Mettendoci da parte vostra

ogni impegno

(2 Pietro 1:5)

 

Quest’esortazione dell’apostolo Pietro è rivolta ad ogni credente che, dopo aver realizzato per grazia mediante la fede, la salvezza dell’anima, è chiamato a fare la propria parte: “mettendoci da parte vostra...”.

L’opera salvifica compiuta da Cristo ci ha portati dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, e ha prodotto il miracolo della nuova nascita: ecco che siamo divenuti per grazia figliuoli di Dio, nuove creature in Cristo Gesù.

Da parte Sua, ci ha donato tutto in Lui (Colossesi 2:10) e noi Gli apparteniamo e siamo chiamati a fare le opere che Egli ci ha preparato (Efesini 2:10).

Questa meravigliosa opera di salvezza, questa realtà gloriosa di una nuova vita, implica da parte nostra “ogni impegno”.

Quest’impegno non è da intendersi come attivismo finalizzato ad acquisire dei meriti, dei privilegi all’interno della chiesa, della famiglia, della società, ma è fondato sulla fede (Giacomo 2:14-17-20-26).

L’impegno cristiano ha per base la fede in Dio e nell’espletamento di ogni dovere si manifestano le virtù impellenti e indispensabili per adempiere il compito che si è chiamati a svolgere.

Il nostro impegno deve essere:

 

·     Coinvolgente: non è impegno limitato a sfere ben precise e attività prestabilite e neppure un impegno freddo, distaccato o calcolato, ma è un impegno di tutto il nostro essere: anima, mente, spirito,“ogni impegno”, pronto anche alla rinunzia per la buona causa dell’Evangelo, a un’abnegazione alla sana e santa testimonianza.

·     Costante: “sempre di più” (2 Pietro 1:10) che con il tempo non diminuisce, non si logora, né si esaurisce, ma è attivo, un continuo crescente, “sempre di più”. Produce frutto, porta dei risultati benefici, non conosce stress, né depressione, ma manifesta le virtù cristiane (2 Pietro 1:5-6-7; Isaia 40:29-31).

·     Sicuro: perchè evita le cadute, “non inciamperete mai” (2 Pietro1:10), basato sulla fede, una fede certa della vocazione e dell’elezione. Non è un obbligo, un atto dovuto, forzato, ma è una santa chiamata e un seguire volontariamente Cristo Gesù. “Poiché so in chi ho creduto e sono convinto che egli ha il potere d custodire il mio deposito fino a quel giorno” (2 Timoteo 2:12). L’apostolo Paolo è sicuro che la consacrazione, l’impegno, la fatica non sono vani nel Signore (1 Corinzi 15:58), ma producono certezza di vocazione ed elezione (2 Timoteo 2:11). 

·     Glorioso: infatti l’impegno coinvolgente, costante e sicuro implica un impegno glorioso: “in questo modo vi sarà ampiamente concesso l’ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo” (2 Pietro 1:11). Quest’impegno glorioso ci consentirà di udire il giorno tanto atteso: “Va bene, buono e fedele servitore... entra nella gioia del Tuo Signore” (Matteo 25:23).

 

Il credente può correre seri pericoli, se viene meno agli impegni. Rischia di essere:

 

·     Pigro (2 Pietro 1:8) la pigrizia è mancata disponibilità, rifiuto di coinvolgimento; cerca in mille modi le scuse per non operare; si tratta di un disimpegno che porta alla mancata conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo. L’apostolo invita i credenti a non essere pigri ma “ferventi nel Signore”.

·     Sterile (2 Pietro 1:8) è un aridità spirituale dovuta a una mancanza di benedizioni, non si ha per fine le manifestazioni delle opere dello Spirito di Dio, si comincia ad indietreggiare nella vita cristiana, si resta inerti e paralizzati davanti ad una necessità in cui si richiede un intervento tempestivo e risolutivo per godere una vita fruttuosa e abbondante di virtù cristiane.

·     Cieco (2 Pietro 1:9) non c’è nessuna traccia di una vita cristiana vissuta nell’impegno, nella dedizione e consacrazione. Non vi è conoscenza del piano di Dio per la propria vita: in altre parole, si brancola nel buio del dubbio e dell’indifferenza.

·     Miope (2 Pietro 1:9) di vista corta, di vedute limitate, per la maggior parte il credente è interessato solo e unicamente a se stesso, non esistono per lui necessità e bisogni altrui, per cui è fondamentale impegnarsi (Apocalisse 3:17-18). Col disimpegno totale, si corre il serio pericolo di dimenticare l’opera meravigliosa di salvezza,di perdono, di purificazione dei vecchi peccati (verso 9).

 

Il rischio è elevato, il pericolo enorme, in quanto si può incorrere in una condizione

miserevole (Romani 1:21-22).

I requisiti di una vita cristiana virtuosa risiedono nelle realtà quotidiane.

Queste virtù non devono essere latenti, occasionali, ma devono abbondare e manifestarsi in ogni circostanza e occasione.

Iniziano con la fede e poi ad essa si aggiungono: la virtù, la conoscenza, l’autocontrollo, la pazienza, la pietà, l’affetto fraterno e l’amore.

Ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte.

 

Daniele Marra

 

 

Tratto da «RISVEGLIO PENTECOSTALE» marzo 2004