La buca

 

«E l’Eterno disse: “Ecco qui un luogo presso a Me; tu starai su quel masso; e mentre passerà la Mia gloria, Io ti metterò in una buca del masso, ti coprirò con la Mia mano, finché Io sia passato; poi ritirerò la mano, e mi vedrai per di dietro; ma la Mia faccia non si può vedere» (Esodo 33:21-23).

«Or Toma, detto Didimo, uno de’ dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: Abbiam veduto il Signore! Ma egli disse loro: Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno de’ chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò» (Giovanni 20:24-25).

 

 

Entrambi i passi riportano uno scorcio della vita di due servitori di Dio: Mosè e Tommaso.

Tommaso deve la sua popolarità alla frase che ha perdurato nei tempi ed è divenuta nota come il “detto”: «Se non vedo non credo» ovvero «toccare per credere».

Per molti, ciò che Tommaso disse ai discepoli è divenuto simbolo di dubbio, di giustificata incredulità che e ha, purtroppo, legittimato la richiesta di prove concrete e

tangibili e che si contrappone, oggi sempre più spesso e in qualsiasi campo, a una semplice richiesta di fiducia, se non propriamente di fede!

Ma, riflettendo su quanto ha asserito Tommaso, ne possiamo trarre un insegnamento e un incoraggiamento molto importanti, vale a dire che l’esperienza personale ha un ruolo fondamentale nella vita spirituale di ognuno e che non può bastare il «sentito dire».

Ciò che è raccontato non reca la medesima benedizione né lo stesso incoraggiamento di ciò che si sperimenta vivendo il fuoco dello Spirito Santo, la presenza di Cristo, la gloria di Dio.

Tommaso diventò un servitore di Dio, anche perché ebbe la possibilità di mettere il dito nelle ferite di Cristo. Per questo suo atteggiamento, venne anche aspramente criticato nei secoli, ma dopo il primo passo del voler toccare lo ritroviamo presente insieme con altri nel giorno di Pentecoste, battezzato nello Spirito Santo e ripieno di potenza.

Anche Pietro, come Tommaso, diventò bersaglio di commenti negativi perché, dopo aver camminato per pochi metri sulle acque, affondò a causa della sua poca fede (Matteo 14:29-30).

Chi altri, allora, e per quanti metri, fino a oggi, su invito personale di Cristo hanno camminato sulle acque?

Mosè, invece, aveva bisogno dell’aiuto e del conforto di Dio.

Erano veramente diventate troppe, insostenibili e incessanti le lamentele degli israeliti! Dio sorprese Mosè quando lo informò che avrebbe cancellato quel popolo proprio perché aveva continuato a lamentarsi.

Allora Mosè intercedette fino ad offrirsi in prima persona in sacrificio al posto di quel popolo.

Invece di esser cancellato dal libro di Dio, l’Eterno nella Sua infinita bontà risparmiò quel popolo, anche se in seguito non gli concesse di entrare nella Terra Promessa.

Neanche Mosè ebbe questo privilegio, ma fece un’esperienza unica su quel masso.

 

Molti credenti oggi vivono la stessa situazione degli israeliti nel deserto: in ogni caso scontenti, anche se esauditi nelle loro preghiere.

Più chiedono, più ottengono, e più si manifestano insoddisfatti, sebbene Dio usi misericordia e bontà donando sempre beni e benignità!

La lamentela pone sempre maggior distanza tra Dio e i Suoi figlioli.

Dio ordinò a Mosè: «Tu starai su quel masso».

 

Che cosa ci spinge a disubbidire a Dio pur sapendo che solo Lui già sa che cosa è meglio e giusto per noi?

La Scrittura in Matteo 7:26 ricorda che la casa fondata sulla sabbia, simbolo di instabilità del mondo, sarà trasportata via dalla fiumana.

Voglia la nostra vita essere fondata su Cristo Gesù, la Roccia dei secoli, e non su noi stessi e sulle nostre buone intenzioni, sui nostri illuminanti programmi e strabilianti intuizioni!

Il Signore sceglie personalmente per noi un luogo, un masso dove vi sia una buca che possa ospitarci e promette di coprirci con la Sua mano. Lì ci sarà riparo e conforto, dopo che Egli sarà passato sopra di noi.

Chi non vorrebbe essere in Cristo, coperto e protetto dalla Sua gloria?

Ebbene, tutti coloro che continuano a camminare intorno alla buca senza definitivamente entrarci, senza lasciarsi andare, ma divincolandosi, opponendo resistenza, in realtà rifiutano di fare la volontà di Dio.

Così pure chi entra ed esce dalla buca, oggi benedetti e domani afflitti, ora in Cristo e dopo in crisi. Essi si immergono troppo spesso nel mondo e si fanno accerchiare dalle tentazioni!

Se non ci si arrende totalmente a Cristo, come si può poi pretendere di provare ciò che ci racconta chi vive all’interno della buca e godere della stessa protezione e benedizione?

 

Dio disse a Mosè: «L’uomo non mi può vedere e vivere»(Esodo33:20).

 

Dobbiamo ammettere che spesso siamo proprio noi con la nostra disubbidienza, con il nostro stesso atteggiamento inguaribilmente curioso e sconveniente a procurarci guai, dolore e allontanamento da Dio.

Non pretendiamo di affrontare Dio a faccia a faccia per guardarLo dritto in viso perché ne moriremmo; ma percorriamo prima il cammino che ci guida a Lui e un giorno in cielo sarà esaudito anche questo desiderio, siccome è stato già promesso.

Potremo godere della Sua gloriosa presenza, perché è scritto che incontreremo Gesù personalmente!

Il cielo è la nostra meta finale ed è posto al termine di un sentiero meraviglioso che il

nostro Signore Cristo Gesù ci indica giorno per giorno mediante la Parola, invitandoci pazientemente e costantemente a seguirLo.

Ma, per seguire le orme di Cristo, dobbiamo innanzi tutto farLo passare avanti!

Solo standoGli dietro saremo in grado di vederLo percorrere la strada che porta al Padre, per poter, di fatto, imitare i Suoi passi.

Così facendo eviteremo di cadere, di farci male e di perderLo di vista.

«E mi vedrai per di dietro...» dice l’Eterno (Esodo33:23).

 

UbbidiamoGli! E non rischieremo di smarrirci!

 

L’apostolo Paolo ai corinzi ricordò: «E la roccia era Cristo» (1 Corinzi 10:4).

In questa roccia furono fatti dei buchi quando Gesù morì crocifisso per noi.

I chiodi conficcati provocarono dei fori nella Sua carne e Tommaso volle verificare toccando con il dito le ferite.

Noi possiamo vivere in Gesù.

Non solo possiamo toccare quelle ferite che Gli sono state inflitte per colpa nostra, ma vivere le Sue sofferenze.

«Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi; e quel che manca alle afflizioni di Cristo lo compio nella mia carne a pro del corpo di Lui che è la Chiesa» (Colossesi 1:24).

 

…e se Mosè entrando nella buca del masso ebbe la mano di Dio sopra di sé, tanto più noi, entrando nelle mani forate di Cristo, la roccia eterna, sentiremo il Padre Celeste che, accarezzando con amore e cura il Suo Figliuolo, per lenire il dolore delle ferite, accarezzerà anche noi.

Se andare ai piedi di Cristo vuol dire adorarLo, entrare nelle ferite dei Suoi piedi può significare divenire noi stessi un’adorazione vivente e, infine, entrare nel Suo costato potrà essere vivere una vita incentrata appieno in Lui.

Non ci accontentiamo di sfiorare solo i margini di un’esperienza cristiana, ma rendiamo la nostra stessa vita un culto vivente al nostro Signore.

«Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale» (Romani 12:1).

Quando Mosè entrò nella buca non pensò di abbellirsi, né si circondò di arredi e comfort vari.

Lo spazio era limitato, non c’erano né agi né molta libertà di movimento.

Così sarà per chiunque entrerà in quella buca.

Non si baderà più alle cose di questa terra, ma si ricercheranno solo quelle “da alto”.

«Abbiate l’animo alle cose di sopra, non a quelle che son sulla terra; poiché voi moriste, e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio» (Colossesi 3: 2,3).

 

Nel Vangelo di Giovanni, al cap. 10, Gesù promette: «Nessuno li rapirà dalla Mia mano».

Ebbene, ciò si realizza se siamo calati completamente nella Sua mano e se siamo diventati parte della Sua vita.

Chi è nella mano di Gesù per forza di cose è venuto a contatto con il Suo Sangue, quel sangue che è stato versato per noi e con cui i nostri peccati sono stati lavati!

Il nemico delle anime nostre non potrà rapirci da quella mano preziosa, né i fratelli, né le prove, né il dolore, né la malattia hanno il potere di farci allontanare da Dio! Solo noi riusciremo in un’impresa così insensata e sconsiderata. Con il nostro voler stare al di fuori, il nostro non volere rimane laddove Dio ci ha messo, il nostro abbandonarLo.

Basterebbe ubbidire alla Parola, credere alla Verità e potremmo essere parte così intima del corpo di Cristo da potere cooperare all’opera di Dio, divenire strumenti di Dio, perfino mezzi di benedizione!

Chi vive nella buca è ripieno dello Spirito Santo, riconosce il giusto valore delle cose ed ha come unico scopo della sua vita che la gloria di Dio gli passi sopra mentre la mano di

Dio lo protegge.

Prima che sia troppo tardi, accettiamo l’invito della Parola di Dio: «Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché Egli v’innalzi a suo tempo, gettando su Lui ogni vostra sollecitudine, perchè Egli ha cura di voi» (1Pietro 5:6,7).

 

Felice Leveque

 

 

 

 

Tratto da «RISVEGLIO PENTECOSTALE» giugno 2004