CAPERNAUM,
IL VILLAGGIO DI GESÙ
Le rovine della Capernaum dei tempi di Gesù
Il sito
archeologico identificato con l’antica Capernaum si trova sulla riva nord
occidentale del Mar di Galilea. I resti ritrovati coprono un periodo di almeno
tremila anni, dal
Noto agli
studiosi sin dal 1800, il sito è stato interessato da scavi importanti solo a
cominciare dal 1968.
Il Nome
Nei
manoscritti dei Vangeli esistono due modi di scrivere il nome Capernaum: Kafarnaouvm (Cafarnaum) e Kapernaouvm (Capernaum).
La prima
trascrizione, Cafarnaum, segue strettamente la
pronuncia ebraica e sembra essere quella più corretta. Originariamente il nome
semitico era Kefar Nahum, ossia
“villaggio di Nahum”.
Non è stato
possibile capire se Nahum si debba intendere come
nome proprio o sostantivo, ma nel caso sia da intendere come sostantivo, può essere
tradotto in due modi: “grazioso” e “consolazione”.
Il Villaggio dei Tempi di Gesù
Le rovine
si estendono per circa
Doveva
trattarsi di un piccolo villaggio, il più piccolo tra tutti quelli che si
affacciavano sul lago, forse non raggiungeva neppure il migliaio di abitanti:
lo storico
giudeo
Giuseppe Flavio scrive che durante la prima guerra giudaica (66-70 d.C.)
Magdala, una delle cittadine sulle rive del lago, contava una popolazione
superiore ai 40.000 abitanti.
Capernaum nei Vangeli
All’inizio
del ministerio Gesù lasciò Nazaret e si trasferì a
Capernaum (Matteo 4:13), facendone in qualche modo la “Sua città” (Matteo
9:1).
Questo
villaggio sembrava particolarmente adatto alla missione del Signore. Rispetto a
Nazaret, infatti, che era soltanto un isolato villaggio
di montagna, Capernaum era un crocevia di primaria importanza in quanto sorgeva
lungo la via imperiale per Damasco, al confine tra la tetrarchia di Erode Antipa e i territori governati da suo fratello Filippo (Luca
3:1).
Il
passaggio di un’importante arteria commerciale che collegava
L’esistenza
di una dogana chiarisce anche perché proprio a Capernaum, nonostante le
dimensioni del villaggio, risiedeva un intero contingente di soldati romani
con, a capo, un centurione.
I Vangeli
mostrano che le relazioni tra i soldati e gli abitanti erano così cordiali che
il centurione contribuì in maniera importante alla costruzione della sinagoga
cittadina.
Dal canto
loro, gli anziani del villaggio si mostrarono pronti a ricambiare tanta
cortesia intercedendo presso Gesù perché guarisse il servo del centurione (Luca
7:1-
10). La popolazione del villaggio era molto stratificata e i
pubblicani e i soldati romani convivevano con un gran numero di pescatori,
contadini, artigiani, mercanti.
Gesù scelse
alcuni dei Suoi discepoli proprio tra loro: i pescatori Pietro, Andrea, Giacomo
e Giovanni (Matteo 4:12-22) e il pubblicano Matteo (Marco
2:13-14). La riva
del lago
dove sorgeva Capernaum era, e lo è ancora oggi, particolarmente ricca di pesci,
perciò non c’è da meravigliarsi se Pietro e suo fratello Andrea scelsero di
lasciare Betsaida, loro luogo d’origine, per attraversare
il bacino d’acqua e raggiungere Capernaum, dove speravano di esercitare più
proficuamente la propria attività di pescatori (Giovanni 1:44).
Durante i
primi rudimentali scavi condotti all’inizio del 1900, gli archeologi
riportarono alla luce un’antica e imponente sinagoga, definita: “Un edificio che per costo, lavoro e
ornamenti sorpassava qualsiasi cosa vista in Palestina”.
Nel 1969
gli studiosi scopersero che la famosa sinagoga del I secolo, quella visitata da
Gesù, giaceva sepolta appena sotto la monumentale sinagoga bianca, risalente al
III secolo, della quale erano affiorati i resti. Di norma, in passato, le strutture
religiose venivano ricostruite sempre sulla stessa area.
Fu proprio
in questo luogo che Gesù predicò il meraviglioso sermone sul “Pane della Vita”, riportato nel Vangelo di Giovanni (6:24-71),
e fu abbandonato
dalla folla.
Oltre a
dissotterrare la sinagoga, a circa
La chiesa
era originariamente una domus-ecclesia, ossia un complesso abitativo nel quale si riunivano i cristiani
del villaggio alla fine del IV sec. d.C.
La
struttura fu subito suggestivamente identificata, per la verità in modo
abbastanza arbitrario, con la “casa di
Pietro”.
L’abitazione
segue nello stile le case tipiche del luogo, ossia tante stanze raggruppate
intorno ad un ampio cortile, di grandezza maggiore, condiviso da più famiglie imparentate
che vivevano insieme secondo l’uso patriarcale.
Nella casa
si accedeva dalla strada pubblica attraverso l’unica entrata del cortile comune.
Anche i
Vangeli attestano che Pietro e suo fratello Andrea condividevanola
stessa casa (Marco 1:29-30).
Con ogni
probabilità Gesù fece di una casa simile a questa la propria dimora, anzi
alcuni studiosi sostengono che Gesù scelse di dimorare proprio a casa di
Pietro, perché fu a lui che gli esattori chiesero di pagare l’imposta dovuta al
tempio da ogni israelita sopra i vent’anni.
Pietro
viene interpellato dagli esattori quasi avesse l’obbligo di pagare anche per
Gesù.
L’evento è
narrato soltanto nel Vangelo scritto da Matteo, ex esattore di Capernaum (Matteo
17:24- 27).
Anche la
guarigione del paralitico deve essere avvenuta in una casa simile a quella
ritrovata dagli archeologi.
La
cosiddetta “casa di Pietro”, infatti,
si affaccia sulla spaziosa strada principale che
attraversa
il villaggio da nord a sud, alla maniera ellenistico-romana
del cardo maximus.
Tra la strada e l’entrata vi è un ampio spazio aperto, a forma di “elle”, una conformazione che rende
possibile l’assembramento di molte persone sia all’ingresso della casa sia
lungo la via (Marco 1:32-33).
Il
paralitico fu calato da un tetto che era fatto, come dimostrano le scoperte
archeologiche nel quartiere residenziale del villaggio, di travi di legno e un
impasto di terra battuta e paglia, ed era facilmente raggiungibile attraverso
una rampa di scale che dal cortile conduceva al terrazzo (Marco
2:1-4).
Oltre alla
casa di Pietro, nei Vangeli vengono menzionate almeno altre tre abitazioni di
Capernaum: quella di Matteo, dove Gesù cenò con alcuni pubblicani (Marco
2:15-17), quella
di Iairo, il capo della sinagoga al quale Gesù
riportò in vita la figlia (Marco 5:21-23, 35-43), e quella del centurione romano (Luca
7:1-10). Nessuno
finora ha formulato delle ipotesi sulla loro identificazione.
Vincenzo Martucci
Tratto
da «Cristiani Oggi» 1 – 15 febbraio 2006