SALVATO PER GRAZIA

 

Sono un giovane di 35 anni e fin da piccolo mi è stata impartita una sana educazione morale; lavoravo, frequentavo un gruppo di amici e andavo in chiesa nei giorni di ricorrenza. Posso dire che svolgevo una vita normale come tanti altri giovani.

L’essere gradito alla società mi dava un senso di giustizia basata sulle mie opere buone e non suscitava in me il bisogno di andare a Dio a confessare i miei peccati.

Dieci anni fa i miei familiari, dopo avere ascoltato il messaggio dell’Evangelo, si convertirono al Signore e cominciarono a parlarmi dell’esistenza di un Dio vivente e vero che voleva avere comunione con me e che non era lontano dall’uomo.

Infatti, credevo che Gesù era venuto in terra, era morto in croce e poi era risuscitato ma che, comunque, era irraggiungibile, distaccato e disinteressato alla condizione e alla sorte degli uomini sulla terra.

Non capivo il significato della parola “comunione” e, forte del senso di giustizia personale, non accettai l’invito di leggere la Parola di Dio, di rivolgermi al Signore con preghiere sincere e non abitudinarie o formali.

Sette anni fa ebbi un incidente stradale in cui perse la vita la passeggera che era in macchina con me, ma io ne uscii miracolosamente illeso senza riportare neppure un graffio.

Seguì un periodo difficile dovuto anche ai risvolti giudiziari, e mi posi l’interrogativo: “Cosa sarebbe stato di me se anche io fossi morto?”

 Conoscevo la verità biblica perché i miei familiari continuavano a parlarmi di Gesù, del Suo amore per me e per tutta l’umanità, del sacrificio espiatorio che fece per me e sapevo bene che il mio comportamento, i miei sentimenti e il mio modo di pregare non era gradito a Dio.

Mi ritrovai in una condizione di bisogno sia materiale (le vicissitudini giudiziarie) sia spirituale. Sapendo che potevo rivolgermi direttamente e personalmente a Gesù per essere aiutato, presi la decisione di avvicinarmi a Dio e di conoscerLo personalmente.

Cominciai a leggere la Bibbia e a frequentare le riunioni di culto ma, soprattutto cambiai il mio modo di pregare elevando al Signore delle preghiere spontanee e sincere.

La Parola di Dio, che leggevo e ascoltavo durante la predicazione in chiesa, rivelava giorno dopo giorno la mia condizione di peccato dinanzi a Dio e quel senso di giustizia personale che avevo di me stesso, derivante dal fatto che non facevo nulla di male agli occhi della società, cominciò a venire meno.

Il Signore parlava al mio cuore e mi benediceva profondamente finché una sera, solo in casa, pregai il mio Signore e confessai di essere peccatore e di avere un grande bisogno del Suo intervento nella mia vita.

La risposta non tardò: subito, in quello stesso momento il Signore mi fece sentire una grande gioia e pace nel mio cuore che mi accompagnano ancora oggi.

Ho continuato a ricercare la presenza del Signore sempre di più nella mia vita mediante la preghiera e lo studio della Sua Parola ed Egli prontamente mi ha ricolmato delle Sue benedizioni facendomi realizzare la comunione con Lui.

Prima di accettare il Signore quale personale Salvatore dell’anima mia non facevo niente di socialmente condannabile, ma avevo in me il grande peccato di non fare stima alcuna della vita di Gesù che è stata data sulla croce anche per me.

Oggi il Signore mi ha dato grazia di realizzare nella mia vita quella comunione di cui prima non capivo il significato, facendomi sentire di essere un Suo gradito figlio.

Forse nella mia vita vi saranno altri problemi legati alla vita terrena ma sono fiducioso che Cristo Gesù, come mi ha fatto superare con grande serenità d’animo quelle di ieri, mi aiuterà a superare serenamente quelle di domani.

 

Michele Cicirelli

 

Tratto da «Cristiani Oggi»  1 – 31 agosto 2005