LIBERATO DAL MALE
Il percorso che nella vita mi ha portato
alla conoscenza della Verità è stato particolarmente duro.
La mia famiglia, che aveva
ricevuto la testimonianza dell’Evangelo, si trovò, durante la mia adolescenza,
nel mezzo di invidie e contese molto aspre. Mia sorella fu addirittura oggetto
di una sorta di strane influenze; il suo comportamento mutò drasticamente:
all’età di soli quattordici anni non aveva più la voglia di vivere, cadendo
nell’apatia e nella depressione più nera. La nostra famiglia che non credeva in
certe assurdità, davanti a tale evidenza, in un impeto di disperazione si
rivolse ad una persona che praticava l’occultismo e che, in qualche maniera,
aiutò mia sorella.
Questo episodio si stampò
nella mia mente, suscitando in me interesse verso quelle pratiche “magiche”.
All’età di diciassette anni
andai a Torino per motivi di lavoro: qui conobbi una persona, praticante a
tutti gli effetti di quelle “arti magiche”.
Il legame che ebbi per anni
con questa persona condizionò la mia vita, anzi, la sconvolse totalmente,
trasformandosi ben presto in una dipendenza ossessionante.
Esercitando in un modo misterioso quelle pratiche in mio favore, questa figura divenne letteralmente
il mio “dio”.
A questo si aggiunse il mondo della
droga nel quale, sebbene non ne feci mai un uso privato, entrai in pieno: dopo
soli tre mesi, poiché la situazione era sfuggita al mio controllo, fui
arrestato e condannato a cinque anni di reclusione.
La condanna si alternò in detenzione ed
arresti domiciliari, ma a prescindere da ciò la presenza della “maga” era continua nella mia vita.
Nel carcere di Locri, dove fui
trasferito per scontare il resto della reclusione, cominciò il dramma della mia
vita: non avevo più voglia di vivere e di sperare, l’idea di togliermi la vita
riecheggiava nella mia mente.
Fu in questo momento così buio della
mia vita che un mio parente mi regalò una copia del Nuovo Testamento.
La sera, in quella cella buia, vicino
alle sbarre usavo uno spiraglio di luce per illuminare quelle pagine benedette.
Allora erano incomprensibili, ma quelle
parole coinvolgevano la mia vita, le sentivo reali e viventi.
Dopo tanto tempo riuscii a dormire la
notte e a provare quel senso di tranquillità che avevo perduto.
Purtroppo, questa fu solo una parentesi
felice; seppur trassi beneficio della grazia di Dio, non sperimentai
l’esperienza della salvezza; anzi ben presto ricaddi nel mondo dell’occultismo
e della dipendenza di quella persona; contemporaneamente la depressione si
riaffacciò nella mia vita.
Il Signore mi concesse una nuova
occasione di liberazione: con insistenza quel mio parente ritornò parlandomi di
Cristo, invitandomi a pregare insieme a lui, portandomi in riunioni evangeliche
per ascoltare la predicazione della Parola di Dio.
Quando per la prima volta pregai con le
mie parole, rivolgendomi a Dio come l’unico in grado di liberarmi dal male, fu
il giorno che sentii la presenza del Signore nella mia vita e che accettai Gesù
come mio personale Salvatore.
Ero ancora in carcere in quel periodo e
ricordo bene come gli altri detenuti notarono il mio cambiamento: non soltanto
gli atteggiamenti erano cambiati, ma quasi inspiegabilmente essi notavano
qualcosa di straordinario che si manifestava letteralmente dentro di me.
Purtroppo, nel periodo successivo alla mia
conversione, dovetti ancora scontare in prigione gli errori del mio passato, ma
fu ancora una volta lì, in un periodo anche molto particolare per la mia vita
spirituale, che il Signore mi diede nuove forze per andare avanti.
Dio ebbe nuovamente pietà di me in un
periodo in cui stavo ricadendo in basso, e così, grazie anche
all’incoraggiamento di alcuni fratelli che con costanza venivano ad
incoraggiarmi in carcere, il Signore pose fine a tutte quelle prove, dando
anche alla mia famiglia delle risposte straordinarie.
Così, feci il battesimo in acqua,
dichiarando pubblicamente fedeltà a Colui che aveva “riscattato l’anima mia dalla fossa”.
Leo Maviglia
Tratto
da «Cristiani Oggi»
16 – 31 dicembre 2005