IL SIGILLO DI BARUK
Il sigillo di Baruk fu uno delle 250 bolli con iscrizione, o piccoli sigilli di terracotta, che sono stati rinvenuti nel 1975 per mezzo di un commerciante arabo di antichità di Gerusalemme est.
Sebbene derivino senz’altro da uno scavo illecito in Gerusalemme, sono importanti perché furono originalmente concepiti per sigillare documenti o contenitori per prevenirne la manomissione.
Una piccola quantità di argilla morbida, attaccata a uno spago, veniva bollata con un sigillo e lasciata poi indurire.
La maggior parte dei documenti e contenitori, ai quali furono attaccati tanti di questi sigilli, fu distrutta in un incendio, ma i bolli sopravvissero e furono preservati ancora meglio grazie al fuoco. Fra gli altri c’era un sigillo che riportava il nome, «Berekhajahu [Baruk] figlio di Nerijahu [Neriah] lo scriba» (Geremia 36,4.8.14; 45,1).
Il suffisso su tutti e due i nomi, -jahu, è una forma troncata di Jahweh [N.d.R.: Jahwè è riportato nelle nostre Bibbie come «l’Eterno» o «il Signore»].
Questo Baruk non fu altro che il fiduciario e scriba personale del profeta Geremia dell’Antico Testamento, il quale scrisse sotto dettatura del profeta e si nascose insieme a Geremia mentre il re Joachim cercò di arrestarli tutti e due (Geremia 36,26).
Un altro bollo in questo stesso
gruppo contiene il nome di Ismaele, il quale assassinò Ghedalia (Geremia 40,7),
il governatore che fu insediato dai Babilonesi dopo la caduta di Gerusalemme
nel
Altri 51 bolli furono trovati sul pavimento della Casa dei Bolli.
Fra i nomi registrati c’era un bollo di «Gemarjahu [Ghemaria] il figlio di Šafan», uno scriba che servì alla corte di re Jehojakim e che avvisò il re di non bruciare il rotolo che Geremia aveva scritto (Geremia 36,10-12.25-26).
Sono stati ritrovati quasi 400 di questi bolli e appartengono al periodo dall’ottavo al sesto secolo a.C.