“SE QUALCUNO NON VUOLE LAVORARE, NEPPURE DEVE MANGIARE”
(2 Tessalonicesi 3:10)
Nell’ultimo ventennio e come non mai in questi giorni, ci
capita spesso di leggere statistiche relative alla disoccupazione nella nostra
bella Italia, nonché nell’Europa.
E’ noto ormai che il problema che più fortemente preoccupa
gli individui di ogni ceto sociale è l’assenza di un sicuro posto di lavoro. In
tutto il mondo occidentale il problema è serio ed è costituito dalla
percentuale sempre più crescente di persone che non hanno un impiego, o perché
hanno perso quello che avevano o perché addirittura non ne hanno mai avuto uno.
Ogni giorno tragiche notizie di cronaca relative a padri di famiglia e a
giovani che, frustrati e disperati per un’eccessiva mancanza di lavoro, si sono
talvolta anche platealmente tolti la vita.
E noi, cosa proviamo davanti a queste notizie, davanti
alle statistiche, davanti all’affannarsi dei politici, all’egoismo dei ricchi e
davanti alle preoccupazioni “lecite” dei poveri?
Voglio con questo articolo, semplicemente confortare ed
incoraggiare quanti, sorelle e fratelli nella fede, sono nella prova della disoccupazione:
“Invocami nel giorno della distretta; Io
ti salverò e tu Mi glorificherai” (Salmo 50:15).
A volte molti credenti, dopo aver con sacrificio
affrontato anni di studi, hanno cercato lavoro; hanno fatto domande, carte
bollate, documenti, certificazioni, concorsi, esami e forse addirittura hanno
ricevute promesse di assunzioni ma col tempo mai viste realizzarsi; in questo
caso è significativo ricordare ai credenti che “… è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo; è meglio
rifugiarsi nel Signore che confidare nei principi” (Salmo 118:8-9).
Ma un figlio di Dio, in queste circostanze, com’è chiamato
a reagire?
1.
Prima di tutto deve avere la certezza che
Dio non lo abbandona: “Una donna può
forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto
delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non Io dimenticherò te” (Isaia
49:15). Non ci lasciamo prendere neppure dall’inganno della “raccomandazione
umana” perché è scritto: “Riponi la tua sorte
nel Signore; confida in Lui, ed Egli agirà” (Salmo 37:5). Cari fratelli e sorelle, ricordiamoci
che Dio è Colui che provvede per il Suo popolo, anche in tempi di carestia “… aveva sentito dire che il Signore aveva
visitato il suo popolo, dandogli del pane (Rut 1:6). Egli è certamente in grado d’intervenire per risolvere il tuo
problema.
2.
In secondo luogo deve essere disponibile a
lavorare non diventando vittima della pigrizia, dell’indolenza,
dell’indipendenza dalla carità degli altri o addirittura vittima della
tentazione di sfruttare situazioni che suscitano commiserazioni: “Io sono stato giovane e sono anche divenuto
vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua discendenza
mendicare il pane” (Salmo 37:25). Un
figlio di Dio “momentaneamente disoccupato” è una persona che forse non avrà un
lavoro retribuito, ma non sarà certamente una persona “che non ha niente da
fare”!
3.
In terzo luogo bisogna accettare qualsiasi
tipo di lavoro, evitando la classificazione fra lavori nobili e lavori
umilianti: questo almeno in tempi di carestia! “… tutto quello che la tua mano trova da fare…” (Ecclesiaste 9:10),
tutto cioè senza differenza; ricordiamo che sono le mani del pigro che
rifiutano di lavorare (Proverbi 21:25) e
che Paolo, il grande apostolo, fabbricava le tende. E’ importante che il
credente si ricordi che Dio sa trarre il bene da ogni situazione e che in ogni
circostanza il Signore può trasformare qualsiasi sia la valle di Baca in luogo
di fonti.
Quanti
credenti, magari svolgendo lavori molto umili, hanno avuto l’occasione di
presentare il messaggio della salvezza e in quei posti di lavoro quanti
salvati!
Quanti
credenti scoraggiati si sono dovuti trasferire
lasciando le loro famiglie, le loro città per luoghi a loro ancora
sconosciuti, ma in quei luoghi il Signore li ha benedetti ed hanno scoperto che
ogni cosa coopera al bene per quelli che temono il Signore!
A volte non ci rendiamo
conto che le risposte del Signore passano attraverso una seria disponibilità a
fare e a servire!
Non c’è tra i credenti
ambizione più grande che quella di non essere di peso a nessuno: “Perché, fratelli, voi ricordate la nostra
fatica e la nostra pena; infatti è lavorando notte e giorno per non essere di
peso e a nessuno di voi, che vi abbiamo predicato il vangelo di Dio” (1
Tessalonicesi 2:9). Infatti, è
scritto che “Vi è più gioia nel dare che
nel ricevere” (Atti 20:35)!
Infine, è necessario
che le chiese locali siano pronte a portare il peso di chi sta conoscendo il
dramma della disoccupazione, però il loro intervento non deve mai incoraggiare
la dipendenza, la pigrizia, il fatalismo, piuttosto l’aiuto che viene
generosamente offerto ai fratelli in difficoltà generi in loro la
disponibilità, il servizio, la fede!