Nicolò Borsellino

 

Da circa 20 anni missionario in Africa, nell’ex Zaire, oggi Congo Belga. Dopo un anno di ospitalità a Betesda partecipa la sua personale testimonianza

 

 

Da ragazzino andavo raramente in chiesa. Dopo la mia cresima, ci andavo la notte di natale, la domenica delle palme e a Pasqua.

All’età di 16 anni cominciai a lavorare in campagna, non solo nel mio paese natale, Cattolica Eraclea, ma anche nei paesi circonvicini.

Avevo 16 anni compiuti, quando fui invitato ad andare ad ascoltare un monaco missionario che era venuto a predicare in occasione della quaresima.

In quella predica, tra le tante cose, il monaco disse che Gesù aveva detto ai Suoi discepoli: «...andate per tutto il mondo e predicate l’Evangelo ad ogni creature. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato, ma chi non avrà creduto sarà condannato» ( Marco 16: 15,16); «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente» (Matteo 28:18-20).

Queste parole dall’alto caddero in me, nel mio cuore, come acqua in terra molto arida.

Concluse dicendo: «il Signore ti invita a ubbidire alla Sua chiamata. rongraziaLo dunque e ubbidisci. Preghiamo che il Signore ne mandi altri...».

Nel settembre del 1956 entrai in seminario e per un certo tempo la mia retta la pagò la Regione Sicilia. In seguito in Rettore del seminario mi chiamò nel suo ufficio per dirmi: «...Figlio mio, visto che adesso non arriveranno più soldi per la tua retta, significa che non hai la chiamata del Signore, perchè San Giovanni Bosco ha detto che a tutti quelli che il Signore chiama da anche i mezzi per essere sacerdoti. Quindi puoi andartene a casa».

Ero veramente deluso.

In seminario avevo ben capito il valore che la chiesa cattolica da alla gerarchia:

Dio – Papa – Cardinali – Arcivescovi – Vescovi – Monsignori etc.

Ma il Signore aveva detto al giovane ricco: «...se vuoi essere perfetto, và, vendi ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli: poi vieni e seguiMi» (Matteo 19:21).

Non capivo più nulla, per il Signore se fossi stato ricco dovevo diventare povero; per la religione o per quel «santo», avrei potuto seguire il Signore solo se fossi stato ricco.

Mi proposi di non entrare mai più in una chiesa.

Dopo il servizio militare conseguii il diploma di infermiere presso il policlinico di Perugia. In seguito lavorai all’INAIL di Agrigento, dove abitai con i miei genitori.

Alcuni anni dopo, mio fratello Emanuele, 11 anni più grande di me e che viveva a Milano, si convertì all’Evangelo. Tra noi due, in seguito al mio rifiuto di fare da padrino al battesimo di uno dei suoi figli, non vi fu più alcuna relazione. Quando tornava in Sicilia a trovare i genitori, io mangiavo al ristorante e dormivo in albergo per non incontrarmi con lui. Mio fratello parlò della sua esperienza ai miei genitori che non tardarono a convertirsi pure loro. Così, la casa di mio padre per me divenne un inferno. Tornando dal lavoro trovavo mia madre che pregava o leggeva la Bibbia.

Una volta mio fratello venne da Milano, probabilmente si trattenne alla stazione FF.SS. sino alla notte, di proposito, per arrivare a casa mia nel cuore della notte quando non potevo organizzare una fuga. Aprì, ed entrando in ginocchio nella mia stanza mi chiedeva perdono. Mi alzai di scatto e, pieno di collera gli diedi con forza un calcio, tanto da farlo ruzzolare alcuni metri distante. In quel frangente mio fratello mi disse:  «Sono venuto per dirti che il Signore Gesù vuole cambiare il tuo cuore di pietra e dartene uno normale, di carne e lo farà se tu leggi la Bibbia ».

«Piuttosto mi sparerei! » fu la mia risposta.

«No! » disse subito mio fratello, «non potrai spararti perché la Bibbia è la Parola di Dio e la Parola di Dio è lo Spirito di Dio e lo Spirito di Dio dà gioia, pace, amore e con questi sentimenti nel cuore non potrai spararti ».

Il giorno seguente feci domanda di trasferimento preso la sede INAIL di Como che mi venne accordata dopo tre mesi.

Partii contento, ero libero da tutto e da tutti.

Qualche anno dopo bussò alla porta di casa mia, mio nipote Andrea, figlio di Emanuele, mio fratello, colui che avevo rifiutato di tenere a battesimo.

Era accompagnato dal padre.

Nonostante quel giorno avessi un impegno con degli amici di lavoro, riuscimmo a pranzare insieme.

Lo scopo di mio fratello era sempre lo stesso: parlarmi del Signore.

…io invece, gli parlavo della mia scelta di vita politica violenta che conducevo.

La sera stessa ripresero il treno per tornare a casa.

Mio fratello mi aveva detto qualcosa che mi si ripresentò alla mente continuamente: «LEGGI LA BIBBIA E COMPRENDERAI ».

Così mi procurai una Bibbia.

Lessi i Vangeli, ma non capii nulla.

Qualcosa, comunque, mi faceva sentire dentro che dovevo rileggere ancora.

Oggi so che si trattava dello Spirito Santo.

Dopo aver letto per la seconda volta, ero più annoiato di prima; ma fui spinto interiormente a leggere ancora.

Quando arrivai al capitolo 15 dell’Evangelo di Giovanni, il verso 3 attirò la mia attenzione; lo lessi al singolare, comprendendo così che a motivo della Parola, cioè del Signore Gesù che versò il Suo Sangue sulla croce, possiamo essere purificati dai nostri peccati.

Alla stessa maniera, lessi anche il verso 7: «...se dimori in Me e le Mie parole dimorano in te, domanda quel che vuoi e ti sarà fatto ».

Per la prima volta mi misi in ginocchio e piangendo domandai a Dio perdono dei miei peccati e Gli chiesi di tenermi legato a Lui, come un tralcio alla Vite e di guidarmi tutti i giorni della mia vita con la Sua Parola e con il Suo Santo Spirito.

In quel momento realizzai per la prima volta nella mia vita la reale presenza di Dio dentro di me. Credo che quella fu la prova che Dio aveva ascoltato la mia preghiera facendomi in Suo figliuolo...

Non ero stato io con la mia volontà a cambiare la mia vita, ma la Parola di Dio, che è come un fuoco e come un martello che spezza il sasso (Geremia 23:29) e che aveva cominciato in me un’opera meravigliosa.

Nel 1976 frequentai l’Istituto Biblico Italiano delle Assemblee di Dio in Italia.

Finito l’anno scolastico, dopo una preparazione adeguata, andai missionario nello Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo, dove ho servito il Signore per circa un ventennio.

Oggi vivo ospite nell’Istituto Evangelico Betesda di Macchia di Giarre, dove con la mia testimonianza continuo a servire il Signore, a collaborare con i fratelli e a continuare a dare gloria a Dio che mi ha sostenuto nel corso degli anni.

 

 

 

Tratto e liberamente adattato da il bollettino informativo dell’Istituto Evangelico Betesda – aprile 2004