L'UOMO LA CUI
SPADA SI ATTACCO' ALLA MANO
Al
servizio di Davide troviamo molti uomini valorosi che gli rimasero fedeli tutta
la vita che cominciarono a seguirlo quando le sue sorti erano veramente al
minimo livello, quando era ritenuto un ribelle e un fuorilegge.
Stanchi del malgoverno di Saul, scelsero un modo in cui potevano servire meglio
il loro paese e il loro Dio e, anche a costo di grandi rischi, furono
ampiamente ricompensati dagli onori che, al tempo debito, condivisero con il
loro conduttore.
Quando Davide ascese al trono, quanto dovettero rallegrarsi i loro cuori! E
quando ebbe la vittoria quanto dovettero essere raggianti di gioia ricordando
le privazioni che avevano sofferto con il loro capitano!
Noi non aspiriamo ad essere ricordati in un catalogo di valorosi in una delle
guerre di questo mondo, ma si sta scrivendo un registro di eroi che,
combattendo per Cristo, escono fuori dal campo portando il Suo vituperio.
Verrà il giorno in cui sarà molto più onorevole trovare il nome di qualcuno tra
gli ultimi dei discepoli fedeli di Cristo che di essere annoverati tra i
principi ed i re di questa terra. Beati coloro che oggi possono rimettere la
loro sorte in Colui che è maggiore di Davide, e condividere il suo obbrobrio,
perché verrà il giorno in cui la gloria del Signore si rifletterà sui Suoi
seguaci.
Poniamo adesso la nostra attenzione su un eroe in particolare: Eleazar, il figlio di Dodo, e
vediamo ciò che egli fece per il Suo re.
I. Il testo che abbiamo letto ci ricorda una delle Sue imprese che è molto
istruttiva e la prima lezione che troviamo da essa riguarda la POTENZA
DELL'ENERGIA INDIVIDUALE.
I Filistei avevano cominciato la battaglia e i figli d'Israele erano usciti
per combattere ma, per qualche ragione, essendo armati ed avendo delle frecce
"voltarono le spalle nel dì della battaglia" (Sal.
78:9). Questo ci parla di una umiliazione iniziale.
Quest'uomo, Eleazar, però, sorse proprio a causa del
fallimento dei suoi fratelli, infatti "si levò e colpì i Filistei".
Era un uomo di notevole individualità di carattere, un uomo che conosceva se
stesso e conosceva il Suo Dio e che non si volle confondere con la folla per
fuggire solamente perché altri lo stavano facendo. Egli non volle prendere come
misura del proprio servizio i fallimenti e le cadute dei suoi colleghi ma,
mentre Israele fuggiva, si alzò e colpì i Filistei.
L'obbligo personale di ogni individuo davanti a Dio è una di quelle lezioni che
ciascuno di noi deve imparare. Ci viene insegnato al battesimo, dove ogni
credente fa la propria confessione di fede e, per un proprio atto, si riconosce
morto con Cristo.
Il vero cristianesimo, infatti, non sa cosa siano i "padrini" che i
cattolici romani designano come i "garanti della fede del fanciullo".
Dopo aver compiuto la nostra professione di fede diveniamo responsabili di
tutti gli atti religiosi che compiamo e non possiamo ingaggiare preti o
ministri affinché assolvano in nostra vece ai doveri che noi stessi dobbiamo
compiere: siamo noi che dobbiamo pregare, investigare le Scritture, vivere in
comunione con Dio, ubbidire al Signore Gesù Cristo. La religione autentica è
qualcosa di personale. Ogni credente, che abbia uno o dieci talenti, nel gran
giorno del giudizio sarà chiamato e rendere conto delle sue personali
responsabilità e non di quelle di altri; e pertanto egli deve vivere, come
davanti a Dio, comprendendo che è un individuo distinto e che deve consacrare
personalmente spirito, anima e corpo interamente al Signore.
Eleazar sentì che doveva compiere il proprio dovere
qualsiasi cosa gli altri stessero facendo e perciò sguainò la sua spada contro
il nemico e combatté con tutte le sue forze. Il suo esempio fu un rimprovero
sufficiente e sicuramente più efficace di diecimila battute sarcastiche che
avrebbe potuto pronunciare sui suoi colleghi.
Non dimentichiamo mai che la nostra responsabilità, in un certo senso, comincia
e finisce con noi stessi. Supponiamo che tu ritenga che la chiesa di Dio sia in
una condizione molto triste. Tu sei responsabile nella misura in cui hai
contribuito a creare quella condizione. Ti rammarichi che molti ricchi non
consacrino le loro sostanze? La cosa più pratica da fare è quella di usare le
tue sostanze per la causa del tuo Maestro. E' cosa molto facile trovare i
difetti dell'operato altrui, ma è cosa molto più difficile far meglio degli
altri.
Esiste un solo stolto al mondo che non sia in grado di criticare? Ma quelli che
sanno lavorare bene sono uno su mille rispetto a coloro che sanno ben vedere i
difetti dei lavori altrui. Perciò non criticare gli altri ma alzati e batti i
Filistei!
La nostra responsabilità aumenta anche a causa della miserabile condotta degli
altri. Se ognuno lottasse al proprio meglio, gli Eleazar
lotterebbero bene come tutti. Ma se gli altri fuggono via, Eleazar
deve alzarsi al di sopra di se stesso e tentare l'impossibile. Se sei convinto
che la condizione della chiesa non è quella che dovrebbe essere, non devi
lasciare pietra sopra pietra fino a che l'efficienza perduta non sia
recuperata.
I tuoi amici cristiani sono troppo mondani? Allora tu stesso devi essere più
spirituale e desideroso delle cose celesti. Sono troppo tolleranti? Tu devi
essere intransigente. Sono rozzi e scortesi? Tu devi essere ripieno d'amore.
Forse Eleazar si comportò così bene proprio perché
non aveva alle sue calcagna una folla di gente tanto codarda. Quando abbiamo un
buon lavoro da fare per il nostro Signore siamo lieti della compagnia di operai
ferventi che sono determinati a raggiungere l'obiettivo. Ma se non abbiamo tali
colleghi, allora è meglio che ce ne andiamo da soli. Non c'è alcuna necessità
di essere in tanti. I pusillanimi sono di maggiore ostacolo che di aiuto.
Quando Lutero andò da un suo superiore per dirgli quello che aveva scoperto
nelle Scritture, quel vecchio e prudente gentiluomo replicò: "fratello
mio, tornatene alla tua cella, tieni per te i tuoi pensieri, servi Dio e non
dare fastidio". Ma difficilmente poteva sognarsi quanto fastidio Lutero
stava per portare nel campo!
Oso dire che Lutero stesso non avrebbe potuto compiere quella riforma di cui fu
animatore se fosse stato circondato da un tale seguito di amici troppo
prudenti. Ma quando si rese conto degli eccellenti incapaci che lo
circondavano, come l'eroe del nostro testo, si levò e fece strage dei Filistei
di Roma.
Quando la buona gente cristiana dice: "Non spingerti troppo in là; stai
attento a non offendere; non cercare di superare te stesso", ed altre cose
del genere si fa meglio a fare a meno di loro. Il servo di Dio deve cercare
l'aiuto dei suoi colleghi ma, allo stesso tempo, se è chiamato al servizio del
suo Dio e gli altri non vogliono aiutarlo, non si allarmi: se ha Dio con sé, ha
tutti gli alleati che gli occorrono.
II. Secondariamente, abbiamo nel testo UNA LEZIONE SULLA DEBOLEZZA PERSONALE. Eleazar, anche se si levò e batté i Filistei era solo un
uomo, e così lottò fintanto che la sua mano non si stancò e non poté più
farcela. Raggiunse i limiti della sua forza e fu obbligato a fermarsi.
Questo potrà consolare coloro che si sentono esausti nel servizio del Signore.
Forse vi state biasimando, ma in realtà non c'è alcuna ragione valida perché
dobbiate farlo, perché si può dire di voi ciò che è detto di Eleazar: non che siete stanchi DI lottare, ma che vi siete
stancati NELLA lotta. Se nel vostro caso si può fare questa distinzione, allora
va tutto bene. Desidereremmo e vorremmo servire il Signore giorno e notte, ma
la carne è debole e non abbiamo la forza sufficiente per farlo. Non dobbiamo
meravigliarci di questo perché non è un peccato. La stanchezza di Eleazar fu quella dei suoi muscoli. Ma a volte il popolo di
Dio si stanca mentalmente e questo è ugualmente doloroso e naturale.
La mente non può pensare sempre con la medesima chiarezza, partecipare con la
medesima emozione o esprimersi con la medesima linearità, e il servo di Dio non
deve biasimarsi per questo.
Se un contadino è stato nel suo campo a mietere dall'alba fino al tramonto e
se, asciugandosi il sudore, dice al suo signore: "Sono molto stanco, ho
bisogno di dormire qualche ora", quale tiranno lo biasimerebbe e gli
rifiuterebbe il riposo? Quelli che devono essere biasimati sono coloro che non
si stancano mai, ma coloro che si stancano devono essere lodati e non
censurati.
Forse Eleazar si stancò a causa dell'enorme numero
dei suoi nemici. Egli ne uccise dozzine con la spada ma continuavano a venire e
ne arrivavano altri. Fratello, hai avuto la possibilità di portare alcuni a
Cristo, ma lo smisurato numero degli inconvertiti ti
schiaccia. Hai aperto una piccola stanza e poche persone vengono, ma dici a te
stesso: "Cosa sono questi tra tanti?"
Al principio del nostro servizio al Signore pensiamo di mettere sotto sopra il
mondo in poco tempo, ma quando ciò non accade e vediamo che dobbiamo
trascinarci e non disprezzare il giorno delle piccole cose, siamo soggetti alla
stanchezza.
Il servizio di una vita intera ci procurerà anche grandi scoraggiamenti e non è
così facile come possono credere i sognatori.
Forse Eleazar si stancò perché nessuno l'aiutò.
Procura un grande conforto una buona parola da un amico ed è incoraggiante
sapere che, dopotutto, non sei solo perché altri cuori sinceri sono impegnati
nella stessa battaglia e sono zelanti per lo stesso Signore. Ma guardandosi
attorno, Eleazar vide solamente le spalle dei codardi
che battevano in ritirata e dovette falciare i Filistei con la sua sola spada.
Chi si meraviglierebbe della sua stanchezza? In tutto ciò la grazia fu che si
stancò solamente quando poté permetterselo.
Questo significa che il Signore non permise che la sua stanchezza lo
sopraffacesse finché i Filistei non fossero stati sconfitti ed il popolo fosse
tornato a razziare le spoglie. Siamo creature così deboli che possiamo essere
assaliti dalla stanchezza in ogni momento, ma quale grande benedizione è sapere
che il Signore ci rende forti secondo le necessità del momento, e che solo
quando abbiamo compiuto il nostro lavoro Egli permette che avvertiamo la
fatica.
Giacobbe lottò con l'angelo e non avvertì il dolore della slogatura fino a
quando non ottenne la benedizione. Fu buono per lui zoppicare dopo quella
vittoria, perché ciò gli diede la consapevolezza che non furono le sue forze a
farlo prevalere su Dio. E, allo stesso modo, fu bene per Eleazar
sentirsi stanco in quanto fu così che comprese da dove proveniva quella forza
che lo rese capace di sconfiggere i Filistei.
Chiediamoci se, deboli come siamo, ci siamo affidati completamente al Signore.
Se è così, va bene; Egli userà la nostra debolezza e trarrà gloria per il Suo
nome. Non permetterà che la nostra debolezza si manifesti per compromettere la
vittoria. Egli ci da la forza quando è assolutamente indispensabile e se
permette che crolliamo, come accadde ad Elia dopo il suo grande conflitto, non
dobbiamo meravigliarci.
Che differenza tra Elia sul Monte Carmel trionfante
sui sacerdoti di Baal, e lo stesso uomo il giorno
seguente mentre fugge da Izebel e prega: "Prendi
ora o Eterno l'anima mia, poiché io non valgo meglio dei miei padri".
Quando ci abbattiamo dopo aver ottenuto una grande benedizione, non dobbiamo
allarmarci. Che importa? L'opera è compiuta; puoi anche permetterti di essere
abbassato davanti a Dio. E sarà bene per te sapere quanto debole e vuoto tu
sia, affinché tutta la gloria possa essere attribuita solamente al Signore.
III. C'è una terza lezione nel testo che riguarda L'INTENSITÀ' DELLO ZELO DI
QUESTO EROE. Ci viene detto che la sua spada si attaccò alla mano. John Bunyan pare abbia pensato
che questo fenomeno si verificò a causa del sangue coagulato, infatti descrive
come il "Signor Campione della Verità" fece questa esperienza a causa
del sangue fuoriuscito dalle sue ferite, che agì come una colla per tenere
unita la spada alla mano.
Ma, forse, la
migliore interpretazione è quella che si riferisce ad un fatto che
occasionalmente si verifica nelle battaglie. Ricordo di aver letto di un
marinaio che lottò tanto disperatamente per fronteggiare un attacco di una nave
nemica che, quando la battaglia si concluse scoprì di non essere in grado di
aprire la mano che aveva tenuto stretta la spada con la quale aveva combattuto.
L'aveva tenuta stretta con una tale forza che fu necessaria un'operazione
chirurgica per consentirgli di allentare la presa. La medesima cosa accadde ad Eleazar; la spada rimase unita alla mano a causa
dell'energia con la quale egli mantenne la sua arma. Dapprincipio la tenne nel
modo corretto e, alla fine, poté continuare a tenerla fermamente.
Desidero che
alcuni dei nostri convertiti si tengano stretti all'Evangelo in un modo ancora
migliore. Un missionario mi ha detto, qualche giorno fa: "Ci sono certi
'convertiti del risveglio' sui quali non puoi fare
alcun affidamento fino a quando non si convertono di nuovo". E temo che
sia veramente così. L'opera non è compiuta profondamente. La loro comprensione
dell'Evangelo non è affatto chiara. La loro presa non è sicura. Hanno ricevuto qualcosa
che è di gran bene per loro, almeno lo spero, ma difficilmente si rendono conto
di cosa sia; devono tornare nuovamente a Colui che ha abbondanza di grazia e di
Verità da comunicare loro, e se non lo fanno perdono tutto.
Molti giovani non studiano la Parola seriamente. Piluccano qua e là dei versi
come i piccioni che beccano i piselli, e non riescono ad avere una visione di
cosa sia interamente la fede. Ma colui che è destinato a lottare per il Signore
tiene strettamente la Verità perché ne ha dimestichezza e la usa perché conosce
bene ciò che possiede. Chi conosce intelligentemente e intensamente la Parola è
come colui che tiene stretta la spada nella sua mano.
Eleazar, avendo impugnato bene la sua spada mantenne
la presa; qualsiasi cosa gli fosse accaduta nel corso della sua battaglia, non
avrebbe lasciato l'arma nemmeno per un istante.
Se avesse aperto la sua mano soltanto una volta avrebbe perso la battaglia, ma
non lo fece.
Sono stato spesso toccato nell'osservare la perseveranza di uomini zelanti che
hanno amato così appassionatamente il loro lavoro per il Signore da non poter
fare a meno di lasciarlo.
Essi hanno servito il Signore, anno dopo anno, in un campo particolare, nella
scuola domenicale, oppure in qualche altro campo, e quando si ammalarono e non
potevano essere al loro posto, il loro cuore e i loro pensieri erano là. Ho
conosciuto alcuni di loro che, mentre erano febbricitanti, parlavano
continuamente della classe e dei bambini. Persino nei sogni che facevano il
loro lavoro era sempre presente. La loro mano rimane "attaccata alla
spada"! Io amo ascoltare gli anziani parlare dell'opera di Dio anche
quando essi non possono più esserne partecipi, e amo udire il morente che
domanda notizie sulla chiesa e sui culti.
Le loro spade sono ancora nelle loro mani. Christmas Evans, cavalcava il suo vecchio pony di città in città per
predicare l'Evangelo e quando giunse vicino alla morte pensò di essere ancora a
cavallo e le sue ultime parole furono: "Avanti!".
Anni fa, noi che crediamo, ci siamo aggrappati al Signore con una gioiosa
fiducia e ora è stabilita una connessione quasi involontaria con Lui che non
può più essere rotta. Di tanto in tanto qualche sapientone cerca di convertirci
allo scetticismo o al pensiero moderno o all'ultima novità in voga provando a
farci abbandonare "la fede che è stata una volta per sempre tramandata ai
santi". Questa gente è stolta nel tentare tale impresa perché, ormai,
l'Evangelo è così attaccato a noi che non possiamo lasciarlo. Oggi, noi
crediamo perché dobbiamo farlo. Io sarei pronto a morire la più atroce delle
morti piuttosto che rinunciare all'Evangelo che predico.
Le argomentazioni esposte dagli scettici non sono forti nemmeno la metà di
quelle con cui il diavolo mi ha assalito, eppure io gli ho resistito. Come
possiamo abbandonare l'Evangelo? E' la nostra vita, la nostra anima, è tutto
per noi.
La nostra esperienza giornaliera, la nostra comunione con Dio, la nostra
posizione in Cristo nei luoghi celesti, tutto ciò ci ha resi forti di fronte ad
ogni tentazione di abbandonare la nostra speranza. E' vero, noi rimaniamo
attaccati alla spada, ma anche la spada rimane attaccata alla nostra
mano.
E' impossibile che la più ingegnosa falsità sia tanto potente da ingannare gli
eletti, perché il Signore ha stabilito una tale comunione tra l'anima
rigenerata e la Verità che la Verità deve trattenerci e noi dobbiamo
trattenerla, anche se dovessimo morire. Voglia Iddio che sia così per ciascuno
di noi.
IV. Devo ora passare alla quarta lezione che riguarda LA GLORIA DIVINA. Dice
forse il nostro testo che Eleazar trattenne la spada
e che fu lui a operare una grande vittoria quel giorno? No! La vittoria non è
attribuita a Eleazar, ma è scritto "E l'Eterno
concesse in quel giorno una gran vittoria".
La vittoria non fu vinta senza Eleazar, eppure non fu
opera sua ma del Signore. Se Eleazar avesse avuto un
certo punto di vista spirituale avrebbe detto: "Noi non possiamo fare
nulla, il Signore adempirà i Suoi decreti eterni", e non solo non avrebbe
mosso un dito, ma avrebbe anche criticato coloro che si sarebbero fatti avanti
nel combattimento della fede.
Se fosse appartenuto ad un altro gruppo, avrebbe detto: "Io non credo in
un ministero individualistico. Io non andrò da solo ma aspetterò di aver
radunato qualche fratello che possa dare il suo contributo". Invece di
teorizzare Eleazar si lanciò nel suo lavoro e il
Signore gli diede la testa dei suoi nemici ed egli, a sua volta, attribuì la
vittoria non a se stesso ma solo a Dio.
La cosa giusta da fare è lavorare come se tutto dipendesse da noi guardando al
Signore con la consapevolezza che tutto dipende da Lui. Noi dobbiamo avere
tutta l'umiltà e tutta l'attività di quelli che sanno che non possono fare
nulla da se stessi ma che Dio è colui che opera in loro il volere e l'operare
per la Sua benevolenza.
Tu devi confidare umilmente nel Signore e personalmente devi essere risoluto.
Hai conquistato un'anima a Cristo? E' il Signore che l'ha vinta. Hai difeso la
Verità contro gli antagonisti? La gloria del tuo trionfo appartiene al Signore.
Hai resistito al peccato? Puoi gridare con l'antica eroina "Anima mia tu
hai calpestata la forza"? (Giud. 5:21 Diod.) Deponi i tuoi trofei dinanzi al trono.
Sono contento che il testo dica queste cose perché qualche critico avrebbe
potuto dire che stavo innalzando l'uomo glorificando la carne e il sangue. E'
stato il Signore a operare ogni cosa in noi: "Non a noi ma al Suo nome
diamo la gloria".
V. L'ultima lezione riguarda L'INCORAGGIAMENTO. Dice la Scrittura che il popolo
"Tornò a seguire Eleazar soltanto per spogliare
gli uccisi". Ti rattrista pensare che molti che si professano cristiani
assomigliano di più a increduli che a credenti? Ti senti triste quando li vedi
voltare le spalle nel giorno della battaglia? Allora sii confortato perché essi
possono essere riportati indietro e il tuo zelo per l'opera di Dio può essere
lo strumento per il loro ravvedimento.
Se il Signore ti renderà forte, colui che è debole sarà incoraggiato dalla tua
franchezza. Essi non saranno capaci di guardare in faccia un Filisteo vivo, ma
sapranno come spogliarne uno morto. Tu riporterai indietro costoro quando il
bottino dovrà essere diviso.
Talvolta si è verificato che un uomo che parlava nel nome di Dio ha convertito
una comunità nella giusta direzione. Una donna cristiana con la sua
testimonianza, spesso, ha fatto mutare i sentimenti di molti. Ci sono stati
momenti, nella storia dell'Inghilterra, in cui certi individui sono stati dei
cardini sui quali il destino della nazione è stato rivoltato.
Se tu cerchi di essere fedele sii fermo nel giorno della battaglia e
fortificherai l'anima spossata. Giovane sorella, tu conquisterai la tua
famiglia e, uno ad uno, verranno in cerca del tuo Salvatore.
Giovane, stai per buttarti in quella grande impresa che è molto pericolosa per
te, ma se il Signore ti fortifica nella forza della Sua possanza tu potrai
trasformare quella vecchia fabbrica in una chiesa del Signore. Puoi crederci a
stento ma potrai avere delle riunioni di preghiera in qualche stanza di quel
posto di lavoro.
Molti sono dei codardi, ma tu li devi fare vergognare di loro stessi. Molti
sono volubili, fagli vedere cosa sia un credente coraggioso, capace di essere
l'antesignano intorno al quale essi accorreranno.
E' chiaro che quando un uomo afferra una spada la stringe saldamente e la
trattiene per qualche tempo, può accadere qualcosa che non gli permetta di
lasciarla.
Vi è mai capitato che, attaccandovi al peccato, sia accaduto qualcosa di
simile? Lo stesso fenomeno si verifica anche nel male. Potremmo un giorno non
essere più capaci di liberarci di quelle abitudini che adesso si stanno
formando.
Dapprincipio la culla delle abitudini è fatta con i sottilissimi fili delle
ragnatele, puoi facilmente disfartene. Poi, pian piano, comincia a diventare
una corda sottile, poi una cima d'ormeggio e infine diviene forte come
l'acciaio in modo da lasciarti fatalmente imprigionato. Fai attenzione mentre
sei ancora in tempo!
Giovani, a malapena potete rendervi conto quanto siano già forti in voi le
abitudini che avete preso. Intendo dire quelle pessime di non pregare, di
coltivare dei peccati segreti e di non esercitare la temperanza e
l'autocontrollo. Si stanno avvinghiando a voi come micidiali serpenti con le
loro spire. La vostra intenzione è di non andare oltre certi limiti, ma se poteste
già vedere ciò che diverrete ne sareste terrificati.
Abbiamo letto nei giornali di qualche tempo fa la storia di un uomo che aveva
vissuto in modo rispettabile per molti anni ma che, gradualmente scese sempre
più in basso fino a commettere un orribile delitto che ha fatto inorridire il
mondo intero. Egli stesso non avrebbe nemmeno potuto sognarsi, dapprincipio, in
quale malvagità sarebbe caduto.
Ma il sentiero dell'inferno è in discesa, e se lo percorri un passo alla volta,
verrà il tempo in cui scenderai sempre più velocemente fino al punto che non
potrai più fermarti e sprofonderai sempre più in basso. Lascia la presa
dell'arma dell'iniquità prima che rimanga attaccata alla tua mano. Buttala via
una volta per sempre!
L'unico modo per rompere con il peccato è unirsi a Cristo. "Se dunque il
Figliolo vi farà liberi, sarete veramente liberi". Ricercate questa
libertà. Possa Egli donarla ad ognuno di noi in modo che potremo divenire eroi
di Cristo, ed a Lui sia la gloria per tutta l'eternità.
Spurgeon