Amodeo Gaetano
(1925-2005)
Il 4 Maggio u.s., dopo un lungo
periodo di malattia e sofferenza, il Signore ha richiamato a Sé Gaetano Amodeo,
un fervente proclamatore dell’Evangelo.
Era nato il 25 febbraio del 1925 a Misilmeri, in provincia
di Palermo, in una famiglia di terrieri e commercianti.
Fin da bambino fu educato con rigorosi valori morali e
sociali, quali il rispetto per gli altri, per la parola data, l’onore e la
fiducia.
Ebbe il suo primo approccio con la Parola di Dio intorno
al 1948/49 per mezzo del suocero, che, essendo stato più volte negli Stati
Uniti ed essendosi lì convertito al Signore, aveva portato la testimonianza in
famiglia ed a Misilmeri.
Pur riconoscendo i valori spirituali e morali del suocero,
il cuore di Gaetano Amodeo non si aprì alla luce di quella testimonianza.
Negli anni ‘59/60, a causa di una grave malattia di un suo
cognato per la quale quest’ultimo si convertì,
ricevette la testimonianza dell’Evangelo e, questa volta essa sembrò far
breccia nel suo cuore.
Cominciò a frequentare la comunità evangelica di Palermo,
assieme al fratello Umberto Riga, che l’aveva evangelizzato, ma, subito dopo,
il timore del biasimo e il legame delle tradizioni ed alla famiglia soffocarono
quel seme.
Passarono altri anni ed intorno al 1965/66, in casa della
suocera, grazie ad un’opera straordinaria di liberazione nei confronti di una
simpatizzante, ricevette ancora una volta l’annuncio dell’Evangelo insieme alla
moglie ed ai figli, i quali il Signore salvò e battezzò nello Spirito Santo.
Anche in quest’occasione, pur
avendo scoperto la verità, tentennò ad arrendersi nelle mani del Salvatore, ma
accadde qualcosa di grave che lo indusse a decidersi per Cristo.
Afflitto da un male incurabile, aveva subito già varie
volte degli interventi, ma, quando si accorse che i medici non potevano più
nulla, invocò il Signore esclamando: “Oh
Signore! Se tu mi guarisci ti servirò per sempre!”.
Miracolosamente il male scomparve per sempre.
Egli allora smesse di essere un “Nicodemo”, discepolo
nell’ombra, e in pieno giorno di domenica pomeriggio si recò in chiesa con
tutta la sua famiglia.
Da quel giorno la sua vita cambiò, lasciò il mondo a cui
era legato fino a quel momento e con l’impegno e la costanza che lo
contraddistinguevano, cominciò a diffondere l’Evangelo ovunque, nonostante la
persecuzione e l’abbandono di parenti e amici.
Servì il Signore con perseveranza fra le svariate prove in
cui venne a trovarsi, una delle quali fu la dipartita precoce del giovane
figlio, che collaborava con lui nel ministerio; non smise mai di annunziare il
nome del Signore in pubblico e privato.
Era un cristiano con un grande amore per
l’evangelizzazione ed il suo posto di lavoro, l’Orto Botanico di Palermo,
divenne uno dei suoi campi preferiti per testimoniare di Cristo ad ogni
occasione.
Amò anche grandemente l’opera di Dio e s’impegnò con tutte
le sue forze per lasciare il buon odore di Cristo fra i salvati e fra i
perduti.
Fu fra i promotori per la costruzione dell’attuale locale
di culto della chiesa di Misilmeri.
Per molti anni svolse il suo ministerio come conduttore
nella comunità di Roccapalumba (PA), Vicari (PA) e Ficarazzi (PA); quest’ultima,
nota come missione, nel tempo è divenuta una comunità fiorente.
Uomo di preghiera, animato da uno spirito di sacrificio,
ha servito il Signore senza mai preoccuparsi delle difficoltà, coadiuvato dalla
sua amabile consorte.
Il fratello Amodeo, nella sua famiglia e fra quanti lo
hanno conosciuto, ha lasciato un esempio di fervore e di perseveranza.
Anch’egli, come il gran nuvolo di testimoni siamo
circondati, ha combattuto il buon combattimento, ha finito la corsa ed ha
conservato la fede (2 Timoteo 4:7).
Il nipote Ruben Infantino
Tratto da “CRISTIANI OGGI”