Il battesimo nello Spirito Santo:

per un tempo o per tutti i tempi?

 

 

Taluni sostengono che l’esperienza del battesimo nello Spirito Santo accompagnato dal segno delle lingue sia da relegarsi ai tempi della Chiesa apostolica.

Altri ritengono che essa non sia un’esperienza genuina, ma frutto di una forte emozione.

Abbiamo invece ragione di credere che il battesimo nello Spirito Santo è un’esperienza genuina e quanto mai attuale che riguarda i credenti di ogni tempo.

 

1. La prova biblica

Il battesimo nello Spirito Santo è una promessa accuratamente descritta: “Dopo questo, avverrà che Io spargerò il Mio Spirito su ogni persona: i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi faranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni. Anche sui servi e sulle serve, spargerò in quei giorni il Mio Spirito” (Gioele 2:28,29).

 

Questa benedizione può essere realizzata da tutti coloro che hanno accettato Cristo come personale Salvatore e dunque sono nati di nuovo.

L’apostolo Pietro nel giorno della pentecoste rileva in modo chiaro l’universalità di quest’esperienza: “Avverrà negli ultimi giorni”, dice Dio, “che Io spanderò il Mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. Anche sui Miei servi e sulle Mie serve, in quei giorni, spanderò il Mio Spirito, e profetizzeranno” (Atti 2:17,18).

Questa esperienza riguarda dunque “figli e figlie”, senza distinzione di sesso, poi “vecchi e giovani”, senza distinzione di età, inoltre “servi e serve”, senza distinzione di posizione sociale.

Si sarebbe avverato quello che secoli dopo è stato ancora scritto per ispirazione dello stesso Spirito Santo: “Non c'è né Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero; ma Cristo è tutto e in tutti” (Colossesi 3:11).

Non soltanto senza distinzione di nazionalità, né “Greco o Giudeo”, ma anche senza distinzione cerimoniale, né “circoncisione o incirconcisione”; senza distinzione relativa all’istruzione, né “barbaro o Scita” (gli Sciti erano considerati i barbari più incivili); senza distinzione sociale, né “schiavo o libero”. 

Il profeta Gioele scrive: “Anche sui servi e sulle serve”, ponendo l’accento su un avvenimento straordinario e imprevisto: la gloriosa esperienza pentecostale si sarebbe manifestata non soltanto sugli schiavi, ma perfino sulle schiave, le più vituperate.

In tutto il periodo dell’Antico Testamento mai uno schiavo o una schiava aveva ricevuto il dono di profezia, ma nella grazia lo Spirito di Dio e i Suoi doni sono elargiti a tutti coloro che sono “nati di nuovo”.

 

2. La prova storica

Oltre alla testimonianza fornitaci dall’autorevole Parola di Dio, abbiamo anche prove storiche di documenti lasciatici da antichi scrittori cristiani.

Leggiamo alcune di queste testimonianze:

 

Giustino Martire: “Possiamo vedere anche tra noi uomini e donne che possiedono i doni dello Spirito di Dio”.

Clemente d’Alessandria (150-212): “Poiché vi è stata data una pace profonda ed abbondante ed avete avuto un desiderio insaziabile di fare il bene, mentre una piena effusione dello Spirito Santo è stata su tutti voi”.

Ireneo (175-202): “Vediamo molti fratelli nella Chiesa che hanno doni profetici e parlano in ogni sorta di lingua per lo Spirito”. Sempre Ireneo a proposito di quest’esperienza scrive: “Di pari consentimento in tutte le lingue essi pronunciavano lode a Dio”.

Tertulliano di Cartagine (160-220), apologeta cristiano, afferma che ai suoi giorni si manifestavano doni spirituali e lingue straniere.

Giovanni Crisostomo (305-407): “Chiunque era battezzato nei giorni apostolici parlava in lingue”.

Agostino (354-430): “Noi ancora facciamo quello che gli apostoli fecero quando imposero le mani sui Samaritani ed invocarono lo Spirito Santo su loro... Si attende che i convertiti parlino in lingue nuove”.

Eusebio: “Casi di potenza divina e miracolosa ancora rimangono in alcune Chiese”.

Antichi scrittori cristiani, sia greci che latini, testimoniano del fatto che nel secondo secolo era consuetudine pregare perché i cristiani fossero riempiti dello Spirito Santo, come accadeva in origine.

 

3. La prova del secolo scorso

Verso la fine del 1900, Carlo G. Parham, direttore di una scuola biblica a Topeka, Kansas, assegnò agli studenti una ricerca sul battesimo nello Spirito Santo.

Tre giorni dopo essi arrivarono alla conclusione che l’evidenza iniziale del battesimo nello Spirito Santo consisteva nel fatto che i cristiani del Nuovo Testamento avevano parlato in altre lingue.

Studenti ed insegnanti della Scuola biblica cominciarono a ricercare quest’esperienza

in preghiera, proprio come i primi cristiani avevano fatto.

Dopo una decina di giorni gli studenti cominciarono a ricevere il battesimo nello Spirito Santo ed a parlare in altre lingue.

Il primo gennaio 1901 alcuni di loro furono riempiti con lo Spirito Santo e nei tre giorni seguenti quasi tutti fecero la stessa esperienza biblica. Al terzo giorno, anche dodici pastori di differenti denominazioni evangeliche, che erano in visita presso la

scuola, furono riempiti con lo Spirito Santo e parlarono in altre lingue.

Di qui il movimento pentecostale si diffuse in tutto il mondo.

 

4. La prova del nostro secolo

Ancora oggi, tantissimi cristiani realizzano la pienezza dello Spirito Santo.

Tutto ciò conferma l’universalità dell’esperienza pentecostale.

È dunque importante tornare al modello dottrinale di tale esperienza spirituale, espresso nel Nuovo Testamento.

Le dottrine e le esperienze degli apostoli sono norme costanti che non devono mai essere modificate. Sebbene i metodi della chiesa, la sua organizzazione e il suo approccio generale verso il mondo, nel rispetto delle culture locali, possono variare, i principi della pratica apostolica dovrebbero caratterizzare la Chiesa di ogni tempo.

Vogliamo predicare e praticare “Tutto l’Evangelo”, quindi vogliamo fare nostra questa gloriosa esperienza di fede.

Pertanto la promessa del battesimo nello Spirito Santo riguarda anche te!

 

Domenico Modugno

 

 

 

tratto da «RISVEGLIO PENTECOSTALE» giugno 2004