DAL DOVERE AL DILETTO

 

Ho trentadue anni ed ho sperimentato l’amore di Gesù cinque anni fa.

Provengo da una famiglia medio-borghese, di quelle “all’italiana”, che andavano in chiesa a Pasqua e la notte di Natale e mandavano i figli al catechismo per appagare il debole parlare delle loro coscienze.

Fin dai primi anni della mia vita pre-adolescenziale ho sentito il desiderio di avvicinarmi a Dio. La sera non riuscivo a dormire se non recitavo le preghiere; se prima di andare in chiesa non mi davano qualche soldo per l’offerta mi arrabbiavo perché anch’io dovevo dare qualcosa a Gesù; ero così affascinato dalla figura di Francesco d’Assisi che volevo seguire le sue orme; volevo diventare un medico per curare i poveri...; volevo e volevo tanto e mettevo tutto nel cassetto dei sogni. Ma col crescere quel cassetto divenne il cassetto dei ricordi, delle cose dimenticate, e poi delle cose inutili.

Piano piano sostituii un po’ tutto; feci crescere l’orgoglio della vita, la concupiscenza della carne e la concupiscenza degli occhi. Mi riempivo sempre di più della mia forza e delle mie potenziali capacità; l’età della semplicità era finita, ero ormai un uomo con tante cose da fare ed un futuro da conquistare, nello stretto dei mie pugni avevo il mondo intero e gridavo alla vita di farsi più in là. Quanta arroganza nel modo di essere e di fare. È stato come lo scatenarsi di un temporale estivo. Ti svegli la mattina e splende il sole, poi pian piano il tempo si fa velato, grigio, poi grigio scuro, s’alza il vento e tutto diventa più scuro, lampi, fulmini, finché tutto esplode con pioggia, vento e freddo.

A me è andata proprio così.

Tutto ciò che sembrava bello cominciò a divenire brutto, un crollo finanziario e soprattutto affettivo e morale diventava sempre più insistente nella mia famiglia; e con gli occhi ed il cuore di quei tempi la catastrofe fu completa quando mia sorella e mio cognato, seguiti da mio fratello, abbracciarono la fede evangelica: “Ecco la ciliegia sulla torta”, pensai.

Quante lotte e contese si scatenarono!

Mentre loro pregavano io per ripicca facevo il segno della croce; vuoto di ogni sentimento ero ripieno solo di falsità e formalismo. Ma arrivò il momento dell’esplosione, fu violento, tutto precipitava da un giorno all’altro, ed io tentai tutte le strade possibili ed immaginabili per rinunciare a quella. Un giorno, quasi come in un ultimo sussulto di uomo morente, ebbi un battibecco con mia sorella, lei aprì la Bibbia e lesse in 1 Timoteo 2:5, 6: “Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti”.

La mia lingua sprofondò in gola e tutto sembrò sciogliersi come neve al sole.

Il seme così piantato, ben curato dallo Spirito Santo, maturò, ed al momento giusto mi diede la forza di inginocchiarmi e chiedere perdono.

Padre mio, perdonami se ti ho insultato, se vengo a te solo dopo aver provato tutte le altre strade, perdonami se ho pensato a te come ad una riserva inutile, tu che sei la via, la vita e la verità, metti pace nel mio cuore e tirami fuori da questa tempesta”.

Mai risposta fu così consolante, Gesù non ha fatto svanire la tempesta o mi ha evitato di incontrarla, ma mi ha sostenuto con il Suo amore per affrontarla, ha scacciato i miei nemici, ha dato vigore al mio cuore liberandomi dall’afflizione, ha fatto miracoli non solo nella mia vita spirituale ma anche materiale. Ho chiesto pace e me l’ha donata. Ho chiesto amore e mi ha sovrabbondato. Ho chiesto aiuto e non si è tirato indietro. Quando dopo atroci sofferenze ho visto morire mio padre, Dio si è ricordato della Sua promessa: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16:31). Quando c’era il timore di non avere più un tetto sotto cui ripararmi con un piatto da mettere a tavola, il Signore si è ricordato della Sua promessa: “Fortificate le mani infiacchite, raffermate le ginocchia vacillanti! Dite a quelli che hanno il cuore smarrito:Siate forti, non temete....” (Isaia 35:3, 4).

Quando ad un appello del pastore della mia comunità io mi alzai e dissi: “Signore ti prego dammi di nuovo un cuore di bambino”, Dio si è ricordato della Sua promessa e mi ha battezzato con lo Spirito Santo abbattendo l’ultimo baluardo del mio scetticismo. Oh sì, il mio Signore è Dio verace, il mio Gesù è il Re dei re, il Signore dei signori; quel dovere religioso si è trasformato in un meraviglioso desiderio di servirLo, lodarLo e adorarLo con tutto il cuore; Egli mi dà la possibilità di farlo e la Sua presenza è con me giorno e notte.

 

Umberto Manna

tratto da «Risveglio Pentecostale»