LA POTENZA DEL “LIBRO”

 

Ringrazio il Signore per l’opportunità che mi dà di raccontare la mia testimonianza.

Sono il fratello Giuseppe Caruso e sono nato il 28 Febbraio 1922 a Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia.

Non provengo da una famiglia cristiana evangelica, eravamo otto figli e conoscevamo il Signore secondo la tradizione: un Dio che veniva portato a spalla quando c’erano le feste in paese.

Ringrazio, però, Gesù perché ha voluto che un giorno fossi separato dalla mia famiglia terrena per entrare nella famiglia cristiana e fare la Sua volontà.

All’età di quattordici anni, infatti, mi sono trasferito per lavorare a Roma insieme a mio padre e a mio zio, fratello di mia madre. Avevo quello che volevo, i soldi, i divertimenti, ma non ero soddisfatto, avevo bisogno della gioia, ma non sapevo che esisteva un Dio così grande che poteva entrare nel mio cuore e consolarmi.

Un giorno mio zio comprò in Piazza Vittorio un libro e la sera lo leggevamo insieme, il titolo del libro era “La Bibbia”.

Ogni sera mio zio ci leggeva quei passi della Genesi dove si racconta di come Dio creò l’uomo e la donna e li portò nel Giardino dell’Eden, dove realizzavano la presenza e la gioia del Signore, di come l’uomo poi peccò e fu allontanato dal cospetto di Dio.

Tutte quelle parole le serbavo nel mio cuore, c’era in me il desiderio di conoscere di più, di capire perché quel Libro fosse così speciale, ma nessuno sapeva rispondere alle mie domande; sentivo dentro qualcosa che mi diceva che quella era “La Via”.

Nel 1940 sono partito per il servizio militare, ho lasciato Roma e successivamente mi sono ritirato nel mio paese d’origine.

Durante il giorno spesso mi recavo a Filadelfia, ma nel mio cuore mi sentivo profondamente turbato, non ero felice.

Poi, conobbi una ragazza con la quale mi fidanzai.

La prima sera in cui sono stato ospite in casa sua, il padre prese due libri che usavano leggere la sera davanti al fuoco, uno era un romanzo, mentre l’altro era la Bibbia.

In quella sera risuonava nel cuore quella stessa Voce che mi parlava quando ero a Roma, dicendomi: “Prendi il Libro e vedrai che quello che stai cercando lo troverai lì”. Prendemmo la Bibbia e iniziammo a leggerla ad alta voce.

Con mia grandissima gioia scoprii che si trattava dello stesso libro che mio zio ci leggeva e che aveva toccato il mio cuore.

Chiesi allora come mai avessero quel libro e quale fosse il suo significato.

Mio suocero mi rispose che era giunto loro in dono da parte di un parente dall’America e che ne era stata proibita la lettura da parte degli esponenti della religione ufficiale, nessuno dei quali era in grado di spiegarlo appieno.

Intanto mi sono sposato e nel 1947 accadde una cosa bellissima. Il cognato di mio suocero, colui che aveva inviato dall’America quella copia della Bibbia, scrisse alla nostra famiglia una lettera per chiederci se leggevamo il libro che ci aveva inviato e se ne avevamo avuto beneficio.

Mio suocero gli rispose scrivendo che leggevamo sempre la Bibbia e che ora anche il genero, cioè io, e la figlia, cioè mia moglie, la leggevamo ogni giorno, ma che nessuno di noi era in grado di intenderla e spiegarla.

Dopo diversi giorni ricevemmo un’altra lettera dall’America dove il cognato di mio suocero ci diceva di essere molto contento del nostro interessamento per la Scrittura, e ci annunciava che presto in Calabria sarebbe giunto dall’America un credente, il fratello Provenzano, che ci avrebbe spiegato il messaggio della Parola di Dio e di come Gesù è venuto per salvare tutti quelli che Lo ricevono come loro personale Salvatore e Signore.

Non appena il fratello Provenzano arrivò in Calabria, subito mio suocero lo contattò ed egli testimoniò di Cristo Gesù e la salvezza entrò in casa sua.

Subito iniziarono a testimoniare di Cristo con zelo e fervore ovunque e ad organizzare culti in casa di mio suocero ed anche in casa mia.

All’inizio ero combattuto dentro di me se frequentare o meno quelle riunioni, ma sentivo una voce che continuamente mi ripeteva: “Vai e troverai quello che cerchi!”, mentre dall’altro lato sentivo come un’altra voce che mi diceva: “Non andare, perché se andrai perderai tutta la tua libertà!”.

Alla fine cedetti e grazie a Dio andai con mia moglie ai culti e lì accettammo Cristo Gesù come nostro personale Salvatore e Signore.

Nel mio cuore c’era una profonda gioia e sentivo la presenza del Signore che mi aveva

lavato con il Suo prezioso Sangue, che aveva soddisfatto il mio bisogno, appagato il vuoto che era in me e, finalmente, la ricerca del mio cuore era terminata.

Avevo trovato la libertà!

Nel 1951 ho fatto il battesimo in acqua nel locale della chiesa di San Vito sullo Ionio, testimoniando dell’opera che Dio aveva compiuto in me.

Mentre scendevo nelle acque battesimali, c’era dentro me una forte presenza dello Spirito Santo tanto che non riuscivo a parlare.

Con la salvezza ed il desiderio di servire il Signore vennero anche le persecuzioni: il nemico sapeva che aveva perso la sua battaglia con me e ha mandato delle prove nella mia vita già dal giorno stesso del mio battesimo in acqua. Al rientro a casa, infatti, ero pieno di gioia e della presenza di Dio e sentivo il desiderio di raccontare ai miei genitori quello che Dio aveva compiuto in me ma, non appena lo feci, si scagliarono contro di me dicendomi che ero un traditore.

Mio padre voleva addirittura picchiarmi e prendermi a bastonate, nonostante fossi un uomo sposato e con due figli. Per anni interi non ha più voluto avere a che fare con me, cambiava strada quando m’incontrava, e se lo andavo a trovare a casa, prendeva il cappello e usciva. Io, però, non mi sono perso d’animo e quella sera stessa, rientrato a casa con mia moglie, tenemmo una riunione di culto che iniziò alle 20:00 e terminò alle 2:00 di notte: in tutti noi c’era una profonda gioia e il desiderio di cercare la faccia del Signore e di parlare di Lui agli altri.

Presto l’opera di Dio crebbe nel paese e, nonostante le persecuzioni operate dalla religione ufficiale nei nostri confronti, Dio apriva le strade: da che eravamo sei credenti, tre fratelli e tre sorelle, molti accettarono Gesù come loro Signore e Salvatore tanto che, ben presto, fu necessario provvedere un locale di culto perché in casa non c’entravamo più.

Ho avuto per anni il privilegio di servire il Signore nella chiesa di Filadelfia.

Le prove e le difficoltà certamente non sono mancate, tra cui la lunga malattia di mia moglie che mi ha portato a dover abbandonare il mio paese d’origine per trasferirci a Roma dove avrebbe ricevuto cure più adeguate.

Ciò ha inizialmente portato un gran dolore e scoraggiamento nella mia vita perché non volevo abbandonare i miei fratelli e sorelle in Cristo e la mia comunità, ma il Signore si è sempre mostrato fedele e ci ha aiutati nel cammino, ci ha fatto crescere nelle Sue vie e non si è dimenticato di noi, anche quando noi abbiamo vacillato e siamo stati deboli.

Ringrazio il Signore per come durante la lunga malattia di mia moglie mi ha confortato e spesso mi ha sostenuto nello scoraggiamento: più volte ho sentito, per la

Parola di Dio e la presenza dello Spirito Santo, la Sua dolce voce assicurarmi che non avrei dovuto temere perché mia moglie sarebbe vissuta.

Così è stato, abbiamo avuto la gioia di vedere i nostri figli crescere e accettare Cristo come loro Salvatore, sposarsi ed avere a loro volta dei figli.

Il Signore conosce ogni cosa e vuole che il Suo popolo sia riunito per lodare il Suo Nome e ricevere i Suoi doni!

 

Giuseppe Caruso

Tratto da «Cristiani Oggi»  1 – 15 gennaio 2005