LA SPADA DI GOLIAT

 

La vittoria di Davide su Goliat fa parte di quella serie di avvenimenti biblici conosciuti anche da chi ha poca familiarità con la Parola di Dio.

Era costume non raro degli eserciti antichi scegliere due campioni e risolvere la guerra con un combattimento fra loro. I Filistei presentarono sul campo di battaglia un gigante di nome Goliat, alto tre metri, il quale per quaranta giorni sfidò Israele in cerca di un uomo che avrebbe avuto il coraggio di affrontarlo.

Il silenzio fu rotto dalla comparsa sulla scena di Davide.

Goliat sicuramente si aspettava un uomo possente come Saul, ma quando scorse un ragazzetto senza armatura, con una fionda in mano, palesò la sua ira, lo disprezzò, offese lui e Dio (1 Samuele 17:42-44).

Il linguaggio di Goliat non turbò affatto Davide, anzi egli apparve più sereno e più fermo di prima, tanto che con grande coraggio testimoniò della sua fede in Dio (1 Samuele 17:45-47).

Nel momento in cui Goliat cercò di avanzare, Davide prese la pietra e lo colpì, poi “… corse, si gettò sul Filisteo, gli prese la spada e, sguainatala, lo uccise e gli tagliò la testa” (1 Samuele 17:51).

Passò del tempo e Davide dovette fuggire lontano, perché Saul attentava alla sua vita.

Ritrovandosi in difficoltà, Davide disse ad Achimelec: “ ‘Non hai qui disponibile una lancia o una spada? Perché io non ho preso con me né la mia spada né le mie armi, tanto premeva l’incarico del re’. Il sacerdote rispose: ‘C’è la spada di Goliat, il Filisteo, che tu uccidesti nella valle dei terebinti; è là avvolta in un panno dietro l’efod; se la vuoi prendere, prendila, perché qui non ce n’è altra all’infuori di questa’. Davide disse: ‘Nessuna è pari a quella; dammela!’” (1 Samuele 21:8, 9).

Che strano vedere Davide con in mano la poderosa spada di Goliat!

 

Gravi dimenticanze

1.  Davide ha dimenticato la sua fede iniziale.

Davide ha dimenticato che Dio lo aveva salvato dalle mani di Goliat per la fede che egli aveva riposto nell’Eterno.

Davide stesso aveva potuto testimoniare della sua fede sia al re Saul che a Goliat. Al re Saul aveva detto: “‘Nessuno si perda d’animo a motivo di costui! Il tuo servo andrà e si batterà con quel Filisteo’. Saul disse a Davide: ‘Tu non puoi andare a batterti con quel Filisteo; poiché tu non sei che un ragazzo, ed egli è un guerriero fin dalla sua giovinezza’. Davide rispose a Saul: ‘Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e talvolta veniva un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. Allora gli correvo dietro, lo colpivo, gli strappavo dalle fauci la preda; e se quello mi si rivoltava contro, lo afferravo per le mascelle, lo ferivo e l’ammazzavo. Sì, il tuo servo ha ucciso il leone e l’orso; questo incirconciso, Filisteo, sarà come uno di quelli, perché ha coperto di vergogna le schiere del Dio vivente’. Davide soggiunse: ‘Il Signore, che mi liberò dalla zampa del leone e dalla zampa dell’orso, mi libererà anche dalla mano di questo Filisteo’” (1 Samuele 17:32-37).

Davide testimoniò della sua fede al gigante Goliat, senza che la voce gli tremasse: “‘Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il giavellotto; ma io vengo verso di te nel nome del Signore degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele che tu hai insultate. Oggi il Signore ti darà nelle mie mani e io ti abbatterò; ti taglierò la testa, e darò oggi stesso i cadaveri dell’esercito dei Filistei in pasto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; così tutta la terra riconoscerà che c’è un Dio in Israele, e tutta questa moltitudine riconoscerà che il Signore non ha bisogno di spada né di lancia per salvare; poiché l’esito della battaglia dipende dal Signore ed egli vi darà nelle nostre mani’” (1 Samuele 17:45-47).

Davide, però, in quel momento di difficoltà, sembra dimenticare tutto questo. Il suo cuore è come svuotato e la sua mente sembra aver cancellato quei momenti in cui la sua fiducia era completamente nel Signore: lo troviamo con la spada sguainata di Goliat in mano.

Sarà questa a salvarlo dalle mani di Saul?

Veramente: “Nessuna è pari a quella”?

Davide aveva dimenticato che la sua fede lo aveva spinto a rifiutare di indossare l’armatura di Saul, perché non ci era “abituato”.

Sì perché colui che confida nel Signore, sa che Dio ha provveduto per lui “un’armatura” spirituale per resistere al nemico e restare in piedi nel giorno malvagio (Efesini 6:13-17).

Abbiamo piena fede nel Signore?

Oppure, come Davide, stiamo impugnato la spada di Goliat?

Essa non potrà liberarci!

Quando dieci anni dopo Davide fu liberato dalla persecuzione di Saul, compose il Salmo 18 nel quale affermava: “Io ti amo, o Signore, mia forza! Il Signore è la mia ròcca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio. Io invocai il Signore ch’è degno d’ogni lode e fui salvato dai miei nemici” (Salmo 18:1-3).

Non sarà la nostra forza, o quella di altri, a liberarci, non saranno le nostre capacità a tirarci fuori dai problemi, ma soltanto la fede vera nel Signore, al Quale ogni cosa è possibile. Non lo dimentichiamo!

 

2.  Davide ha dimenticato che Dio non ha bisogno della spada di Goliat per salvarlo.

Davide disse a Goliat: “… il Signore non ha bisogno di spada né di lancia per salvare; poiché l’esito della battaglia dipende dal Signore …” (1 Samuele 17:47).

La Scrittura evidenzia che Davide vinse Goliat senza avere una spada in mano: “Così Davide, con una fionda e una pietra, vinse il Filisteo; lo colpì e lo uccise, senza avere spada in mano” (1 Samuele 17:50).

Ora, invece, Davide ha fra le sue mani la spada di Goliat.

Quante volte ci rivolgiamo agli elementi di questo mondo o facciamo leva sulla nostra forza, per superare determinate situazioni.

A volte vogliamo aiutare Dio, ma ciò che facciamo di nostra iniziativa rischia di ostacolare l’opera del Signore in noi. L’unica cosa che possiamo dare al Signore è il nostro cuore, come Egli stesso ci chiede: “Figlio mio dammi il tuo cuore”.

Dopo aver arreso la nostra volontà completamente a Dio, attendiamoci grandi vittorie perché, come dirà secoli dopo l’apostolo Paolo nel celeberrimo canto di vittoria dei credenti, in Cristo “… noi siamo più che vincitori …” (Romani 8:37).

Il credente non è “abituato all’armatura di Saul” e non ha bisogno della spada di Goliat, ma deve solo impugnare “… la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (Efesini 6:17).

Essa è sufficiente per affrontare i “giganti” che si presentano sul nostro cammino.

Non è forse vero che Gesù ha vinto la tentazione del diavolo esclamando: “Sta scritto?”.

Soltanto la Parola di Dio ha il suggello della divina autorità, non i pensieri dell’uomo!

Non vi è nulla di più degno da essere afferrato: “Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4:12).

La Bibbia è per i credenti la Parola di Dio, essa è infallibile ed autorevole regola di fede e di condotta. In essa Dio rivela all’uomo il Suo perfetto piano di salvezza; ubbidendo incondizionatamente ai suoi precetti noi siamo resi vincitori contro le insidie del male. Il salmista, infatti, si esprimeva in questi termini: “Ho conservato la Tua parola nel mio cuore per non peccare contro di Te” (Salmo 119:11). Afferriamo la spada dello Spirito, lasciando cadere dalle nostre mani quella di Goliat.

 

3.  Davide ha dimenticato il piano di Dio per la Sua vita.

Davide era stato unto da Samuele quale futuro re d’Israele e quel giorno qualcosa di particolare era avvenuto nella sua vita: “Allora Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno lo Spirito del Signore investì Davide …” (1 Samuele 16:13).

Impugnando la spada di Goliat, Davide dimostra di aver dimenticato il piano di Dio per la sua vita. L’unzione ricevuta da Samuele era avvenuta utilizzando il corno figura della forza di Dio che lo avrebbe portato sul trono d’Israele.

Davide ora confida nella sua forza ed stringe fra le mani la spada di Goliat.

Questa spada ci parla delle “armi” a cui l’uomo ricorre nella speranza di essere liberato nel giorno dell’avversità. La Scrittura invita invece tutti coloro che sono nati di nuovo a confidare nel braccio del Signore e non in quello dell’uomo, soltanto così il piano di Dio si attuerà nella nostra vita: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo … Benedetto l’uomo che confida nel Signore, e la cui fiducia è il Signore” (Geremia 17:5-8).

 

Conclusione

Forse Davide non usò mai la spada di Goliat, perché essa non è più citata nella Scrittura, quasi a farci intendere che Davide sia poi rinsavito.

Se tale è la nostra esperienza, se stiamo cominciando a confidare nella nostra forza o in quella degli altri, nelle risorse umane, se anche noi abbiamo impugnato la “spada di Goliat”, è tempo di lasciarla cadere dalle nostre mani e di afferrare “la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio”.

Impugniamola, identifichiamoci con essa, facciamola nostra.

La nostra esperienza sia simile ad Eleazar, un prode guerriero di Davide, del quale è scritto che “… la sua mano … rimase attaccata alla spada …” (2 Samuele 23:10).

Dov’è finita la spada di Goliat?

Non se ne trovi traccia, perché non è di questa spada che abbiamo bisogno, ma della spada della Parola di Dio.

 

Domenico Modugno

 

Tratto da «Cristiani Oggi»  1 – 31 agosto 2005