VINCE CHI SA DOMINARSI
“Chi è lento all’ira
val più del prode guerriero; chi padroneggia sé stesso val più di chi espugna
città” (Proverbi 16:32)
“L’uomo che non si sa
padroneggiare, è una città smantellata,
priva di mura”
(Proverbi 25:28)
L’ira è indubbiamente assai più di
quanto si vede: non è solamente manifestazione di rabbia, non è sinonimo di
aggressività, ma è un insieme di sentimenti e di reazioni anche fisiologiche.
L’ira è un sentimento predominanti
nell’uomo al pari dell’amore, della gelosia, dell’odio, della paura, etc...
Perché
ci adiriamo?
Ogni emozione inizia con la presa di
coscienza di qualche evento significativo che ci coinvolge e ci rende
partecipi.
Le persone vanno in collera quando si
sentono minacciate e quindi reagiscono; talvolta invece a provocare l’ira è una
concomitanza di eventi e situazioni. Altre volte la fonte dell’ira è
riconducibile alla frustrazione, cioè al fallimento inatteso del tentativo di raggiungere
un obiettivo ambìto. In generale, però, l’ira può essere causata da eventi che
normalmente cerchiamo di evitare; quanto più sono sgradevoli, tanto più
intensamente ci adiriamo: situazioni incresciose producono ira, mentre quelle
soltanto un po’ spiacevoli, irritazione o fastidio. Se pensiamo che l’evento
sgradevole sia pure pericoloso e attenti in qualche modo alla nostra
incolumità, si manifesterà il sentimento della paura, che diverrà dominante e
celerà l’ira. Non sono pochi infatti quei casi nei quali alcuni soggetti che esternamente
mostrano i tratti tipici di persone deboli, indifese e impaurite, conservano
invece nell’animo sentimenti d’ira e rabbia notevoli.
Tutti
ci adiriamo
Qualcuno ha detto: «L’ira è un vento che spegne la lampada della
mente».
Irritarsi, arrabbiarsi, sono reazioni
naturali nell’uomo, ma provocano inevitabilmente danni e malesseri, proprio
perché distolgono dalla ragionevolezza.
Non tutti sanno tenere sotto controllo
questo sentimento, così quella che è un’emozione naturale, può divenire un
temibile pericolo, sia per colui che si adira, sia per coloro che sono oggetto della
collera.
Spesso l’ira diventa violenza e, quando
svanisce, lascia tristezza e rimorso. È fondamentale quindi che il cristiano impari
a sapersi dominare perché l’ira può distruggere la testimonianza e allontanare
gli amici.
Quando predomina l’ira, le altre
emozioni, come ad esempio la gioia, la contentezza, l’allegrezza, vengono
sommerse.
Diventa assai difficile riuscire a
sentirsi vicini a Dio, avere comunione con Lui e udire
Il modo con il quale si reagisce ad una
situazione difficile mette in luce la differenza tra il credente e colui che
non lo è. Riversare sugli altri la colpa del problema può essere la reazione
più facile, ma spesso proprio questa accelera il processo di sviluppo delle contese.
“Le labbra dello stolto menano alle
liti, e la sua bocca chiama le
percosse. La bocca dello stolto è la
sua rovina, e le sue labbra sono un laccio per l’anima
sua” (Proverbi
18:6-7).
Quando nell’impeto dell’ira si lanciano
accuse contro qualcuno, ci si attira addosso un’ulteriore frustrazione.
Spesso abbiamo udito il consiglio: «Prima conta fino a dieci». Vale a dire
che non bisogna reagire immediatamente, senza aver prima riflettuto e aver dato
tempo al tempo.
Talvolta, se aspettiamo quel poco che
basta, certe situazioni possono cambiare.
Riflettere prima di parlare è una regola d’oro
applicabile sempre, tanto più quando si tratta di tenere a freno il sentimento
dell’ira. Oltretutto, la collera immediata può peggiorare le cose e protrarre
la contrarietà, anziché risolverla (Proverbi 2:11-15; 12:18).
L’ira
conduce a peccare (Salmo 37)
Oggi la collera che sfocia
nell’aggressività è diventata un modello di comportamento nella società.
I genitori si adirano tra loro e
reagiscono anche contro i figli; i tifosi allo stadio danno sfogo a tutta la
loro furia fino alla violenza brutale; persino chi marcia per la pace, irritato
contro le istituzioni o i governi che appoggiano la guerra, alle volte si abbandona
ad atti vandalici e perturbatori che mostrano l’irragionevolezza e l’inquietudine
degli animi.
Siamo purtroppo umani e spesso agiamo
tutti allo stesso modo, ma come cristiani dobbiamo renderci conto che la
reazione collerica è peccato (Proverbi
17:19; 18:19).
I litigi una volta iniziati possono
anche durare a lungo, e l’ostinatezza diventare un vero e proprio impedimento
alla libertà.
L’ira
nuoce maggiormente a noi stessi
L’ira è come un potente acido che
corrode innanzitutto il recipiente che lo contiene: “No,
il cruccio non uccide che l’insensato e
l’irritazione non fa morir che lo
stolto” (Giobbe 5:2).
Questo è in sostanza ciò che avviene al
nostro corpo e alla nostra vita spirituale se non riusciamo a dominare le
reazioni dovute all’ira (Efesini
4:31).
La
pazienza la virtù dei forti
“Lo spirito paziente val meglio dello
spirito altéro” (Ecclesiaste
7:8).
Non è strano che si riconosca l’ira
nelle reazioni degli altri piuttosto che nelle
proprie. Invece è importante individuare il
momento nel quale noi siamo preda dell’ira, poiché spesso nostre reazioni
colleriche diventano un fatto abituale nel nostro modo di essere.
Occorre possedere saggezza e, se non la
si possiede, chiederla a Dio.
La sapienza divina porta con sé delle
qualità straordinarie che si manifestano per il bene di tutti: “Il
senno rende l’uomo lento
all’ira, ed egli stima sua gloria il passar sopra
le offese” (Proverbi 19:11). “Chi è savio e intelligente fra voi? Mostri
con la buona condotta le sue opere in mansuetudine di
sapienza” (Giacomo 3:13).
Scegli
di vivere in pace
Nel corso di un’inondazione la forza
devastatrice dell’acqua incute spavento e senso di debolezza di fronte a tanta potenza.
In Italia, l’imponente diga di
sbarramento del
Vajont (posta al confine tra Friuli e
Veneto), costruita negli anni Cinquanta per contenere il corso dell’omonimo torrente,
diede origine a un bacino idrico la cui impressionante portata d’acqua
esercitava sulla montagna circostante una pressione eccessiva. Fu questa la
causa della frana che provocò la fuoriuscita di una massa d’acqua enorme, che
causò la morte di oltre 2000 persone.
“Cominciare una contesa è dar la stura
all’acqua; perciò ritirati prima che la lite s’inasprisca”. “Chi ama le liti
ama il peccato; chi alza troppo la sua porta, cerca la rovina” (Proverbi 17:14,19).
Esternare agli altri i nostri
sentimenti d’ira non farà altro che aggravare la situazione. Mantenersi in pace
con gli altri usando la calma arresterà l’ira prima che questa si scateni.
Se viviamo in pace con gli altri,
saremo in pace anche con noi stessi: “Un cuor calmo è la
vita del corpo” (Proverbi
14:30).
Abbiamo parlato dei problemi dell’ira e
dei benefici che derivano dal tenerla sotto controllo.
Dio vuole offrire il Suo aiuto a quanti
si rendono conto di come l’ira non possa essere dominata con le proprie forze.
Gesù disse: “Venite
a Me... e imparate da Me, perché Io sono mansueto e umile di cuore; e voi
troverete riposo alle anime vostre...” (Matteo 11:28-30).
È importante avere sperimentato, come
Nehemia, che il nostro Dio é “un Dio pronto a
perdonare, misericordioso, pieno di
compassione, lento all’ira e di gran bontà” (Nehemia 9:17 e Salmo86:15; 103:8; 145:8).
Chiediamo dunque a Dio aiuto in
preghiera, affinché Egli possa produrre in noi il frutto del Suo Spirito per
dominare l’ira attraverso la pace, la pazienza, la benevolenza, la bontà, la
mansuetudine e l’autocontrollo (Galati 5:22).
Da parte nostra, al contempo,
esercitiamoci a controllare gli istinti che tentano di dominarci, poiché vince
chi si sa dominare.
Giovanni Villari
Tratto
da «Risveglio Pentecostale» giugno 2006