Un cristiano... maldicente?

 

Nessun cristiano, sia pastore, o evangelista, o membro di chiesa, può colpire con la spada della maldicenza e sfuggire alle conseguenza del suo peccato.

“Tutti quelli che prendono la spada, periscono per la spada” disse Gesù (Matteo 26:52).

La storia ha dato ragione più volte al Maestro: uomini che hanno parlato male di altri, sono stati essi stessi rovinati dalla maldicenza o addirittura sono morti, colpiti dal severo giudizio di Dio.

Dio solo ha diritto a giudicare, non l’uomo.

“Non toccate i Miei unti - dice la Parola di Dio – e non fate alcun male ai Miei profeti” (Salmo 105:15).

Siccome nessun uomo è capace di giudicare, i servitori del Signore devono render conto a Lui ed a Lui solo.

Guai quindi a colui che osa ergersi come giudice e calunniare pubblicamente i ministri

di Dio!

Questo è un peccato che Dio non lascerà impunito.

“Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? - ci ammonisce l’Apostolo Paolo - se sta in

piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi... Ma tu perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariranno davanti al tribunale di Dio... Non ci giudichiamo più gli uni gli altri” (Romani 14:4,10,13).

Chi si arroga il diritto di giudicare gli altri con un atteggiamento di superiorità, è un agente di satana, è uno strumento delle forze disgregatrici delle tenebre; satana conosce tutte le arti per fare in modo che la calunnia sia veramente efficace.

Infatti egli generalmente non usa una persona che, per la sua reputazione, non sarebbe facilmente creduta.

Usa invece persone che godono della stima degli altri, che in qualche maniera hanno autorità: satana sceglie persone “spirituali” che, nonostante le apparenze, sono piene non di Spirito, ma di superbia.

Evitiamo noi stessi i calunniatori, i maldicenti.

Costoro vivono di pettegolezzi e la loro più grande gioia è quella di andare in giro raccontando i peccati degli altri.

Al maldicente non importa la correzione di colui che pecca, il suo scopo non è di costruire, o di ricostruire, ma di distruggere. Questo è un modo come un altro per sentirsi e farsi credere superiore: abbassare gli altri.

Naturalmente Dio non vuole che rimaniamo indifferenti dinanzi ai peccati ed alle mancanze degli altri, specialmente se abbiamo un posto di responsabilità e di guida.

Però in che spirito e per quale scopo dobbiamo correggere?

“Fratelli - ci istruisce la Bibbia - quand’anche uno sia stato colto in qualche fallo, voi,

che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine” (Galati 6:1).

Lo scopo quindi della correzione è quello di “rialzare”, di aiutare chi è caduto, “con spirito di mansuetudine”, cioè ricordandosi che anche chi corregge è soggetto a peccare.

In altre parole la correzione deve essere fatta in Nome di Dio e non in nome proprio con arroganza.

Come già abbiamo detto, un giorno tutti noi dovremo presentarci davanti al tribunale di Dio e chissà quanti si pentiranno di non aver lasciato il giudizio dei propri fratelli al Signore! Infatti capiterà che non pochi di quelli che abbiamo condannato sulla terra, saranno lodati nel Regno dei cieli.

Possa Iddio aiutarci a vivere, pensare, agire e parlare alla luce dell’Eternità.

 

Oswald J.Smith

 

Tratto da RISVEGLIO PENTECOSTALE Dicembre 2006