Il dare
Lo scopo per cui Dio ci ha salvati è di
rifarci a Sua immagine: “Perché vi siete spogliati dell’uomo
vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del
nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a
immagine di colui che l’ha creato” (Colossesi 3:10).
Per questo è importante capire com’è
Dio, capire meglio il Suo carattere, perché possiamo vedere come saremo e dove
c’è maggiore bisogno della Sua opera in noi.
Uno degli aspetti del Suo carattere che
deve diventare parte di noi è la generosità.
Dio non è solo Signore di tutto il
creato: “Mio è il mondo, con tutto quel che
contiene” (Salmo 50:12b), ma ha un carattere
ricco: “Ma Dio,
che è ricco in misericordia, per il grande amore
con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti
nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per
grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati
con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo
Gesù, per mostrare nei tempi futuri l’immensa
ricchezza della sua grazia, mediante la bontà che
egli ha avuta per noi in Cristo Gesù” (Efesini 2:4-7).
Dio è generoso.
Il mondo ci presenta un Dio avaro, poco
disposto a darci ciò che necessita, tanto meno ciò che vogliamo.
La Bibbia invece ci dice che Dio “ci
fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne
godiamo” (1 Timoteo
6:17).
La generosità di Dio si estende a tutte
le Sue creature: “Egli fa levare il Suo sole sopra i
malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e
sugli ingiusti” (Matteo 5:45). “Il Signore è buono verso
tutti, pieno di compassioni per tutte le Sue opere”
(Salmo 145:9).
Dio non cambia.
Questa generosità, che fa parte del Suo
carattere, non è episodica, ma continua nel tempo: “Ogni
cosa buona e ogni dono perfetto vengono
dall’alto e discendono dal Padre degli astri
luminosi presso il quale non c’è variazione
né ombra di mutamento.” (Giacomo
1:17).
La generosità di Dio si vede in Gesù.
Prima di esortare i credenti di Corinto
a fare un’offerta per le necessità della chiesa di Gerusalemme, Paolo mette
l’enfasi su quanto Cristo ha già dato. “Infatti voi conoscete
la grazia del nostro Signor Gesù Cristo il
quale, essendo ricco, si è fatto povero
per voi, affinché, mediante la Sua povertà, voi
poteste diventar ricchi” (2 Corinzi 8:9).
Se Gesù Si è dato per noi (Galati 2:20), noi
prima di tutto dobbiamo dare noi stessi a Lui. Questo è stato il segreto dei
credenti della Macedonia: “Prima hanno
dato se stessi al Signore, e poi a noi, per la
volontà di Dio” (2 Corinzi 8:5b).
Dopo aver offerto la nostra vita al
Signore, dobbiamo dare noi stessi, il nostro tempo, i nostri talenti, agli
altri. Il dare non riguarda solo il denaro!
Se comprendiamo qualcosa della natura
di Dio e del sacrificio di Cristo, il dare diventa una cosa naturale, non
un’imposizione. Dio “ama un donatore
gioioso” (2 Corinzi 9:7) perché Egli stesso è
un donatore gioioso.
Questo non vuol dire essere disattento
o spontaneista nel dare - accettiamo e ci rallegriamo nel fare ciò che Dio
richiede: “Poi fu ordinato in
Giuda e in Gerusalemme che si portasse al Signore la tassa
che Mosè, servo di Dio, aveva imposta a Israele nel deserto. Tutti i capi e
tutto il popolo se ne rallegrarono e portarono il denaro, e lo mettevano nella
cassa finché tutti ebbero pagato” (2 Cronache 24:9,10).
Nell’Antico Testamento, la decima parte
del raccolto fu riservata ai Leviti.
Nel Nuovo Testamento, la decima è
superata non nel senso che non si dà più, ma nel senso che essendo liberi,
diamo effettivamente di più.
Dio non ha bisogno della nostra decima,
perché già Gli appartiene tutto quello che abbiamo. Siamo noi che abbiamo
bisogno di dare, per assomigliare di più al nostro Padre celeste.
Un Dio che dona genera un popolo
generoso.
“Colui che non ha risparmiato il proprio
Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose
con Lui?” (Romani 8:32).
L’inganno di Anania e Saffira, che
offrirono parte del ricavato della vendita di una proprietà, fingendo di aver
dato tutto, avrebbe potuto avvelenare la chiesa delle origini.
Diamo tutto al Signore, senza finzioni,
e sperimenteremo che Egli non rimarrà in debito nei nostri confronti, saremo,
anzi, canali per la benedizione di quanti si trovano nel bisogno spirituale e
materiale.
Andrea Walker
Tratto
da «Risveglio Pentecostale» maggio 2006