di Siano, ma anche molte altre
anime furono raggiunte dall’Evangelo per mezzo di lei, in tutte le cittadine a
sud di Napoli.
Quando ormai ottuagenaria perdette le forze fu accolta
nella casa di riposo evangelica ”Betel”, a Roma, dove il Signore , che aveva servito ed amato, la raccolse a Sé.
Aveva speso ben 50 anni della sua vita per testimoniare di
Gesù.
Dagli anni ’30 fino alla sua morte, avvenuta intorno al
1980, rimase sempre in Italia, fatta eccezione per il periodo dal 1935 al 1945.
Appena terminato il secondo conflitto mondiale tornò aiutando tutti e dando del suo
per il bene degli altri. Indubbiamente era una donna con caratteristiche
peculiari, al limite dello stravagante, ma tutta
dedita alla testimonianza cristiana.
Una visita a Roma
Chi scrive ricorda due appisoli
esemplari.
Si trovava a Roma ospitata presso la chiesa e volle andar
a far visita ad una sorella malata ricoverata presso uno degli ospedali romani.
L’accompagnava un’altra credente.
Salite sull’autobus, nel lungo tragitto fino all’ospedale
testimoniò a tutti ad alta voce creando perfino qualche punta di allegria per il linguaggio italo-napoletano,intercalato
con esclamazioni in “americano”.
Visitò la malata, ripetendo la stessa cosa nella corsia
dell’ospedale.
Uscendo, mentre tentava di salire sull’autobus, che
intanto aveva terminato la corsa ed era tornato al capolinea, la sorella che
l’accompagnava sentì il fattorino gridare all’autista:”Parti
prima dell’orario, sta tornando di nuovo
quella donna che ha messo sottosopra l’autobus”, e partirono subito senza
attendere che le sorelle salissero sul mezzo pubblico.
Abituata com’era a sedersi fuori della porta della casa
dove era ospitata, come avveniva nei piccoli centri del Sud, una mattina, verso
le
Chi scrive, nel primo pomeriggio andò a chiedere scusa ai
proprietari di
quella ditta per l’invadenza della sorella Cristina, ma con grande meraviglia
la risposta fù :”Quali scuse, l’ ha mandata Dio, quei
tre uomini della Finanza venuti per fare un sopralluogo, ma invece non sono
riusciti a fare nulla perché intrattenuti dalla vecchietta hanno rilasciato un
verbale per cui tutto risulta regolare”.
I suoi interventi erano irresistibili e fuori del comune,
tuttavia il Signore la usata per la dedizione e
l’amore che nutriva per Lui.
Con le sue peculiarità, Cristina Brancaccio può essere considerata uno
strumento usato da Dio per la conversione dell’Evangelo di moltissime anime.
Le comunità di Sarno e di Siano,
come tanti altri credenti sparsi nella provincia di Napoli e Salerno, sono il risultato della sua opera evangelistica.
Il Signore ci usa come siamo, purché ci doniamo a Lui
interamente.
Francesco Toppi
Tratto
da :”Cristiani Oggi” 16-