La cooperazione fraterna

 

 

La vita cristiana è una vita di cooperazione.

Non a caso la Chiesa viene chiamata “il corpo di Cristo”.

Come ogni corpo sano, ogni singolo membro deve fare la sua parte, affinché, se tutti contribuiscono facendo la propria parte, il corpo funzioni in tutto il suo insieme, e tutte le parti traggano vantaggio a loro volta dalle altre.

Tutto questo è cooperazione e dalla cooperazione fraterna, nasce lo scambio reciproco dei propri talenti e dei propri doni.

Tramite la cooperazione il corpo di Cristo può essere edificato e di nulla mancante.

 

1) Riparare le brecce: Nehemia 4

 

1. Introduzione.

Le mura erano state abbattute. Le brecce erano tante. Bisognava darsi da fare, alzare le mura e chiudere le brecce. Il lavoro era arduo, ma non impossibile, ci volevano persone disposte a collaborare per risanare una grande piaga, uomini disposti a lavorare fianco a fianco col proprio fratello: era tempo di cooperazione!

 

2. Cooperazione per rialzare le mura e chiudere le brecce.

Non era un lavoro facile: i nemici sorvegliavano i lavori e infierivano contro questi uomini disposti ad andare avanti malgrado le difficoltà.

Ma tutti avevano considerato che, con l’aiuto di Dio, sarebbero riusciti a finire il faticoso e difficile lavoro. Anche se le circostanze erano avverse, si sentivano vicini fra di loro, erano in perfetta sintonia, sentendosi come un “sol uomo”.

 

3. Cooperazione per combattere contro gli oppositori.

La spada era sempre al loro fianco; la loro unione li aveva incoraggiati non solo a ricostruire, ma anche a lottare contro coloro che impedivano la ricostruzione.

La cooperazione non porta solo voglia di fare, ma anche coraggio nell’azione.

 

4. Cooperazione nella vita spirituale.

Nehemia 4 costituisce una bella tipologia per la vita di tutti i giorni del credente.

Come allora uno tutto da solo non poteva certo ricostruire le mura e combattere contro i nemici, così anche oggi il credente ha bisogno di cooperare con i suoi fratelli per poter:

• Riparare le brecce: a volte è faticoso ricostruire e tappare le brecce che si sono formate a causa di un cedimento di forza spirituale. Il credente non è chiamato a riparare le brecce da solo, specialmente quando esse si sono estese per tutta la comunità. Il credente non è un eroe solitario; egli ha bisogno della collaborazione degli altri credenti affinché assieme si possa cooperare per una ricostruzione efficace e veloce.

• Lottare contro i nemici: sono sempre molti gli oppositori di coloro che vogliono riparare le brecce. Certamente, se il credente lotta da solo sarà sconfitto e avrà scarsa possibilità di riparare le brecce. L’unità e la cooperazione nell’insegnamento della Parola di Dio, nella preghiera e nell’adorazione faranno sì che si crei uno scudo spirituale che i dardi infuocati del maligno non potranno infrangere.

 

5. Conclusione:

• Non esiste il credente tuttofare: nessuno può dire di non aver bisogno dell’altro. Se siamo dipendenti dagli altri nella vita pratica quotidiana, tanto più bisogna esserlo in quella spirituale. I “supereroi spirituali” sono destinati a durare poco e a soccombere.

• A ciascuno il suo: la Chiesa è il corpo di Cristo, quindi ognuno è un membro attivo in questo corpo. Ogni membro ha la sua funzione e deve fare in modo che sia espletata bene, sia per il bene proprio che per quello degli altri. Come in un corpo biologico ogni membro ha la sua funzione e, a sua volta, aiuta gli altri a fare la propria parte, così il corpo spirituale deve trarre vigore da ogni singolo membro che faccia con impegno il suo

lavoro.

Se tutti i membri fanno il loro lavoro, allora, anche se questo è pesante, viene suddiviso equamente e tutti porteranno una porzione di peso, senza stancarsi.

Solo quando si giungerà a questa maturità di concepire il lavoro spirituale come suddivisione equa dei compiti alla quale nessuno deve esimersi nel fare la propria parte, si avranno dei risultati positivi.

Il corpo non sarà disgregato, le mura spirituali verranno ricostruite, le brecce riparate e le battaglie contro i nemici saranno vinte.

 

2) Un peso suddiviso equamente: Marco 2:3-5.

 

1. Introduzione.

Prendiamo esempio da questi quattro uomini, amici del paralitico di Capernaum. Essi formano un numero ideale per una cooperazione efficace.

 

2. Sono quattro uomini.

Un numero perfetto. Se lo stesso lettuccio fosse stato portato da tre persone ci sarebbe stata una disparità e sarebbe mancato l’equilibrio.

Uno dei tre avrebbe dovuto portare più degli altri due... Se fossero stati solamente in due, sicuramente sarebbe stato impossibile portare il lettuccio sopra il tetto.

 

3. C’è bisogno di aiuto, forza e incoraggiamento: di determinazione nell’unione perché era facile scoraggiarsi vedendo la folla che ostruiva il passaggio; di unione che fa la forza: non solo fisica, ma anche forza d’animo. Tutti e quattro erano determinati, avevano un unico obiettivo. Con questo spirito di cooperazione, è più facile superare ogni tipo di barriera.

 

4. La cooperazione fraterna non conosce ostacoli, e fa diventare intraprendenti.

Per scoprire il tetto e calare il lettuccio, ognuno incoraggia l’altro.

Dopo essere saliti sopra il tetto, lo scopersero e calarono l’amico paralitico senza esitazione: dovevano portare a termine il loro compito, il loro amico doveva incontrare Gesù per essere guarito perché la loro era una cooperazione nella fede, nasceva da una viva fede in Cristo. Erano sicuri che, se fossero arrivati a far incontrare l’amico con Gesù, sarebbe stato guarito.

Questa certezza di fede è stata il propulsore di una cooperazione determinata.

Era una cooperazione d’amore: dovevano amare molto l’amico paralitico per non calcolare le fatiche che avrebbero affrontato; l’amore vero non è calcolatore, ma è cooperazione.

 

5. Considerazioni.

C’erano quattro amici determinati con il nobile scopo di portare il paralitico ai piedi di Cristo; questo fece nascere una nobile cooperazione.

Erano dei cristiani determinati: per quanto riguarda la salvezza di qualche amico o conoscente, bisognerebbe avere la stessa attitudine, si dovrebbe fare di tutto per portare l’amico ai piedi di Gesù, per questo bisogna cooperare nella fede e nell’amore.

I quattro amici furono onorati da Cristo che vide la loro fede. Gesù Cristo onora coloro che fanno di tutto per portare anime a Lui.

Fu una fede premiata da Gesù che, vedendo con quale cooperazione di fede e d’amore arrivò il paralitico da Lui, lo salvò e lo guarì.

I quattro amici videro così realizzato lo scopo delle loro fatiche.

Anche oggi il Signore salva coloro che giungono a Lui per mezzo di una vera cooperazione fraterna, che è gradita a Dio, onorata da Gesù Cristo e guidata dalla forza dello Spirito Santo. La cooperazione non è solamente necessaria e utile, ma è indispensabile.

Se Dio non avesse voluto che i credenti cooperassero, allora certamente non avrebbe stabilito la Chiesa.

La Chiesa non è un’organizzazione, ma un corpo organizzato e ogni membro coopera con l’altro, al fine di aiutarlo ed essere aiutato a sua volta.

Nella Bibbia ci vengono presentati come esempi diversi personaggi che esaltano la cooperazione: Mosè e Aaronne, Elia e Eliseo, Paolo e Barnaba, ecc...

Ma che cosa dire della cooperazione più eccellente, quella del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo?

Con la cooperazione, come abbiamo visto, si possono riparare le brecce, si può combattere contro i nemici, si possono portare i pesi suddivisi equamente e si possono ricevere forza, aiuto e incoraggiamento.

Escludendo a priori i “supereroi spirituali”, vogliamo essere un esercito ben compatto e unito, affinché nessuno possa combattere la propria guerra in solitudine, ma tutti possano combattere la stessa battaglia.

Solo così potremo avere vittoria sul nemico e sulle circostanze della vita.

Soprattutto lo scopo primario, uniti cooperando assieme, sarà quello di strappare più anime possibili al nemico che cerca di separare continuamente, cercando di disgregare il corpo di Cristo: solo cooperando assieme, vinceremo.

 

Salvatore Ciofalo

 

 

Tratto da «RISVEGLIO PENTECOSTALE» aprile 2004