MICHELE ANDRISANI
Michele Andrisani nacque a Matera il 28 ottobre 1898, da umili
contadini e crebbe in quella città, testimone fin dalla prima infanzia della
conquista contadina del primo ventennio del ‘900.
Per dare
un’idea della condizione del Meridione ed in particolare della Basilicata e di
Matera, ecco una descrizione di un quotidiano napoletano dopo il primo sciopero
del 1902: “...a Matera mi si presentò un
quadro straziante e desolante. La prima impressione fu di trovarmi davanti a
gente che vive ancora in una specie di semplicità
primordiale, imbevuta di misticità, diffidente e malevola per il brutale
isolamento in cui vive. Chiusa da secoli in questa vecchia città,
capricciosamente e bizzarramente costruita sui fianchi di una collina senza
quasi alcun contatto con la civiltà, in continua comunione con la terra, essa
accetta il male senza opposizioni e crede al bene senza comprenderlo”.
Gli
abitanti di Matera, in maggioranza residenti nei “Sassi”, avevano a disposizione una sola fontana di
acqua potabile situata nel centro cittadino, oltre alle cisterne dove
raccoglievano acqua piovana.
Soltanto
nel 1908 vi sarà la prima illuminazione elettrica.
L’analfabetismo
superava il 70% e la popolazione scolastica elementare era costituita da 700
alunni.
In questo ambiente sociale apparve come una meteora Luigi Loperfido, il notissimo “Monaco bianco” che nel 1900 costituì la prima lega dei contadini.
Contadino
egli stesso, emigrato in America dalla natia Montescaglioso,
tornò con capelli lunghi indossando un saio bianco e calzando sandali a piedi
nudi e cominciò a predicare l’uguaglianza, la necessità della
istruzione, del lavoro retribuito equamente per tutti e fondò la “Lega dei contadini”, che nel 1902
contava ben 3.000 iscritti.
In realtà
questi suoi principi sociali erano ispirati dal suo
incontro con l’ambiente evangelico degli Stati Uniti.
Il Loperfido, nonostante la sua originalità e il suo aspetto
mistico di profeta, venne inizialmente accettato come
un “messia” venuto a risollevare le
sorti angosciose dei braccianti agricoli di Matera
L’azione
sociale intrapresa ottenne impegni di miglioramenti salariali e la promessa che
ai contadini sarebbe stato accordato il diritto di
spigolare dopo la mietitura. Un “signore”
del luogo, però, si rifiutò di permettere l’esercizio di questo diritto; il
campo venne “occupato”, accorsero i
carabinieri e vi furono feriti ed un morto. Il Loperfido
venne arrestato ma poi assolto in giudizio alla fine
del 1902, per le decine e decine di testimonianze in suo favore. I suoi sostenitori
riuscirono a produrre le prove che non aveva aizzato
il popolo alla rivolta, ma anzi lo aveva sempre spinto verso il bene ed “educato alla giustizia”.
Le sue
iniziative, comunque, riuscirono a mobilitare
l’opinione pubblica e di conseguenza nel 1904 si giunse al varo della legge
speciale per la Basilicata, che tuttavia non produsse grandi risultati. La
maggior parte degli abitanti di Matera continuò a vivere nei “Sassi”: “abitazioni” scavate nel tufo e
suddivise in vani con tramezzi, portici o con vecchie coperte che spesso
separavano le persone dagli animali “domestici”.
I “Sassi”, il Sasso
Barisano a nord e il Sasso Caveoso
a sud, soltanto dopo la legge 619 del 1952 sono stati evacuati e gli abitanti
trasferiti nei nuovi rioni periferici.
I “Sassi” da allora sono divenuti una attrazione turistica ed un museo archeologico, ma
rimangono “anche il documento più
eloquente della condizione subalterna della civiltà contadina: un terribile
inferno sociale” .
Luigi Loperfido, abbandonato il saio bianco, continuò la sua
missione enfatizzando l’aspetto religioso di questa sua “crociata” e costituì a Matera una comunità evangelica battista, di
cui è rimasto pastore praticamente fino alla sua
morte, avvenuta negli anni ‘50.
Tutta questa introduzione era necessaria per spiegare la “genesi” del Movimento pentecostale a
Matera e in Basilicata, del quale Michele Andrisani
fu uno dei pionieri più noti.
Nonostante il ben noto e difficile ambiente sociale nel
quale viveva riuscì a prendere la licenza elementare e presto divenne muratore,
cementista ed imbianchino. Più tardi come autodidatta acquisirà una cultura
soprattutto biblica e diverrà anche
un abile orologiaio, per mantenere la sua numerosa famiglia.
Frequentò
giovanissimo la comunità battista fino a primi mesi del 1914, quando Antonio
Plasmati, un materano che si era convertito nella Assemblea Cristiana di Chicago, invitò Giuseppina Zollo ed uno dei suoi figli a Matera da Ginosa
(TA), dove aveva costituito la comunità pentecostale.
Dell’attività
evangelistica di Giuseppina Zollo esiste la seguente
nota storica inserita in una delle due fonti del Movimento pentecostale
italiano, la “Storia dell’opera italiana”, di Pietro Ottolini:
“... verso la fine del 1913
la sorella Giuseppina Zollo, mentre andava in
missione, al suo paese nativo, durante il viaggio, incontrò un credente che conosceva l’Evangelo e gli testimoniò
dell’opera dello Spirito Santo. Costui credette e portò la buona novella a Ginosa dove un bel numero accettarono
la testimonianza. (...) Allora
Inizialmente
furono accolti nella chiesa battista, ma ben presto,
per ragioni dottrinali, dovettero ritirarsi con circa quindici simpatizzanti.
Cominciarono
le riunioni nel bar-trattoria sito in Via Roma, pomposamente chiamato “Albergo Lo Monaco”,
che ora non esiste più.
Aumentando
il numero dei credenti, si rese necessario trovare un locale più ampio e il
gruppo cominciò a radunarsi in una casa privata, in Via Muro nel “Sasso Caveoso”
che veniva identificata come la “chiesa del Muro”.
Quando questa
casa fu venduta,
Nel 1921
dal locale del “Pappagallo”, ormai
divenuto insufficiente a contenere la comunità che aveva goduto in quegli anni
del fecondo ministerio di Pietro Ottolini e Giacomo
Lombardi, i credenti pentecostali si trasferirono in un’ ampia
sala in Via Spartiventi, n. 5, acquistata da Felice Lisanti, un materano emigrato in
Canada che nel primo dopoguerra svolse un’ampia attività evangelistica sia in
Basilicata che in Sicilia. Nell’atto di acquisto
dell’immobile è inserita una costituzione ufficiale della Comunità che però era
stata fondata di fatto già nel 1914. Anziani furono in un primo tempo lo stesso
Antonio Plasmati e poi Alessio Festa, fino al 1935.
Michele Andrisani, dopo la sua conversione e l’esperienza del
battesimo nello Spirito Santo, si rese immediatamente attivo nell’opera di evangelizzazione a Matera e nella provincia.
Per la
struttura della comunità, fin dal principio fortemente congregazionalista,
si procedette ad elezioni per gli incarichi e venne
ripetutamente scelto come “vice anziano”,
un ufficio elettivo per quei credenti che avevano ricevuto da Dio il “ministerio della Parola”, senza togliere
l’onore ed il rispetto al fratello anziano che aveva iniziato la comunità.
Andrisani
rappresenterà in questa veste
Nel 1935,
con l’inizio della persecuzione contro il Movimento pentecostale, anche le
chiese della Basilicata ne subirono le dirette conseguenze con arresti e
sorveglianza speciale.
Nel
novembre del 1939 insieme con Francesco Giancaspero, Andrisani prese
l’appalto per la tinteggiatura della facciata della federazione nazionale
fascista di Matera. Vennero entrambi arrestati sul lavoro e per aver ospitato
il Giancaspero a casa sua ed aver svolto attività
pentecostale, Michele venne interrogato, tenuto in
carcere per un mese e poi sottoposto a sorveglianza, mentre il fr. Giancaspero, considerato “più pericoloso”, fu condannato a tre
anni di confino.
Tuttavia
il fr. Andrisani sfidando
le difficoltà continuò, come d’altra parte tutti i
pentecostali dell’epoca, a tenere riunioni in case private, perché con la
partenza di Alessio Festa era divenuto il pastore della comunità di Matera.
Come in
tempo di persecuzione e povertà, così anche con la riacquistata libertà, la sua
casa rimase sempre aperta a tutti i credenti e servitori di Dio di passaggio a
Matera, coadiuvato fedelmente e con gioia dalla sua consorte e dai suoi familiari.
Anche
nell’immediato dopoguerra le riunioni continuarono a tenersi nelle case per
mancanza di mezzi.
Poi nel
1949 venne trovato un locale di culto sempre nei “Sassi” in Via Lombardi, n. 58.
Ormai
pastore per tutto il periodo della persecuzione, Michele Andrisani
fu riconfermato nell’incarico.
In base
ad un nuovo regolamento interno della comunità locale del 1949, che stabiliva
elezioni triennali del pastore, venne rieletto per due
mandati, fino al 1955 quando venne sostituito da Vito Vitulli.
Nel 1955
Probabilmente
per le poco chiare nozioni sulle costituzioni di società,
sorsero difficoltà legali di vario genere risolte soltanto recentemente.
Michele Andrisani ebbe sempre una visione globale
dell’opera di Dio e prese parte a tutti i Convegni Nazionali fino al 1961. Fu
fra i sostenitori della necessità di dare al Movimento una struttura nazionale
e venne eletto nel 1946 tra i membri del Sottocomitato
per l’Italia Centro-Meridionale.
In questo
periodo, sostenendosi con l’attività di orologiaio,
senza gravare sulla comunità, aveva già svolto un’opera di evangelizzazione a Tursi, dove si formò una comunità ancora oggi esistente.
Nel 1946
raggiunse poi Pisticci, sede anni prima di una
Colonia di confino politico che aveva ospitato decine di pentecostali. Anche in questo paese, ancora oggi esiste una comunità di
fede pentecostale.
Nel 1947,
quando le Assemblee Pentecostali italiane presero il nome di Assemblee
di Dio in Italia, venne anche eletto nel Comitato di Zona Italia
Centro-Meridionale.
Nel 1955,
libero dall’impegno di pastore della Comunità di
Matera, Michele Andrisani si diede tutto all’opera
evangelistica nella provincia e raggiunse i Comuni di Ferrandina,
Grassano, Grottole, Miglionico e Moltalbano Jonico.
Non
mancarono neanche in questo periodo difficoltà con le autorità locali le quali
attuavano ancora illegalmente l’iniqua circolare Buffarini-Guidi
del 1935.
A Miglionico, il fr. Andrisani venne diffidato allo
scopo di impedire l’attività della nascente comunità; tuttavia l’opera di
evangelizzazione continuò ed oggi esistono in quei comuni delle chiese pentecostali
associate alle Assemblee di Dio.
Una nota
a parte va riservata al caso di Tricarico, quando si
costituì un gruppo di intellettuali che fin dal 1943
si erano allontanati dall’ “Azione
Cattolica” e si erano rivolti a varie chiese evangeliche per avere qualche
pubblicazione su argomenti teologici. Di questo gruppo facevano parte
inizialmente il poeta Rocco Scotellaro, il grande “contadino-poeta” che con le sue opere ha
condotto all’onore della cronaca i problemi, le ansie ed i sentimenti dei
contadini del sud, e l’Avv. Giuseppe Mestice, il
quale nel 1943 invitò Michele Andrisani,
quale pastore della Comunità pentecostale di Matera, a visitare i simpatizzanti
di Tricarico. Iniziarono le riunioni in un locale
preso in fitto in Via S.Teresa e ben presto sorse una
piccola comunità che incontrò anche vessazioni e persecuzioni. Tuttavia, il 14 agosto
1952 vi fu il primo culto di battesimi. Nel 1955, sulla spinta
della corrente intellettuale, quella comunità preferì al semplice messaggio
pentecostale di Andrisani, quello più elaborato ed
impegnato del ministro della chiesa battista di Matera e venne decisa
l’integrazione con quella denominazione.
Tuttavia non può
essere sottovalutato e dimenticato l’impegno evangelistico
di Michele Andrisani, il quale ha portato e consolidato
la testimonianza evangelica a Tricarico.
Nel 1962
emigrò con la famiglia in Canada per dedicarsi all’evangelizzazione
della numerosa colonia italiana nell’Ontario.
Ma il suo ministerio in
quella terra lontana fu breve, perché inaspettatamente, colpito da una grave
malattia, il 26 dicembre 1965 andò tra le braccia del Suo Salvatore e Signore
che aveva servito con integrità e perseveranza per oltre cinquant’anni.
Michele Andrisani appartiene alla schiera dei fedeli testimoni
dell’Evangelo in Italia che hanno “combattuto
il buon combattimento ... finito la corsa serbata la
fede”.
Francesco
Toppi
Tratto
con permesso da «CRISTIANI OGGI» N° 21/1989