...parlami di questo Dio che hai incominciato a conoscere.
Ho cominciato a sentire bisogno del Signore intorno ai 10
anni quando sono andata a Torino con la mia famiglia per fare cresima e
comunione. Quando ero lì capii che mi piacevano tanto quelle storie della
bibbia che mi faceva leggere la suora, c’era la storia di Gesù che parlava
dei Suoi discepoli e dei Suoi miracoli e
io vedevo Dio come qualcosa di grande di potente, una persona superiore a tutte
le altre e allora ero contenta di fare la comunione.
Quando si trattava di stare attenta io ero bravissima, mi
davano i voti perché mi ero proprio appassionata alla storia di Dio e alla Sua
maestà così feci la comunione felice e contenta.
Nella mia famiglia non trovavo quella comunione che
cercavo perché mia mamma essendo cresciuta con un padre che si era convertito
in America, ritornando nel suo paesino non veniva accettato come persona ma per
la religione, le persone non capivano perché tutti erano cattolici molto chiusi
a quei tempi, così mia mamma rimase un po’ confusa, quindi, crescendo non si
era attaccata nemmeno poi tanto al cattolicesimo, non ci riusciva quindi ci
lasciava liberi ma senza impegnarci più di tanto e a me questo mancava molto.
Quando andai a fare il catechismo mi mancava quella parte
interiore che ancora non conoscevo.
Durante l’estate sono tornata in Calabria per le ferie e
parlai con mio nonno che già era anziano il quale mi parlava sempre del Signore;
erano tanti anni che non lo vedevo, l’avevo lascito da bambina e ci siamo
rincontrati quando feci la comunione.
Mi disse: “parlami, parlami di questo Dio che tu hai
incominciato a conoscere, cosa mi dici?” e io gli raccontavo tutto
quello che sapevo, gli dicevo i comandamenti ma lui diceva: “devi stare attenta perché non è tutto così,
questo comandamento è stato diviso in due…” e per me è stato un momento di
turbamento perché da quell’entusiasmo che avevo di conoscere Dio, a sentire mio
nonno, che per me era una persona cara, di cui avevo fiducia, che mi diceva che
non era tutto vero quello che mi avevano insegnato, mi portò un grave
turbamento interno.
Mio nonno mi diede l’indirizzo di una chiesa di Torino che
potevo andare a visitare e nella potevo capire perché mi diceva: “ti hanno insegnato ma ti hanno insegnato
male, non è così che devi adorare il vero Dio certe cose non te le hanno
insegnate bene, vai in questa chiesa che non ti troverai male”
Dentro me era cresciuta una gran confusione e dicevo “speriamo che dimentico questo indirizzo così
non do un dispiacere al nonno e non gli mento”.
Certo, non è che potevo andare da sola a trovare quella
chiesa, dovevano essere i miei ad accompagnarmi ma loro non ci tenevano, e finì
tutto lì.
Trascorsero anni però dentro di me cominciò a crescere un
piccolo turbamento, volevo saperne di più su quello che pensavano i miei.
Dopo essere ritornati a Torino siamo dovuti scendere in
Calabria a causa della malattia di un altro mio nonno, anche lui evangelico.
Stava male e quando mi vedeva faceva sempre una festa e mi
parlava sempre del Signore.
Dopo un anno morì e io andai ad abitare con mia nonna la
quale mi portava in chiesa.
Ero molto contenta quando entravo in chiesa, perché
sentivo una pace che non avevo mai conosciuto, allora avevo circa 12 anni e
cominciai a stare bene in quella chiesa, però avevo molta vergogna dei miei
amici perché quando andavo a scuola mi discriminavano in quanto ero evangelica
(a quei tempi un evangelico era considerato una persona strana ho qualcosa del
genere) e quando li vedevo, visto che abitavano vicino alla chiesa dicevo “speriamo che non si voltino e mi vedono
altrimenti domani a scuola chissà quante me ne dicono, mi chiamano evangelica e
poi mi sento diversa no no no no no è bello però non ce la faccio…”.
Passò del tempo e tornai ad abitare dai miei genitori.
Crescendo sentivo sempre più quel bisogno di avere Dio nel
mio cuore però non sapevo come fare e così mi attaccai alla chiesa cattolica,
ci andavo tutte le domeniche; non essendo incoraggiata dai miei genitori
cercavo di sforzarmi sempre e ricercavo il Signore ma pensavo “non è possibile che la felicità ci sia, da
dove viene, perché…?”.
Già da ragazzina mi sentivo vuota dentro non riuscivo ad
avere pace e dicevo “Dio è sicuramente
potente e un Dio speciale non lo voglio lasciare”.
Quando avevo 16 anni mia sorella si fidanzò con un ragazzo
evangelico (oggi suo marito), quando andava in chiesa mi parlava sempre
entusiasta di Dio, di Gesù, delle opere grandi e della Sua potenza e io le
dicevo che era molto bello però ormai avevo fatto la mia scelta…: “no
rimango cattolica”, anche se mi veniva da dire “ora faccio anch’io come lei però io vado nella chiesa cattolica mi dedico
al 100% al Signore tanto se vado in una chiesa o vado in un’altra è la stessa
cosa”…
…però capivo che quella era solo una scusa perché non mi
volevo arrendere completamente, mi
bloccavo mi sentivo diversa con quel nome di evangelica.
Mi attaccai sempre di più al gruppo giovanile, quando
andavo dalle suore ricamavo e stavo con loro però non mi sentivo libera al 100%.
Un giorno venne un prete a confessarci ma io non ce la feci.
Con le suore andavamo a vedere i santuari delle madonne ma
non riuscivo a inginocchiarmi davanti a loro e mi sentivo sempre più confusa.
In quei momenti alcune ragazze, che ora sono mie cognate,
mi incoraggiarono ad andare in chiesa, quella evangelica.
In quel periodo era venuta una tenda nel nostro paese e
io, la mia mamma e mia sorella, che già andava in chiesa, abbiamo deciso di
andarci una sera.
Lì non mi sentivo giudicata, non mi sentivo osservata
perché andavano tante persone nuove così, mi sentivo libera.
Quando giunsi, cominciai ad avere tanta pace dentro di me
e alla fine del culto mi trovai a pregare; il pastore diceva di chiudere gli
occhi e io lo feci e mi misi a pregare quel Dio che avevo incontrato anni prima.
Quando si finì la riunione mio cognato si avvicinò e si
mise a ridere dicendo: “ma tu preghi come
gli evangelici?”, lo guardai e gli dissi: “perché, cosa c’è di strano? Non si prega così Dio?”.
Mi sentivo finalmente libera, avevo fatto quel passo che non
ero mai riuscita a fare.
Passarono altri anni prima che facessi una vera esperienza
con Dio ma piano piano il Signore mi ha modellato e l’ho accettato come mio
personale salvatore e da quel giorno posso dire che il Signore ah fatto cose
grandi nella mia vita e nella mia casa.
La mia vita è andata sempre migliorando spiritualmente e
materialmente, non mi ha mai abbandonato e io gli sono stata sempre vicino
fedele.
Posso dire che non mi manca niente che quello che mi ha
dato il Signore ancora oggi non lo cambierei per niente al mondo.
Anche se la mia testimonianza è semplice perchè non ho
subito grandi drammi per arrivare al Signore dentro di me è cambiato molto: è
cambiato il mio modo di vivere, di pensare, di affrontare i problemi della vita
perché non è che quando si sceglie di essere evangelici tutte le cose vanno
bene, anzi, a volte devi lottare più degli altri però, ringrazio il Signore per
la forza che mi da ogni giorno e per quello che mi ha dato fino in questo
momento.
Amen
Bruno Carolina